Percorsi con Clive Staples Lewis

In libreria

  • Paolo Gulisano, C.S. Lewis. Tra fantasy e Vangelo, Edizioni Ancora , 2005, pp. 200, € 15.
  • Paolo Gulisano, I segreti del mondo di Narnia, Edizioni Piemme , 2008, pp. 201, € 14,50.
  • Giovanni Calabria-Clives Staples Lewis, Una gioia insolita. Lettere tra un prete cattolico e un laico anglicano, Edizioni Jaca Book , 1995, pp. 307, € 14,46.
  • Clives Staples Lewis, Diario di un dolore, Edizioni Adelphi , 1990, pp. 85, € 8.
  • Clives Staples Lewis, Le lettere di Berlicche, Edizioni Mondadori, 2000, pp. 154, € 8.
  • Clives Staples Lewis, I quattro amori. Affetto, amicizia, eros, carità, Edizioni Jaca Book , 1990, pp. 127, € 14.
  • Clives Staples Lewis, Le cronache di Narnia, Edizioni Mondadori , 2006, pp. 1152, € 22.

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Percorsi con Clive Staples Lewis

 

Clive Staples Lewis (1898-1963) è stato uno scrittore irlandese reso noto al grande pubblico ultimamente anche in Italia, attraverso la trasposizione cinematografica dei primi due dei sette romanzi di genere fantasy scritti e raccolti con il titolo: "Le cronache di Narnia".

Soprattutto il primo della serie: "Il leone, la strega e l’armadio", composto dall’autore cristiano nel 1950, ha conosciuto un business e merchandising considerevoli, legati alle figure allegoriche del leone Aslan (Cristo), della gelida strega bianca e dei quattro ragazzini che attraverso e "attraversando" l’armadio, giungono nel freddo e crudele regno di Narnia, dove solo il calore del Bene e dell’Amore, ovvero il sacrificio e il soffio vitale di Aslan, possono ri-donare vita, calore e colore. Il monito che il vecchio professor Kirke fa ai quattro ragazzi: "Tenete gli occhi aperti" è sempre attuale e può essere rivolto a ciascuno di noi.

In questo modo semplice e chiaro, il consiglio di Kirke fa sì che l’incantesimo della fiaba e dell’allegoria di Lewis possa produrre benefici influssi anche su di noi, auspicabili cooperatori di Aslan.

Per saperne di più del fantastico mondo di Narnia ( a proposito, dovrebbe uscire prossimamente al cinema il terzo episodio della serie, dal titolo: "Il viaggio del veliero") rimando a due testi di Paolo Gulisano, entrambi editi da Ancora: "Tra fantasy e Vangelo" e "Il mondo di Narnia" e ad un testo di Edoardo Rialti : "Prima che faccia notte" (edizioni Bur).

Come ha scritto Walter Hooper, segretario personale e amico di C.S.Lewis, massimo curatore delle opere del grande scrittore nativo di Belfast : "Lewis sognò il leone di Narnia per scrivere la storia umana di Cristo".

Infatti per Lewis, come egli stesso scrisse: "Una storia puramente umana doveva contenere Dio, altrimenti non sarebbe stata umana". La faticosa riscoperta del ruolo di Cristo nella storia e nella vita degli uomini è condizione imprescindibile dell’autentica avventura umana. In Lewis tale riscoperta si traduce nel senso di gratitudine verso la vita, attraverso una gioia ben consapevole e testimoniata anche tra difficoltà segnate dalla presenza del male e del dolore. Quel dolore che il giovane Lewis conobbe fin dall’età di dieci anni, quando perse per malattia la cara mamma Flora, la quale lo aveva preparato allo studio del latino e gli aveva trasmesso la sua passione per la lettura.

Nell’infanzia di Lewis almeno altre due figure esercitarono un positivo ruolo educativo; la bambinaia Lizzie, che aprì al piccolo Clive "l’anta dell’armadio" delle fiabe e dei miti irlandesi e il fratello maggiore Warren, che condivise per tutta la vita "l’eterna e innocente fanciullezza" e l’amore per le favole stesse (in particolare la lettura dei romanzi di Beatrix Potter e di Edith Nesbit).

L’esperienza letteraria più importante fu, prima ancora del celeberrimo incontro con John Ronald Tolkien, la conoscenza delle opere di un autore scozzese assai poco noto in Italia, George MacDonald (1824-1905).

La lettura di MacDonald permise a Lewis di riavvicinare il sentimento della gioia, sentimento affrontato dallo scrittore scozzese in termini cristiani. Di MacDonald scrisse: "Non ho mai negato il fatto che lo considero il mio maestro; di fatto mi chiedo se ho mai scritto un libro in cui non abbia citato dalle sue opere". Anche a Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) fu debitore, soprattutto per quella "morale delle favole" contenuta nel saggio : "Ortodossia" e nell’altro importante saggio: "L’Uomo eterno".

Dal 1924 Lewis insegnò al Magdalene College di Oxford e lì avvenne il già citato incontro con Tolkien (1892-1973), rammentato umoristicamente nell’opera: "Sorpreso dalla gioia". Così raccontò Lewis: "Alla mia venuta in questo mondo mi avevano (tacitamente)avvertito di non fidarmi di un papista, e (apertamente) al mio arrivo nella facoltà di inglese di non fidarmi mai di un filologo. Tolkien era l’uno e l’altro".

