Politiche dell’ambiente e dottrina sociale della Chiesa

In libreria
\"\"Crepaldi Giampaolo; Togni Paolo, Ecologia ambientale e ecologia umana. Politiche dell\’ambiente e dottrina sociale della Chiesa, Cantagalli, 2007, pp.110, Euro 6, 80


E’  uscito nel 2007 nella collana delle Edizioni Cantagalli curata dall\’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuân” sulla dottrina sociale (www.vanthuanobservatory.org),il breve ma denso saggio intitolato Ecologia ambientale ed ecologia umana: politiche dell’ambiente e Dottrina sociale della Chiesa (Siena 2007, 110 pagine, 6.80 Euro), scritto a quattro mani dal presidente dello stesso Osservatorio, mons. Giampaolo Crepaldi e dal professor Paolo Togni, attualmente Presidente dell\’Associazione per la diffusione della corretta conoscenza ambientale "VIVA", già Capo di Gabinetto del Ministro dell\’Ambiente e della Tutela del Territorio (durante il secondo governo Berlusconi) Altero Matteoli.
Il volume riferisce innanzitutto delle preoccupazioni e dell\’impegno della Chiesa cattolica nella salvaguardia del Creato criticando diffusamente la cosiddetta “ideologia ambientalista” dato che, come si spiega nell\’introduzione, “la lacuna principale presente in tanti atteggiamenti ambientalistici, pur soggettivamente generosi ma deboli sul piano culturale, è di voler salvare la natura concentrandosi sulla natura stessa” (p. 7). Secondo il vescovo Crepaldi, invece, per riuscire ad ottenere dei risultati bisognerebbe piuttosto concentrarsi “non sulla natura materialmente intesa, ma sull\’uomo, sulla vocazione e su Dio, che ha voluto associare l\’uomo alla sua creazione”(p.8).
Sembra un paradosso, ma per sviluppare una cultura dell’ambiente naturale occorrerebbe “prenderne le distanze” e mirare a ciò che è veramente essenziale, cioè il benessere autentico della persona umana ed il vero bene comune della società.
Nel terzo capitolo del saggio mons. Crepaldi cerca di analizzare le principali visioni ideologiche sull’ambiente presenti attualmente, che sono così riassumibili: biocrazia, ossia potere dell’uomo sulla natura e quindi sull’uomo stesso in quanto parte della medesima, tramite un impiego incontrollato delle tecniche biotecnologiche a scopo eugenetico (p.28); tecnicismo, ossia tendenza che vorrebbe correggere i danni provocati dalla tecnica con la sola tecnica (p. 29); biologismo,ossia riduzione di tutto l’umano al biologico, con appiattimento quindi dell’uomo sulla sua materialità e sostanziale indistinta omogeneità della biosfera (p.32); catastrofismo, ossia enfatizzazione in chiave neomalthusiana di accampati processi di sovrappopolazione che sarebbero causa progressiva ed inevitabile di degrado ambientale (p. 33); naturalismo egotistico, ossia mentalità per cui la natura è vista come una immensa beauty-farm in cui narcisisticamente ritrovare sé stessi (p. 34).
In tutte queste versioni dell’ideologia ambientalista la natura non viene più interpretata come habitat per l’uomo, terreno di condivisione e di “dialogo” dell’umanità con Dio (p. 35). Nel capitolo V dedicato al rapporto tra ambiente ed etica della vita mons. Crepaldi osserva a tal proposito come una delle principali contraddizioni di tale ideologia consista proprio “nell\’esaltare i doveri della società verso l\’ambiente fisico e animale e non verso l\’uomo” (p. 45). Egli spiega inoltre quanto paradossale sia il fatto che “ONG, partiti e movimenti ambientalisti, mentre denunciano con grande fervore la manomissione dell\’aria e dall\’acqua, tollerano e addirittura promuovono interventi di inseminazione artificiale, che comportano il sacrificio di embrioni umani, di selezione embrionale pre-impianto, di aborto tardivo in caso di malformazione del feto, di interventi di ingegneria biologica sul DNA e perfino di clonazione umana” (p. 45). Parole di critica il vescovo rivolge quindi alle organizzazioni ambientaliste di ispirazione cattolica che, a suo parere, “tralasciano di associare stabilmente la mobilitazione per l\’ambiente con la mobilitazione per una bioetica a vera misura di persona umana, e di una famiglia conforme alla dimensione naturale dell\’uomo e della donna, oltre che della loro dimensione soprannaturale” (p. 45). “Il rispetto della vita è il primo elemento di una cultura che rispetta la natura e la natura dell\’uomo in particolare. Il non rispetto del diritto alla vita – continua il vescovo – è la prima e principale forma di degrado dell\’ecologia umana attuato attraverso una violenza inferta all\’ecologia naturale” (p. 47).

