O la croce o la svastica

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Luciano Garibaldi, O la croce o la svastica. La vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il nazismo, Lindau 2009, pp. 208, ISBN: 978-88-7180-842-0, Euro 16,50

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È di recente uscita il volume storico di Luciano Garibaldi «O la Croce o la Svastica. La vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il nazismo». Si tratta dell’avvincente racconto, nel consueto stile del giornalista e storico, di un conflitto ideologico-politico durato dodici anni, tanti quanti ne trascorsero dalla presa del potere da parte di Hitler in Germania, per giungere alla fine della seconda guerra mondiale. Un conflitto del quale si sa poco, troppo spesso equivocato da false o incomplete ricostruzioni storiche, alle quali l’autore si è riproposto di porre fine.

 

Luciano Garibaldi, quali furono veramente i rapporti tra la Chiesa di Roma e il Terzo Reich?

Vengo subito al cuore del problema. Il primo febbraio 1933 Hitler prese il potere e s’impegnò a “proteggere fermamente il cristianesimo”. Ma ben presto rivelò le sue vere intenzioni. Una serie di soprusi e violenze ai danni della Chiesa cattolica spinse Pio XI a promulgare l’enciclica “Mit brennender Sorge”. L’assassinio del presidente dell’Azione Cattolica di Berlino, che si era dimostrato solidale con gli ebrei ed aveva pregato con loro, segnò l’inizio di un’autentica persecuzione: soppressione delle scuole cattoliche, chiusura della stampa confessionale, arresto dei suoi direttori, ondata di processi-farsa contro il clero. In Austria, dopo l’Anschluss, ovvero l’annessione al Terzo Reich, si giunse al saccheggio e all’incendio delle scuole cattoliche e del palazzo arcivescovile di Vienna.

Chi furono i prelati più attivi contro il regime nazista?

Un ruolo fondamentale fu svolto dal futuro Beato Clemens von Galen, vescovo di Muenster. Fu lui, assieme al vescovo di Berlino Konrad von Preysing, suo cugino primo, a schierare la Chiesa cattolica tedesca contro il nazismo e a dar vita ad una lotta senza quartiere contro Alfred Rosenberg e il suo “Mito del XX secolo”, il razzismo.

Quale fu il ruolo di Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, allora segretario di Stato, in quelle circostanze?

Furono ben settanta – anche se pochi lo sanno – le note di protesta del segretario di Stato Eugenio Pacelli al governo di Hitler. Conseguenza delle sue iniziative fu la  esplicita accusa contro Pacelli, appena asceso al soglio pontificio, contenute nei rapporti segreti di Reinhard Heydrich, il promotore della “soluzione finale”, ai Gauleiter, i capi delle province tedesche: «è  schierato a favore degli ebrei, è nemico mortale della Germania ed è complice delle potenze occidentali». Del resto, parole inequivocabili di condanna del nazismo sono contenute nei due radiomessaggi pronunciati dal Pontefice in occasione del Natale del 1941 e del Natale 1942. Ma già nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con l’enciclica “Summi Pontificatus”, si era schierato apertamente in difesa degli ebrei. E quando era ancora segretario di Stato, aveva pubblicato alcuni articoli dedicati al nazismo su “L’Osservatore Romano”, in uno dei quali aveva scritto che il partito di Hitler non è “socialismo nazionale”, ma “terrorismo nazionale”.

Qualche episodio specifico e poco conosciuto?

In Germania, la lotta al nazismo partì dal pulpito di una chiesa di Colonia, allorché un famoso gesuita, padre Josef Spieker, esclamò: «La Germania ha un solo Führer, ed è Cristo!». Fu il primo religioso cattolico a finire in campo di concentramento. Riuscirà a salvarsi e a scrivere le sue memorie. Non così quattromila suoi confratelli, che nei Lager nazisti immoleranno le loro vite. Tale fu, infatti, il contributo di sangue che sacerdoti, suore e religiosi tedeschi dovettero pagare alla svastica.

