(RV) Colletta straordinaria nella domenica in albis

Chiesa
Radio Vaticana 07/04/2009 15.14.32
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Colletta della Chiesa italiana. Ai nostri microfoni il cardinale Bagnasco e mons. Forte
Oltre che la situazione civile delle località terremotate, molto grave è, certamente, anche la realtà specifica in cui versano molte delle parrocchie della diocesi aquilana, a partire dal suo arcivescovo, Giuseppe Molinari, anch’egli costretto nella condizione di sfollato. Nell’intervista di Gabriella Ceraso, l\’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, esprime il conforto cristiano e la solidarietà concreta della Chiesa italiana all’Abruzzo:

R. – Il primo sentimento è certamente quello di un grande dolore per quanti hanno perso la vita e per tutti coloro che hanno perso i loro cari, oltre alle cose che sono il frutto della propria vita, del proprio lavoro. Ma, nello stesso tempo, questo dolore è segnato dalla speranza, dalla fiducia che il Signore si farà sempre presente nell’intimità dei cuori di ciascuno, anche attraverso la solidarietà e la vicinanza dei fratelli, innanzitutto delle comunità cristiane.
 
D. – Avete in programma la possibilità di una vera e propria colletta …
 
R. – Sì. Innanzitutto, la Caritas nazionale, collegata con le Caritas regionali, ha indicato alcuni numeri utili per le sottoscrizioni. Oltre a questo, come vescovi italiani abbiamo pensato ad una colletta nazionale straordinaria, che sarà fatta nelle singole diocesi Domenica in albis, quindi domenica dopo Pasqua.
 
D. – Eminenza, sono stati ingenti i danni subiti anche da luoghi-simbolo, da chiese di molte zone dell’Abruzzo. Ha notizie di quale sia la situazione sul terreno?
 
R. – La situazione è disastrosa anche sotto questo profilo. Lo stesso episcopio dell\’Aquila è stato fortemente danneggiato, così come tanti altri edifici di culto, simboli per la religiosità e per l’arte. Però so anche che i nostri sacerdoti si mobilitano in modo particolare, con quell’energia che viene dalla fede, con quella generosità che caratterizza la loro vita, per cercare di reagire.
 
D. – Questa sciagura in Abruzzo è avvenuta in prossimità del Triduo pasquale, momento di forte vita comunitaria. Come restituire, proprio attraverso la Chiesa, questo senso di comunità alla gente che in questo momento è impaurita e anche dispersa sul territorio?
 
R. – Intanto, la celebrazione del Venerdì Santo di quest’anno sarà particolarmente sentita, proprio perché nella luce del Venerdì Santo – la Passione e la morte del Signore – penseremo anche alla passione e a queste morti. Per quanto riguarda questi giorni così importanti, l’arcivescovo con i suoi sacerdoti provvederanno nei modi possibili alla celebrazione dei santi riti. Poi, per il futuro, sul piano pratico, si ricostruirà tutto quello che è possibile. Ma innanzitutto, bisogna ricostruire la fiducia nel cuore della gente. 
Il terremoto di ieri condizionerà dunque i riti conclusivi della Settimana Santa, nella città dell’Aquila e nelle zone colpite. Mons. Molinari ha detto oggi che è stata annullata la processione del Venerdì Santo, per l\’inagibilità del centro cittadino, e che momenti di preghiera saranno organizzati nelle tendopoli. Tra Giovedì Santo e lo stesso giorno di Pasqua, inoltre, potrebbero essere celebrati i funerali delle vittime. Il giorno verrà concordato con il capo della Protezione civile, Bertolaso. Al microfono di Luca Collodi, l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, si dice tuttavia convinto che il dramma del terremoto non spegnerà i sentimenti spirituali propri della Pasqua: \"\"

R. – Paradossalmente, li intensificherà. Perché, se c’è un messaggio che il Vangelo ci dona come centro e cuore della nostra fede, è proprio che Dio non è lontano da chi soffre, anzi, ha fatto sua la sofferenza del mondo. Certo, la grande domanda "perché Dio permette questo?" tornerà, tornerà nelle nostre preghiere, nelle nostre riflessioni. Ma tornerà anche la certezza che Dio non abbandona il suo popolo nell’ora della prova e che Dio accoglie nelle sue braccia di misericordia quanti sono stati vittime di questo cataclisma naturale. Non dimentichiamo che l’ateismo moderno da molti viene fatto nascere con il terremoto di Lisbona del 1755, le riflessioni del poema di Voltaire su quel terremoto che, appunto, ragionavano dicendo: “Se c’è Dio ed è onnipotente, perché non è anche buono ed impedisce quello che sta succedendo?”. Ma questo è troppo facile a dirsi, perché il Dio di cui noi siamo testimoni è ben altro dal Grande Burattinaio del mondo: è un Dio che ha fatto sua la croce e la sofferenza, anche la croce delle nostre incapacità a prevedere, a conoscere, Come dire: un Dio che ci chiama all’umiltà. Ma credo che anche una scienza seria, rigorosa, non possa che sentirsi profondamente chiamata all’umiltà davanti a questi danni che essa non riesce a prevedere e a controllare.