Nella seconda parte del libro Paolo Togni si occupa d’illustrare le politiche per un ambiente umanizzato realizzate al livello istituzionale, sottolineando un approccio culturale che sappia riconoscere il bene dell\’umanità nell\’ambito di una visione antropocentrica.
Nel capitolo IV, dal titolo Migliorare si può, lo studioso analizza in modo particolare le politiche ambientali relative al servizio idrico, all\’igiene urbana e al trattamento dei rifiuti, alle bonifiche, al dissesto idrogeologico, all\’energia, al cambiamento climatico, ala tutela dei parchi e delle aree protette e all\’utilizzo degli OGM.
Togni affronta le varie tematiche in un quadro di politica pubblica finalizzata al bene comune, tenendo in gran conto quanto sostenuto in merito dalla Dottrina Sociale cattolica.
In Appendice al saggio è riportato un interessante Decalogo per un ambiente a misura d\’uomo che, redatto conformemente agli insegnamenti del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, è stato pubblicato dal settimanale il Domenicale ricevendo numerose ed autorevoli adesioni nel mondo cattolico come ad esempio quelle di Giovanni Cantoni, Cesare Cavalleri, Roberto Formigoni, Antonio Gaspari e Massimo Introvigne (cfr. www.ildomenicale.it/approfondimento.asp?id_approfondimento=11 ). Questo Decalogo è costruito intorno a  tre “demistificazioni” di fondo: 1) l’uomo non è nemico della natura; 2) il progresso, lo sviluppo, l’aumento della popolazione non sono nemici dell’ambiente; 3) non è con il pauperismo o con la “decrescita” che si riesce a limitare il degrado naturale, ma con una rinnovata assunzione di responsabilità che tenti di ricostruire l’ecologia umana, la coscienza morale delle persone, i veri valori dello stare insieme.
Nella loro introduzione Crepaldi e Togni rilevano come l’enciclica di Benedetto XVI Spe salvi (“Salvati nella speranza”), promulgata il 30 novembre 2007, ricordi come i monaci cistercensi di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) “si dedicavano al dissodamento del bosco per renderlo poi fertile, ma prima si dedicavano al dissodamento dell\’anima” (p. 8). In questa citazione si può riassumere il principio fondamentale che sta alla base dell’ecologia umana perché, come ha ribadito il Papa, “nessuna positiva strutturazione del mondo può riuscire là dove le anime inselvatichiscono” (Benedetto XVI, Lettera enciclica Spe salvi ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sulla Speranza cristiana, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, punto 15).
Sara Deodati

Per approfondire un tema di così scottante attualità, ZENIT ha intervistato monsignor Gianpaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, autore di diversi interventi sul tema.

Può spiegarci cosa intende il Magistero della Chiesa per salvaguardia dell’ambiente?

Monsignor Crepaldi: Come precisato nel “Compendio della dottrina sociale della Chiesa”, il Magistero della Chiesa si occupa della “natura”, ma non la intende naturalisticamente. Essa considera sempre la natura in rapporto a Dio e all’uomo e non la tratta solo come un insieme di “cose”, ma anche di “significati”. A differenza dal pensiero greco, dove l’uomo è cosa tra le cose e nella natura esistono addirittura cose più nobili di lui, come per esempio gli astri del cielo, il messaggio ebraico-cristiano indica l’uomo come realtà eminente. L’uomo è creato “ad immagine e somiglianza di Dio”, e in Gesù di Nazareth Dio stesso si è fatto uomo. Da quel momento il fondamento dell’ordine della natura ha oltrepassato l’ambito cosmico per fondarsi su un principio assoluto e trascendente e, per lo stesso motivo, l’uomo è stato innalzato sopra il creato. La natura ha trovato un suo senso in un dialogo tra l’uomo e Dio e le cose stesse trovavano collocazione in un rapporto di amore e di intelligenza.

