Pio IX. L’ultimo papa re

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Andrea Tornielli, "Pio IX. L’ultimo papa re", Biblioteca Storica del
Giornale, Società Europea di Edizioni, Milano 2004, pp. 623, euro 4,90 (in tutte le edicole a partire da sabato 17 gennaio), ISBN 9-771124-883008

È stato l’ultimo «papa re», l’estremo protagonista del potere temporale della Chiesa. Viene spesso presentato come un ottuso conservatore, incapace di comprendere il corso della storia, chiuso a ogni novità. La sua figura rimane schiacciata sulle vicende risorgimentali che l’hanno visto sempre in primo piano, inizialmente come «papa liberale» e poi – dopo il rifiuto di muovere all’Austria una guerra incompatibile con la sua missione di pastore universale, la fuga a Gaeta e la Repubblica Romana – come intransigente custode del regno papale. A un secolo e mezzo di distanza da quegli avvenimenti decisivi per la storia della nostra nazione, Pio IX e il suo pontificato meritano di essere riletti. Non con intenti revisionistici o agiografici (nel 2000 papa Mastai è stato proclamato beato dalla Chiesa), ma per tentare di restituire nella sua interezza la biografia di un papa profondamente religioso e poco avvezzo alla politica. È quanto si propone «Pio IX, l’ultimo papa re» (edizioni Biblioteca Storica del Giornale, pp. 623, euro 4,90, in tutte le edicole a partire da sabato 17 gennaio), scritto dal Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano milanese.
Pio IX è stato il più grande pontefice missionario degli ultimi secoli e il papa della proclamazione del dogma dell’Immacolata e del Concilio Vaticano I. Sotto il suo pontificato, il più lungo nella storia dei successori di Pietro, sono nati e sono stati approvati molti nuovi ordini religiosi. La figura di papa Mastai, insomma, va sottratta all’ambito delle polemiche risorgimentali. Ha scritto una delle più autorevoli personalità laiche italiane del secolo scorso, Giovanni Spadolini: «Quello che papa Mastai sentiva, ben oltre il problema territoriale, era il pericolo che il pontificato non potesse più assolvere alla sua missione spirituale il giorno in cui fosse venuto a mancare lo scudo di un territorio indipendente, il tradizionale diaframma fra l’Italia e l’orbe cattolico (…) Papa religioso come pochi altri ce ne furono nella storia, questo pontefice che pur ha legato il suo nome al Risorgimento e alla crisi del potere temporale: solo l’interesse della religione costituiva lo spartiacque dei suoi giudizi e delle sue valutazioni».

È poi da rivedere, scrive Tornielli, un altro dei giudizi ormai sedimentati su papa Mastai, quello che lo definisce «antitaliano», avversario dell’unità d’Italia, pietra d’inciampo del Risorgimento. Questa interpretazione dimentica che Pio IX, che non ebbe mai simpatia per l’Austria, guardò di buon occhio la possibilità di cacciare lo straniero dalla penisola, pur non considerando consono alla sua missione di pastore universale lo scendere in guerra – lui papa – contro un imperatore cattolico, anticipando così quella linea di condotta improntata all’imparzialità (che non significa mai neutralità) sviluppata dai suoi successori specie nel XX secolo. Ci si dimentica che Pio IX, come ricorda il gesuita Giovanni Sale, «appoggiò quelle iniziative – disgraziatamente andate a vuoto soprattutto per i sospetti, le gelosie e le ambizioni del Regno di Sardegna – tese a riavvicinare gli Stati italiani, quale fu ad esempio la proposta di una Lega doganale e soprattutto di un progetto di Lega difensiva da organizzare contro lo straniero… Ma le ambizioni del Piemonte che intendeva monopolizzare a suo vantaggio i benefici della guerra di indipendenza nazionale, impedirono di fatto di realizzare la lega difensiva».

Pio IX non era pregiudizialmente contrario all’unità d’Italia, fu contrario al processo unitario così come si venne sviluppando sotto l’egida del regno sabaudo e dei suoi primi ministri. Compatibilmente con la sua missione di pastore e di padre universale, papa Mastai cercò fin dall’inizio di sostenere il movimento di liberazione nazionale, opponendosi, in un secondo momento, al modo in cui si realizzava, violando non soltanto gli interessi temporali della Chiesa ma anche quelli spirituali.

Quale avrebbe dovuto essere la reazione del pontefice di fronte a leggi che sopprimevano gli ordini religiosi incamerandone i beni e lasciando senza tetto migliaia di frati e suore, o impedivano ai vescovi di prendere possesso delle loro diocesi? In una lettera del 1861, inviata a monsignor Mirabelli, Pio IX deplora l’idea di una riconciliazione tra papato e regno d’Italia, «per il momento almeno», perché Italia e Rivoluzione – dice – sono sinonimi: «Restano gli italiani che è popolo cattolico. Però quelli che reggono le sorti di questo popolo avversano il papa e il papato. Sarebbe possibile che il papa potesse segnare sulla fronte di questi reggitori il segno della redenzione?… Altro segno non può imprimersi che quello per cacciare il principe delle tenebre. Se col tempo le condizioni si miglioreranno e li atti di giustizia ritorneranno in vigore, e la morale, sconvolta, sarà non più oppressa, ma sostenuta, allora le benedizioni potranno essere più generali».