Più forte dell’odio

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Tim Guénard, Più forte dell’odio, Corbaccio, Milano, 2000, pag. 242, € 13,43

La storia è sconvolgente. E’ uno di quei libri che vanno dati da leggere con discernimento, nel senso che la drammaticità delle situazioni descritte e la crudezza con cui vengono esposte non lo rendono adatto a chiunque. Fatta questa precisazione, tuttavia, devo dire che la testimonianza di Tim Guénard è una delle più forti che mi sia capitato di leggere. Parlo di testimonianza perché il libro è autobiografico. Non è un romanzo. L’autore trova la forza di ripercorrere la propria storia dopo anni di silenzio (come dice lui stesso): una storia segnata dalla violenza, dall’odio, da tutte le tappe del degrado morale. Abbandonato a tre anni dalla mamma, tirato su a suon di botte dal padre alcolizzato, l’infanzia di Tim è un autentico inferno di rabbia e di violenza il cui capolinea è il riformatorio. Reclusione, evasione, a dodici anni comincia a vivere sulla strada con tutto ciò che questo tipo di esistenza comporta. Un solo desiderio lo anima: quello di crescere a sufficienza per potersi vendicare di tutto, a cominciare da suo padre. Un padre la cui immagine è efficacemente descritta dalle prime righe del libro: La mia vita è ammaccata come il mio volto. Le botte più forti le ho ricevute da colui che avrebbe dovuto prendermi per mano e dirmi «ti amo»……… Sono sopravvissuto grazie a tre sogni: uscire dal riformatorio dove ero stato messo, diventare capobanda, uccidere mio padre. Sogni che ho realizzato. Tranne il terzo. Per un pelo… Per anni è stata la fiamma della vendetta a darmi la forza di vivere.
Ma il vero capolinea di Tim è un altro.
E’ l’incontro con Cristo, che si concretizza a un certo punto della sua vita tramite due incontri umani: quello con un sacerdote e quello con Martine — la futura moglie — che gli cambiano radicalmente la vita. Ed è a questo punto che il racconto si fa più emozionante, facendoci intravedere la potenza della Grazia. Quella di Tim, infatti, non è solo una storia a lieto fine.
E’ molto di più. Prima di tutto è la testimonianza vissuta di come nessuno — per quanto ferito profondamente nell’anima — possa dirsi impermeabile all’azione della Grazia. I modi con cui Dio si propone all’uomo sono i più diversi. Sempre c’è comunque per ciascuno l’opportunità di aprirsi a quell’Amore che — se accolto — cambia la vita. In secondo luogo la storia di Tim ci insegna che il male, la cui essenza è la corruzione del bene, l’assenza di un bene che dovrebbe esistere al suo posto, nel momento in cui viene sconfitto cede il posto a un bene di pari grandezza. Il demonio non sarebbe tale se non avesse avuto origine dalla perversione del più grande fra gli angeli.
Questo è il motivo per cui spesso, alle origini di grandi conversioni, ci sono gravi esperienze di peccato. Come nel caso di Tim Guénard, il cui incontro con Cristo è stato preludio a una guarigione completa dell’anima, i cui frutti più maturi sono il perdono e la pace del cuore. Oggi Tim ha poco più di quarant’anni.
E’ sposato con Martine, ha quattro figli e vive vicino a Lourdes nel sud della Francia, dove fa l’apicultore.

La sua autobiografia, pubblicata in vari paesi e in diverse lingue, è uno dei modi attraverso i quali porta la sua testimonianza di fede negli ambienti più diversi dove è chiamato a raccontare la sua storia: dalle scuole alle carceri; dalle chiese agli stadi. Il messaggio è tutto racchiuso nelle parole che chiudono il libro e che costituiscono un po’ la sintesi della sua storia: Perdonare non vuol dire dimenticare. E’ accettare di vivere in pace con l’offesa……… Per perdonare bisogna ricordare. Non nascondere la ferita, sotterrarla, ma al contrario metterla a nudo, sotto la luce. Una ferita nascosta s’infetta. Occorre che sia curata per poter diventare fonte di vita. Sono testimone del fatto che non esiste ferita che non possa essere lentamente cicatrizzata con l’amore……….Porto la testimonianza che il perdono è l’atto più difficile da compiere. Il più degno dell’uomo. Il mio combattimento più bello. L’amore è il colpo finale. Ormai cammino sul sentiero della pace.

Enrico Chiesura, collaboratore di Radio Maria