(Petrus) L’esempio di Suor Lucia

Madonna

L’inno di lode del Cardinale Saraiva a Suor Lucia: “Vi racconto chi era, cosa ci ha lasciato in eredità e come convinse Wojtyla a celebrare a Fatima la beatificazione di Giacinta e Francesco”

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO – Fatima: luogo d’incanto e di preghiera. Fatima: terra baciata dal Signore e illuminata dall’apparizione della Vergine a tre piccoli pastorelli nel 1917. Fatima: insieme a Lourdes, il perno della devozione mariana nel mondo. Fatima: nome dolce e soave. Fatima: dolce come una carezza e pronunciato come una poesia, questo nome esce dalle labbra del Cardinale José Saraiva Martins più armonioso di una melodia. Non a caso, fu proprio questo illustre porporato, nobile figlio del Portogallo e grande devoto della Madonna di Fatima, a recare l’annuncio al mondo intero, lo scorso 13 Febbraio (dopo aver già contribuito nel 2000, in maniera determinante, come Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a portare all’aonore degli altari Francesco e Giacinta sotto il pontificato di Giovanni Paolo II), che Benedetto XVI aveva acconsentito ad avviare con due anni di anticipo sul quinquennio previsto, l’iter di beatificazione di Suor Lucia, l’ultima dei tre veggenti (scomparsa nel 2005) che ebbero modo di ricevere e custodire i Messaggi della Madre di Dio alla Cova da Iria. Ma quale eredità ha trasmesso Suor Lucia alla Chiesa e al mondo? ‘Petrus’ ha deciso di tracciare un ritratto fedele della mistica portoghese attraverso le parole dello stesso Cardinal Saraiva.

Eminenza, cosa ci ha donato Suor Lucia?

“Ha lasciato alla Chiesa e al mondo un esempio e un’eredità ricchissimi. Essi consistono essenzialmente nella sua profonda spiritualità e nell’esercizio straordinario delle virtù cristiane, tra le quali emergono la sua Fede, semplice ma forte, non teorica ma pratica, non astratta ma concreta, vissuta, esistenziale; il suo aredente amore per Dio, per il ‘Gesù del Tabernacolo’ e per i poveri; la sua fiducia, assoluta e totale, nella ‘Signora più bianca del sole’ che le era apparsa; e la sua personale identificazione con i Messaggi della Madonna, tra i quali spiccano i ripetuti appelli alla conversione e alla pace, oggi più attuali che mai. Ecco la preziosa eredità lasciataci dall’umile monaca carmelitana, che ha avuto il privilegio di vedere e di parlare con la Vergine”.

Lei faceva parte del seguito che accompagnò Giovanni Paolo II a Fatima nel 2000 per la beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesco. Il Pontefice come visse l’avvenimento?

“Il Papa affrontò questo evento con una intima e profonda gioia, che non nascondeva. Sono infatti molteplici i legami di Giovanni Paolo II con gli eventi di Fatima: la sua tenera e filiale devozione alla Madonna della Cova da Iria, a cui, come è noto, attribuì la sua salvezza in occasione dell’attentato del 1981 in Piazza San Pietro, tanto che l’anno seguente si recò proprio a Fatima per ringraziarla; i rapporti tra lui e Suor Lucia; la corrispondenza tra i due e altro ancora. Sono sicuro che il Pontefice abbia considerato l’elevazione agli altari dei due pastorelli come una grazia fattagli da Colei che nel 1917 era loro apparsa”.

In occasione della beatificazione dei piccoli veggenti, venne data lettura del cosiddetto ‘Terzo Segreto’ di Fatima, che secondo la Santa Sede si era compiuto con l’attentato allo stesso Giovanni Paolo II. Eppure c’è chi parla con insistenza di un quarto segreto tenuto nascosto.

“Per quanto riguarda il ‘Segreto di Fatima’, tutto è stato reso pubblico il 13 Maggio del 2000, alla fine della cerimonia di beatificazione dei veggenti. Alcuni hanno parlato, dopo quella data, di una quarta parte del segreto che non sarebbe stata rivelata. Mi è stato riferito, qualche tempo fa, che un giorno una precisa domanda è stata fatta a Suor Lucia, e che lei avrebbe risposto: ‘Se qualcuno ha il testo, ce lo faccia vedere…’. Dunque, è assolutamente inconsistente la tesi che esista un quarto segreto di Fatima”.

Sono numerose le Sue visite Suor Lucia: cosa La colpiva maggiormente di questa donna?

