(Pol-Catt) Non fuggiremo, li fronteggeremo, non li odieremo

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“I nostri uomini non si ritireranno mai.
Vuoti e completamente sterili i discorsi di quanti
chiedono di abbandonare l’Irak. “I nostri uomini non si ritireranno mai.
Vuoti e completamente sterili i discorsi di quanti
chiedono di abbandonare l’Irak.
Basterebbe pensare che quando Gesù nel vangelo
parla di uomini di pace non si riferisce certo a
quanti marciano o fanno girotondi.
Si riferisce alle persone che sacrificano la loro
vita per la pace…”

Dal discorso di padre Mariano Azuris, cappellano
militare del contingente italiano a Nassiriya.
(Adnkronos 13 novembre 2003)  

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Magistero Episcopale del Card. Ruini
L’OMELIA per i caduti

Celebriamo questa Messa di esequie, funerale di Stato
per i caduti dell’attentato terroristico a Nassiriya,
con animo profondamente commosso ma anche con intatta
fiducia in Dio e con intima gratitudine per questi
nostri fratelli, il cui sacrificio è di esempio e di
monito per tutti noi.
L’Italia intera ha già manifestato in molti modi, in
questi lunghi giorni dalla tragica notizia
dell’attentato, un affetto, una riconoscenza e una
solidarietà per i caduti, per i feriti e per i loro
familiari che vengono dal cuore del nostro popolo e
che esprimono la sua profonda unità e la consapevolezza
del suo comune destino.
Con questa Messa ci rivolgiamo a Dio nostro Creatore e
Padre, onnipotente e ricco di misericordia, e gli
affidiamo uno per uno questi nostri morti e le loro
famiglie, ciascuno dei feriti, tutti gli italiani,
militari e civili, che sono in Iraq e in altri Paesi
per compiere una grande e nobile missione, e con loro
questa nostra amata Patria, la pace nel mondo e il
rispetto per la vita umana.

Soltanto Dio, infatti, non può essere fermato dalle
barriere della morte e soltanto il suo amore e il suo
perdono sono più grandi dell’intera somma dei peccati
che attraversano la storia del genere umano.
Come abbiamo udito dalle parole dell’Apostolo Giovanni
nella seconda lettura di questa Messa, in Gesù Cristo,
risorto dai morti, Dio ci ha fatti realmente suoi
figli, per il tempo che ci è dato di vivere su questa
terra ma soprattutto per l’eternità, quando saremo in
contatto diretto con Lui, lo vedremo così come Egli è,
lo ameremo con animo non diviso e parteciperemo per
sempre alla pienezza della sua vita.

Cari fratelli e sorelle, questa non è soltanto la nostra
speranza, questa è la realtà del destino che attende
ogni persona che si sforza di vivere con retta coscienza
e generosità di cuore.
Oggi, questo è il destino dei nostri caduti, che hanno
accettato di rischiare la vita per servire la nostra
nazione e per portare nel mondo la pace.

E questa è anche la più forte e sincera consolazione
per le loro spose, figli, genitori, per i loro compagni
d’armi, per tutti quelli che hanno loro voluto bene.

Ascoltiamo ancora ciò che ci dice il Signore, attraverso
le parole della Sapienza antica che abbiamo letto nella
prima lettura:
«Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, – la loro
fine fu ritenuta una sciagura, – ma essi sono nella
pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la
loro speranza è piena di immortalità».

Cari fratelli e sorelle, Gesù nel Vangelo ci ha avvertiti
che il criterio in base al quale saremo giudicati è
quello dell’amore operoso, che sa riconoscere la sua
misteriosa presenza nel più piccolo e più bisognoso dei
nostri fratelli in umanità.
Abbiamo perciò ascoltato con intima commozione le parole
della sposa di uno dei caduti che, dopo aver letto un
altro, molto simile brano del Vangelo, quello nel quale
Gesù ci invita ad amare anche i nostri nemici, ci ha
detto con semplicità che di quella parola di Gesù lei e
suo marito avevano fatto la regola della propria vita.

