ORDO MISSAE CELEBRANDAE

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\"\"Daniele Di Sorco, ORDO MISSAE CELEBRANDAE secundum antiquam Ritus Romani formam pro Anno Domini 2009. Ad normam Litterarum Apostolicarum motu proprio datarum «Summorum Pontificum» SS. D. N. BENEDICTI PP. XVI, Fede & Cultura, Verona 2008, pp. 100, € 12,50

Benché l’argomento avrebbe richiesto un maggiore tempismo da parte di chi scrive e l’anno liturgico è iniziato già da un po’, non rinunciamo a segnalare questo utilissimo sussidio per la santa Messa nella forma straordinaria del rito romano, a cura del giovanissimo studioso livornese Daniele Di Sorco, coautore del manuale “Introibo ad altare Dei” sul servizio all’altare nella liturgia antica. L’interesse per la cosiddetta “Messa tridentina” fortunatamente non è vincolato a nessun calendario poiché ogni giorno che Dio manda in terra sempre nuovi (e giovani!) sacerdoti scoprono questo tesoro liturgico che fino a ieri ignoravano; e proprio come nella parabola evangelica, dopo averlo scoperto pieni di gioia vendono tutti i propri averi e… recuperano tutto ciò che era andato perduto nelle nebbie postconciliari – erroneamente scambiate per spirito del Concilio! Le nuove e nuovissime leve del clero spesso guardano con entusiasmo al “dolce Cristo in terra” e comprendono senza fatica che «Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto» (Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi del 7 luglio 2007). Insomma, nonostante le malelingue sessantottarde curiosamente contrappongano il beato Giovanni XXIII e il Messale del 1962 da lui promulgato, nel silenzio delle sacrestie il giovane clero recepisce senza problemi l’“ermeneutica del rinnovamento nella continuità” e, invece di innalzare messale contro messale, sperimenta piuttosto l’arricchimento reciproco tra antico e nuovo, migliora le proprie celebrazioni nella forma ordinaria e contemporaneamente si prepara a celebrare per la prima volta col rito straordinario.
Pertanto in attesa del primo “introibo ad altare Dei” qualsiasi aiuto può risultare utile a chi deve familiarizzare non solo con un modo diverso di offrire il Santo Sacrificio o di recitare l’ufficio, bensì anche con un calendario differente in cui ad esempio non esiste il “tempo ordinario” e il carattere penitenziale della Quaresima è già in qualche modo presente – viola compreso – nelle precedenti domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima (rispettivamente settanta, sessanta e cinquanta giorni prima della Pasqua); tuttavia in questo tempo pre-quaresimale gli altari possono essere ornati di fiori e si può suonare l’organo, cosa non più possibile a partire dal mercoledì delle ceneri. Inoltre, per sapere quale messa celebrare, il sacerdote dovrà conoscere la divisione in giorni di I, II, III e IV classe e sapere, ad esempio che le feste del Signore di I e II classe subentrano alla domenica in caso di coincidenza. Mentre la commemorazione dei defunti – a differenza del calendario ordinario – cede il posto alla domenica e viene spostata al giorno successivo, come del resto è accaduto nel 2008. Alcune ricorrenze cadono in giorni completamente differenti, come la festa di Cristo Re, che non è l’ultima domenica dell’anno liturgico bensì l’ultima domenica di Ottobre; oltre ai frequenti trasferimenti delle feste dei santi, ad esempio san Benedetto tradizionalmente venerato il 21 marzo, mentre nel calendario “moderno” si celebra l’11 luglio. Altri periodi liturgici sono stati addirittura soppressi per cui molte persone li ignorano completamente: è il caso delle Quattro Tempora, cioè un gruppo di tre giorni – mercoledi, venerdi e sabato – che quattro volte l’anno scandisce liturgicamente l’avvicendarsi delle stagioni, cadendo in Avvento, in Quaresima, subito dopo Pentecoste e infine a settembre – per inciso, l’abolizione delle Quattro Tempora, caratterizzate tra l’altro da un incremento di Letture, stupisce ancora di più se consideriamo che i critici del messale straordinario fanno leva proprio sulla sua presunta “povertà” biblica…!
In conclusione: quale ufficio recitare? Quale Messa celebrare? Verde o Viola? Quante e quali orazioni? È una festa di prima o seconda classe? Di quarta? C’è il Gloria? C’è il Credo? Potremmo continuare all’infinito con tutte queste domande e un sacerdote alle prime armi potrebbe comprensibilmente scoraggiarsi prima ancora di iniziare; ma le complicazioni sono solo apparenti e prima che il reverendo abbandoni l’entusiasmo e decida di gettare la spugna, potrà agevolmente consultare l’Ordo 2009 e trovare immediata risposta a tutte le sue domande nelle chiare e dettagliate tabelle introduttive nonché nel calendario contenente le particolarità di ogni giorno liturgico; infine, nella remota eventualità che permanga ancora qualche dubbio, non resta che chiedere l’aiuto del Cielo recitando qualcuna delle preghiere in appendice. A chi reputasse tutto ciò una perdita di tempo, ricordiamo che non è in gioco l’osservanza di regole puramente esteriori, bensì la corretta celebrazione del Sacrificio di Cristo, che non va fatta a proprio arbitrio – né nella forma ordinaria né in quella straordinaria – bensì secondo le regole stabilite dalla Sua Sposa, la Chiesa; e se anche le regole in sé fossero poca cosa, in tempi di diffusa trasandatezza liturgica sarà bene tener presente l’ammonimento di Nostro Signore: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” (Lc 16,10)

Stefano Chiappalone