La cultura ambientale predominante mette al centro di tutte le attenzioni la natura fino al punto di divinizzarla rifacendosi al culto di Gaia. Cosa dice in proposito il pensiero cattolico?

Monsignor Crepaldi: Sulla natura il “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” getta la luce della rivelazione, ossia la luce della creazione e la luce escatologica della redenzione. La natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio. Il Compendio, quindi, non avalla né l’assolutizzazione della natura, né la sua riduzione a mero strumento; ne fa invece teatro culturale e morale nel quale l’uomo gioca la propria responsabilità davanti agli altri uomini, comprese le generazioni future, e davanti a Dio. Questo significa che la natura, biologicamente e naturalisticamente intesa, non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell’uomo: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà il cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe”. Significa anche che l’uomo ha una indiscussa superiorità sul creato e, in virtù del suo essere persona dotata di un’anima immortale, non può essere equiparato agli altri esseri viventi, né tanto meno va considerato come elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico naturalistico. Significa, infine, che la natura, così come non è tutto non è nemmeno niente e l’uomo non ha un diritto assoluto su di essa, ma un mandato di cura, conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che é, come noto, uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa.

In questo contesto qual è il ruolo svolto dalla scienza e dalla tecnologia?

Monsignor Crepaldi: La Costituzione pastorale Gaudium et Spes, elaborata nel corso del Concilio Vaticano II, spiega come l’ingente sforzo individuale e collettivo dell’umanità per migliorare le proprie condizioni di vita “corrisponde al progetto di Dio”. In questo contesto i risultati della scienza e della tecnica sono in se stessi positivi, e i cristiani “sono convinti che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e del suo ineffabile progetto”. E’ però necessario ribadire il concetto di “retta applicazione” perché sappiamo che il potenziale scientifico e tecnologico non è neutro; esso può essere usato sia per il progresso dell’uomo sia per la sua degradazione. Da questo punto di vista il magistero della Chiesa cattolica sottolinea la responsabilità umana di “congiungere le nuove capacità scientifiche con una forte dimensione etica”. Come ha affermato il Pontefice Giovanni Paolo II, “la tecnologia che inquina può anche disinquinare, la produzione che accumula può distribuire equamente, a condizione che prevalga l’etica del rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno”.

Esiste però il rischio di una deriva scientista che cerca di cancellare il Creatore…

Monsignor Crepaldi: La scienze e la tecnica, con il loro progresso, non eliminano il bisogno di trascendenza e non sono di per sé causa della secolarizzazione esasperata che conduce al nichilismo. Il Compendio ribadisce che, mentre avanzano nel loro cammino, scienza e tecnologia suscitano domande circa il loro senso e fanno crescere la necessità di scoprire e rispettare la dimensione trascendente della persona umana e della stessa creazione.

Il Santo Padre Benedetto XVI invita spesso a riflettere sull’opera d’amore del Creatore. Perché?

Monsignor Crepaldi: Affermare che Dio è Creatore non è solo un convinzione teoretica, ma realizzazione dell’azione gratuita e misericordiosa del Signore a favore dell’umanità. Dio ha dato liberamente l’essere e la vita a tutto ciò che esiste. L’uomo e la donna sono chiamati ad essere il segno visibile e lo strumento efficace della gratuità divina nel giardino in cui Dio li ha posti come coltivatori e custodi del creato. E’ all’uomo ed alla donna che il Creatore affida il compito di ordinare secondo il suo disegno la natura creata. Ed è nella misura in cui l’umanità corrisponde all’amore del Creatore che si misura il rispetto per il creato. Per questo, la spiritualità francescana e benedettina, in particolare, hanno testimoniato la parentela dell’uomo con l’ambiente creaturale. In questo contesto è da mettere in risalto la profonda connessione esistente tra ecologia ambientale e ecologia umana. E’ il rapporto che l’uomo ha con Dio infatti a determinare il rapporto dell’uomo con i suoi simili e con il suo ambiente.