(OR) L’istituto matrimoniale rimane una realta’ personale indissolubile

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Nell’ultima udienza al Tribunale della Rota Romana

“Occorre riscoprire la verità, la bontà e la bellezza
dell’istituto matrimoniale che, essendo opera dello
stesso Dio attraverso la natura umana e la libertà del
consenso dei coniugi, rimane come realtà personale
indissolubile, come vincolo di giustizia e di amore,
legato da sempre al disegno della salvezza ed elevato
nella pienezza dei tempi alla dignità di sacramento
cristiano”.
Nell’ultima udienza al Tribunale della Rota Romana

“Occorre riscoprire la verità, la bontà e la bellezza
dell’istituto matrimoniale che, essendo opera dello
stesso Dio attraverso la natura umana e la libertà del
consenso dei coniugi, rimane come realtà personale
indissolubile, come vincolo di giustizia e di amore,
legato da sempre al disegno della salvezza ed elevato
nella pienezza dei tempi alla dignità di sacramento
cristiano”.
È quanto ha ribadito con forza Giovanni Paolo II
parlando ai componenti del Tribunale della Rota Romana
ricevuti in udienza nella mattina di giovedì 29 gennaio,
nella Sala Clementina, in occasione dell’inaugurazione
dell’Anno Giudiziario.
Questi i punti nodali del discorso del Santo Padre: 

“È soprattutto al matrimonio che il Tribunale è
sollecitato a volgere la sua attenzione. Per questo
oggi desidero nuovamente soffermarmi sulle cause
matrimoniali a voi affidate e, in particolare, su un
aspetto giuridico-pastorale che da esse emerge: alludo
al favor iuris di cui gode il matrimonio, e alla
connessa presunzione di validità in caso di dubbio”;

“Il sostegno al matrimonio deve ispirare l’intera
attività della Chiesa, dei Pastori e dei fedeli, della
società civile, in una parola di tutte le persone di
buona volontà. Fondamento di tale atteggiamento non è
una scelta più o meno opinabile, bensì l’apprezzamento
del bene oggettivo rappresentato da ogni unione
coniugale e da ogni famiglia”;

“Proprio quando è minacciato il riconoscimento personale
e sociale di un bene così fondamentale, si scopre più
profondamente la sua importanza per le persone e per le
comunità”;

“Alla luce di queste considerazioni appare chiaramente
che il dovere di difendere e favorire il matrimonio
spetta certamente in maniera particolare ai sacri
Pastori, ma costituisce anche una precisa responsabilità
di tutti i fedeli, anzi di tutti gli uomini e delle
autorità civili, ognuno secondo le proprie competenze”;

“La constatazione delle vere nullità dovrebbe portare ad
accertare con maggior serietà, al momento delle nozze,
i requisiti necessari per sposarsi, specialmente quelli
concernenti il consenso e le reali disposizioni dei
nubendi. I parroci e coloro che collaborano con loro in
quest’ambito hanno il grave dovere di non cedere ad una
visione meramente burocratica delle investigazioni
prematrimoniali di cui al can. 1067. Il loro intervento
pastorale deve essere guidato dalla consapevolezza che
le persone possono proprio in quel momento scoprire il
bene naturale e soprannaturale del matrimonio, ed
impegnarsi di conseguenza a perseguirlo.

“Occorre riscoprire la verità, la bontà e la bellezza
dell’istituto matrimoniale che, essendo opera dello
stesso Dio attraverso la natura umana e la libertà del
consenso dei coniugi, rimane come realtà personale
indissolubile, come vincolo di giustizia e di amore,
legato da sempre al disegno della salvezza ed elevato
nella pienezza dei tempi alla dignità di sacramento
cristiano. Questa è la realtà che la Chiesa e il mondo
debbono favorire! Questo è il vero favor matrimonii!”.

(©L’Osservatore Romano – 30 Gennaio 2004)