Quo vadis? Romanzo dei tempi di Nerone

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HENRYK SYENKIEWICZ, Quo vadis? Romanzo dei tempi di Nerone, SUPERBUR CLASSICI, Italia , 2003, pp. 642, € 5,99.

Henryk Sienkievicz nacque a Varsavia il 5 maggio 1846 e morì in Svizzera il 15 novembre 1916. Fu l’autore più eminente della Polonia fra il XIX e il XX secolo. L’autore, dopo aver compiuto gli studi classici a Varsavia, cominciò a frequentare quella “Szkola glowna” da cui uscirono gli uomini più rappresentativi della Polonia soggetta al dominio degli Zar. Frequentò la facoltà filologica e iniziò la sua carriera come pubblicista. I suoi racconti sono carichi di patriottismo, soprattutto la sua famosissima Trilogia, tre libri (Col ferro e col fuoco, il diluvio e Il signor Wolodyjowski) ambientati nella Polonia del XVII secolo. La sua opera più famosa, Quo vadis?, gli valse il premio Nobel per la letteratura nel 1905.
Il titolo prende spunto da un episodio leggendario tratto dall’agiografia di San Pietro che Sienkiewicz così ci racconta: Pietro, dopo la morte dei cristiani nelle arene e la persecuzione di Nerone è convinto dai superstiti a lasciare Roma per andare a costruire la Chiesa altrove, in luoghi più sicuri. “D’improvviso l’apostolo Pietro si inginocchiò con le braccia protese ed emise un grido: – Cristo… Cristo! -. Si gettò con la faccia a terra come se baciasse i piedi di qualcuno. Il silenzio durò a lungo, poi si udirono, rotte dai singhiozzi, le parole del vecchio: – Quo vadis, Domine? Dove vai, Signore? – … – Poiché tu lasci il mio popolo, vado a Roma per essere crocifisso una seconda volta. –L’apostolo giaceva col volto nella polvere, immobile senza proferir parola. Parve a Nazario che fosse svenuto o morto; ma infine egli si alzò, con mani tremanti raccattò il bastone del pellegrino e in silenzio si volse indietro nella direzione dei colli dell’urbe. Il ragazzo (Nazario) ciò vedendo, ripetè come un eco: – Quo vadis, Domine? – A Roma -, rispose piano l’Apostolo. E ritornò.”
Quo vadis? Romanzo dei tempi di Nerone, come dice il titolo stesso, è dunque ambientato nel I secolo d.C., nella Roma retta da Nerone. Si tratta di un’epoca complessa, ricca di contrasti, di eventi mondani fastosi e di episodi drammatici, di grandi prove d’amicizia e di tradimenti, di azioni di riprovevole efferatezza e di grandi gesta eroiche, dove il vero protagonista del libro è la nascente fede cristiana nel cuore dell’uomo.
Nel romanzo di Sienkiewicz tutto questo mondo prende forma con precisione storica e abbondanza di informazioni. E così, all’argomento centrale, costituito dalle vicende di Vinicio (giovane patrizio romano) e Ligia (figlia di un re barbaro condotto a Roma in ostaggio e cresciuta in una famiglia convertita al cristianesimo), due giovani che si innamorano e giungono alla felicità grazie alla fede cristiana, lo scrittore, ci racconta in un crescendo le follie, l’incapacità e i crimini dell’imperatore, i rapporti di questo con la corte, le rivalità tra gli augustiani, le oscenità e gli orrori che si consumano al Palatino, lo squallore e la depravazione che regnano nei bassifondi, la decadenza di Roma e dei suoi costumi; a questo oscuro scenario di disperazione si contrappone invece la speranza della prima comunità cristiana, le conversioni dei cuori (commovente quella del greco Chilone), la grande fede dei primi cristiani, l’intenso apostolato dei testimoni Pietro e Paolo che moriranno entrambi martiri sul suolo romano, gli atti eroici di centinaia di uomini e di donne la cui testimonianza a Nostro Signore Gesù Cristo giungerà sino al martirio, offerto lietamente con canti di esultanza sulle labbra e nel cuore!
Alla fine del libro pervade un senso di commozione e di gratitudine, e con la consapevolezza che la mentalità del nostro tempo (dopo 2000 anni!) non è poi così lontana da quella dell’impero romano del I secolo d.C., non possiamo anche noi che desiderare un giorno di poter dire come San Paolo “Ho combattuto la buona battaglia, ho serbato la fede, ed ora mi è destinata la corona della giustizia”.

Francesco Lipari