È questo il grande tesoro che non dobbiamo lasciar
strappare dalle nostre coscienze e dai nostri cuori,
nemmeno da parte di terroristi assassini.

Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con
tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui
siamo capaci.
Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci
di far loro capire che tutto l’impegno dell’Italia,
compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a
salvaguardare e a promuovere una convivenza umana in cui
ci siano spazio e dignità per ogni popolo, cultura e
religione.

Questi primi anni del nuovo secolo e del nuovo millennio
appaiono particolarmente duri, crudeli e tormentati.
Troppe popolazioni inermi sono colpite, da ultimo gli
ebrei delle sinagoghe di Istanbul.
Ma proprio in questa circostanza chiediamo a Dio, con
umile fiducia, di rinsaldare nei nostri animi la
convinzione e la certezza che il bene è più forte del
male e che anche nel nostro mondo, segnato dal peccato,
è possibile, con il suo aiuto, costruire condizioni di
libertà, di giustizia e di pace.

Mentre affidiamo alla misericordia di Dio le anime dei
nostri fratelli caduti a Nassiriya, confermiamo e
rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della
grande eredità che essi ci hanno lasciato.

Vorrei aggiungere un’ultima, sommessa preghiera: la
tragedia di Nassiriya ha sollevato in tutta Italia una
grande onda di commozione e ci ha fatti sentire tutti
più vicini, ma ha anche istillato in noi una sensazione
di freddo e di paura, di fronte all’incertezza della
vita e alla ferocia che può annidarsi nell’animo umano.
Voglia il Signore riscaldare i nostri cuori, donare
speranza e serenità soprattutto a coloro che in questa
tragedia hanno perduto i loro cari e devono ora disporsi
ad affrontare un futuro non previsto, più triste e più
duro.
E voglia dare al nostro Paese e alle sue istituzioni
l’efficace e duratura determinazione di non dimenticarli
e di non lasciarli soli.

Il Signore benedica e protegga il nostro popolo e i
nostri soldati.

+ Camillo Card. Ruini
Primate d’Italia

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Nogaro: Il vescovo di Caserta esprime opinioni personali

«So per informazione diretta che monsignor Nogaro non ha
pronunciato frasi offensive nei confronti né delle
vittime né delle Forze armate».
Il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, prende,
però le distanze dal presule campano per quanto riguarda
il giudizio sulla situazione irachena.
«Non è in atto una guerra – afferma infatti – ma la
dissoluzione di un Paese, per il quale è bene che tutti
coloro che vogliono operare per la pace offrano il loro
contributo».
Le polemiche innescate dalla controversa omelia di
domenica scorsa del vescovo di Caserta trovano eco anche
nella prima conferenza stampa dell’Assemblea generale
della Cei.
Ma alle domande dei giornalisti, il segretario generale
risponde distinguendo i problemi.
«Monsignor Nogaro ha smentito le dichiarazioni che gli
sono state attribuite – precisa innanzitutto -. Del resto
stava celebrando una Messa che fin dall’inizio aveva detto
di voler caratterizzare con la preghiera di suffragio per
le vittime e con la vicinanza nei confronti delle loro
famiglie. Inoltre mi consta che egli abbia sempre celebrato
funzioni liturgiche per le Forze Armate nelle varie
occasioni in cui è stato chiamato a far questo».
Quindi, nessuna offesa o mancanza di rispetto.
Poi, però, emergono le differenze.
«Mi sembra – prosegue il segretario generale della Cei –
che nel successivo comunicato di monsignor Nogaro emerga
un giudizio personale, che è del tutto lecito (perché
non appartiene a espressioni di fede), circa la situazione
in Iraq, giudicata come una situazione di guerra. La Cei,
invece, attualmente non la considera come tale».
L’Iraq, infatti, è «piuttosto un Paese in dissoluzione
nel quale non esiste una situazione di guerra ingiusta,
e in cui operare per la pace appare opportuno e
giustificato. E operare per la pace significa anche creare
condizioni di ordine pubblico».
[…]

dal nostro inviato ad Assisi
Mimmo Muolo
(C) AVVENIRE, 19-11-2003