“Ho incontrato diverse volte Suor Lucia nel suo Monastero di Coimbra. Ciò avveniva in genere il 15 Agosto, festa dell’Assunzione della Madonna. Ma durante i nostri colloqui non abbiamo mai parlato né dei cugini beatificati né del ‘Segreto’ di Fatima. Quello che mi ha colpito di più nella veggente, è stata la sua umiltà, la sua semplicità, la sua intelligenza pratica, la profondità della sua spiritualità, il suo grande amore per la Chiesa e la sua attenzione ai problemi della Chiesa di oggi. Di Suor Lucia, inoltre, mi hanno colpito la grande cordialità e i bellissimi rapporti con le consorelle del Monastero. Parlando proprio di questo, lei mi disse una volta, con un dolcissimo sorriso sulle labbra: Eminenza, le mie consorelle sono molto buone, mi vogliono molto bene e anche io gliene voglio”.

Cardinal Saraiva, chissà quanti aneddoti avrà da raccontare…

“Era una persona dotata di un grande senso dell’umorismo. Durante uno dei nostri incontri, Le dissi scherzosamente: ‘Perché non cambia il suo bastone con quello di Giovanni Paolo II?’. La risposta della Suora non si fece attendere: ‘Prima il Papa mi mandi il suo, e poi io gli manderò il mio. Non sia che, alla fine, rimanga senza il mio e senza il suo’. Sempre in chiave umoristica, il 15 Agosto del 1999, parlando della beatificazione di Giacinta e Francesco prevista per il 13 Maggio dell’anno seguente, Suor Lucia mi domandò di chiedere al Papa di celebrare il rito non a Roma, com’era consuetudine, ma a Fatima: ‘Sarà per la maggior gloria di Dio’, disse. E aggiunse scherzosamente: ‘Se il Papa non mi darà ascolto, non gli manderò più rosari’. Negli ultimi anni, infatti, Suor Lucia era dedita alla realizzazione di rosari che, in buona parte, inviava al Santo Padre Giovanni Paolo II”.

A Suo avviso, Suor Lucia ha continuato a vedere e a parlare con la Madonna negli anni di clausura a Coimbra?

“Non lo escludo, ma con lei non ho mai parlato di questo argomento”.

Si sa della devozione speciale di Giovanni Paolo II per Fatima, ma anche Benedetto XVI è molto legato a questo luogo. Dopo Lourdes, ritiene possibile che il Santo Padre possa recarsi a Fatima?

“E’ vero che anche Benedetto XVI è molto legato a Fatima. Nel 1996 è stato proprio l’allora Cardinale Joseph Ratzinger a presiedere il grande pellegrinaggio mondiale del 13 Ottobre. Perciò, una visita dell’attuale Pontefice a Fatima sarebbe un grande dono per la Chiesa portoghese, particolarmente legata al successore di Pietro. Mi auguro, dunque, che in un futuro prossimo, il desiderio dei cattolici lusitani possa essere soddisfatto”.

Eminenza, cosa rappresenta Fatima per Lei?

“Per me Fatima è un luogo privilegiato. E’ stata battezzata l’Altare del Mondo, ed io aggiungerei che essa è altresì la ‘Cattedra del Mondo’, perché è stato il luogo scelto dalla Madonna per trasmettere all’uomo contemporaneo alcuni capitoli fondamentali del Messaggio cristiano, come l’appello all’amore, alla conversione, alla Pace. Da un punto di vista personale, poi, io mi sento intimamente legato a Fatima, perché sin da bambino la mia mamma ha inculcato in me una fifliale devozione alla Madonna di Fatima e ai tre pastorelli. Ogni anno nel periodo delle mie vacanze a Lisbona, vado a Fatima per sostare un po’ e pregare nella Cappellina delle Apparizioni”.

A proposito di apparizioni mariane: fanno molto discutere quelle che, secondo alcuni, avverrebbero a Medjugorje. Quale opinione ha su questa vicenda? Nei ‘Sacri Palazzi’ serpeggia scetticismo…

“L’atteggiamento della Chiesa di fronte ad eventi come quello di Medjugorje è stato sempre di grande prudenza. Finchè la Chiesa non approvi ufficialmente un’Apparizione privata, essa non può essere ritenuta, pertanto, come vera Apparizione. Questo è il principio generale da sempre seguito dalla Santa Sede”.

Piccola postilla. Vostra Eminenza è il Presidente Onorario della nostra Associazione. Ci consenta, dunque, di ringraziarLa davvero di cuore, anche dalle colonne di ‘Petrus’, per aver accettato tale incarico ed averci accolto come un Padre buono e generoso.

“Approfitto ben volentieri di questa circostanza per formulare i miei più fervidi auguri alla benemerita Associazione ‘Tu es Petrus’, e augurare che essa raggiunga pienamente lo scopo per il quale è stata fondata. Per il bene della Chiesa e della società”.