 

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Con Tolkien ed altri scrittori e amici, Lewis stabilì di frequentarsi periodicamente, leggendosi reciprocamente le proprie opere e discutendo animatamente di letteratura e di argomenti riguardanti la fede. Erano sorti gli Inklings (Gli Inchiostratori), come simpaticamente Lewis aveva denominato il gruppo.

Furono principalmente Tolkien e Hugo Dyson (1896-1975) che portarono ad un radicale mutamento Lewis, che tra il 1929 ed il 1931 decise di convertirsi al cristianesimo aderendo alla chiesa anglicana (Lewis aveva abbandonato la fede cristiana dall’età di quindici anni).

La conversione messa in moto non condusse Lewis alla Chiesa Cattolica, ma lo riportò nella Chiesa Protestante dell’Ulster, facendo di lui un grande apologeta cristiano. In: "Cristianesimo così com’è", altra sua grande opera, si legge: "Viviamo in un territorio occupato dal nemico: ecco cos’è questo mondo. Il Cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato – sbarcato, potremmo dire in incognito – e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio. Quando andiamo in Chiesa, andiamo in realtà ad ascoltare la radio clandestina dei nostri amici".

 

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Un altro significativo episodio della vita di Clive Staples Lewis è doveroso ora ricordare e cioè l’incontro con una poetessa americana di origine ebraica, sposata con due figli, ironia della sorte di nome Joy (Gioia).

Innamorata dapprima delle opere di Lewis e poi dello stesso scrittore, dopo aver ottenuto il divorzio, Joy sposò Lewis nel 1957 secondo il rito anglicano ma, colpita da un tumore osseo, morì di cancro nel 1960.

Tale vicenda segnò profondamente il grande scrittore irlandese che, nell’opera autobiografica : "Diario di un dolore", nonostante le drammatiche esperienze di dolore vissute, rafforzò la propria fede, scrivendo queste avvertenze: "Parlatemi della verità della religione e ascolterò con gioia. Parlatemi del dovere della religione e ascolterò con umiltà. Ma non venite a parlarmi delle consolazioni della religione, o sospetterò che non capite". Da questo testo ha voluto ispirarsi il regista Richard Attenborough con il film : "Viaggio in Inghilterra" (consiglio di vederlo) che con la magistrale interpretazione di Anthony Hopkins nei panni di "Jack" (nomignolo affibbiato allo scrittore) ha reso palpabile il dramma vissuto da Lewis.

 

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Ancor prima della dolorosa vicenda con Joy, Lewis era già famoso almeno per un’altra opera: "Le lettere di Berlicche", autentico capolavoro ricco di sana teologia cristiana e di profonde e raffinate riflessioni psicologiche. Intriso di un avvincente umorismo, l’Autore ci comunica i consigli che un esperto diavolo tentatore (Berlicche) impartisce al giovane nipote Malacoda sull’arte diabolica di tentare l’uomo per rapirgli l’anima e sottrarla a Dio. Con questo libro, Lewis compie un apostolato magistrale a servizio della fede, affinché ognuno di noi possa avvertire in modo concreto e fare un preciso discernimento degli spiriti per contrastare la presenza del maligno nella nostra vita. Dalla lettura di questo libro un povero sacerdote veronese, ora santo, Don Giovanni Calabria (1873-1954) trasse conforto ed ispirazione per le sue opere di carità e di evangelizzazione e volle scrivere a Lewis manifestando i suoi sentimenti e le sue ragioni.

Nacque così un importante carteggio, raccolto successivamente in un libro dal titolo: "Una gioia insolita-Lettere tra un prete cattolico e un laico anglicano" (Jaca Book).

Il fondatore dei Poveri Servi della Divina Provvidenza chiedeva a Lewis: "Vorrei che lei, per l’affetto che nutre verso di me, si degnasse di scrivermi cosa pensa riguardo alla situazione morale del nostro tempo, qual è la sua opinione sulla causa e sull’origine delle difficoltà, sulla divisione degli uomini tra di loro, sulle ansie per la salvezza del mondo". Rispondeva Lewis: "Queste cose capitano perché la maggior parte dell’Europa consuma l’apostasia dalla fede cristiana. Da ciò è derivato uno stato peggiore di quello in cui eravamo prima di ricevere la fede…La fede perfeziona la natura, ma la fede perduta corrompe la natura".

E concludeva : "E’ necessario richiamare molti alla legge naturale prima di parlare di Dio".

Per chi volesse approfondire questo aspetto della vita di Lewis, ovvero la corrispondenza con San Giovanni Calabria, consiglio una capatina sulle Torricelle di Verona,precisamente a S.Zeno in monte, dove riposa il Santo e ha sede il museo dove viene ricordata l’amicizia epistolare con Clive Staples Lewis.

 

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Nella vasta produzione di Lewis, infine, merita che si menzioni l’importante saggio: "I quattro amori", nel quale qualcuno ha visto argomentazioni contenute nella prima enciclica di Benedetto XVI : "Deus caritas est", come quella, arguta ed al contempo drammatica, ora riproposta: "Amare significa, in ogni caso, essere vulnerabili. L’alternativa al rischio di una tragedia, è la dannazione. L’unico posto, oltre al cielo, dove potrete stare perfettamente al sicuro da tutti i pericoli e i turbamenti dell’amore è l’Inferno".

 

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Fabio Trevisan