È vero che Hitler ordinò di fare prigioniero il Papa e rinchiuderlo in una fortezza del Lieschtenstein, sull’esempio di quanto, un secolo e mezzo prima, aveva fatto Napoleone Buonaparte con Pio VI e Pio VII?

Sì, ed è un evento storico che ho accertato e raccontato io, per la prima volta, molti anni fa. Fu dopo la disfatta di Stalingrado che Hitler impartì al generale delle SS Karl Wolff l’ordine di predisporre l’arresto del Papa e il suo trasferimento nel Liechtenstein. «Il Vaticano», queste le sue parole, «è un covo di cospiratori contro l’Asse. Bisogna occuparlo, arrestare Pio XII e i suoi cardinali e sottoporli alla nostra autorità». Wolff prese tempo e tergiversò, finché il Führer si decise a rinunciare al progetto. Il generale lo aveva convinto del fatto che, dopo l’occupazione di Roma da parte dei tedeschi e lo stretto controllo esercitato sul Vaticano, non era più necessario eseguire il rapimento. Ma Wolff, che, dietro le pressanti richieste di molti cardinali, aveva fatto sospendere l’esecuzione di parecchie condanne a morte (il che gli varrà il proscioglimento a Norimberga), aveva un piano preciso: lanciare un ponte verso gli angloamericani. E il Papa fece da intermediario, agevolando la resa di un milione di uomini nelle mani degli Alleati.

Nel suo libro c’è anche un capitolo dedicato ai preti filonazisti

Effettivamente, all’interno della Chiesa non mancarono punte di filonazismo. Un caso clamoroso fu quello di monsignor Alois Hudal, rettore del Collegio di Santa Maria dell’Anima di Roma, chiamato “il vescovo bruno”. Ma Hudal non ottenne mai il credito che si attendeva dalla Santa Sede. Nel campo protestante, Ludwig Müller, autoproclamatosi Reichsbischof, “vescovo del Reich”, aveva dato vita alla Chiesa dei Deutsche Christen, il cui statuto contemplava l’Arierparagraph, il “paragrafo ariano” che prometteva guerra incondizionata agli ebrei. Punte di antisemitismo non si ebbero invece mai nei ranghi dei cattolici schierati con Hitler.

Ha anche dedicato un capitolo alle donne cattoliche tedesche che si opposero al nazismo

In effetti, nella storia delle iniziative poste in atto dal mondo cattolico per attenuare le conseguenze della persecuzione antiebraica giganteggiano alcune figure femminili. Tra esse, Margarethe Sommer, animatrice della “Hilfswerk Berlin”, l’opera di soccorso agli ebrei fondata da monsignor Lichtenberg e sostenuta dal vescovo di Berlino, e Gertrud Luckner, infaticabile dirigente della Caritas e organizzatrice, a Friburgo, di un centro per favorire l’emigrazione clandestina degli ebrei verso la Svizzera. Egualmente luminose le storie di madre Matylda Getter, la suora polacca che salvò migliaia di ebrei, e della ungherese Margit Slachta, fattasi suora dopo essere stata, nel 1920, la prima donna eletta nel Parlamento di Budapest. Senza dimenticare Germaine Ribière, che a Parigi diede vita all’organizzazione “Amitié Chrétienne”.

Da chi, come lei, ha scritto un libro come «Operazione Walkiria», non ci si poteva non attendere un approfondimento sul ruolo avuto dalla Chiesa cattolica nell’attentato a Hitler del 20 luglio. Quali le novità in proposito?

In merito al complotto del 20 luglio, un  dubbio non è mai stato risolto: è vero che il colonnello Von Stauffenberg, fervente cattolico e amico del vescovo di Berlino, prima di compiere l’attentato, andò da lui a confessarsi, ottenne l’assoluzione e si comunicò? Nelle mie pagine, ho cercato di chiarire l’enigma che da allora intriga gli storici e il popolo cristiano. E che va collegato con la durissima repressione che, dopo il fallito Putsch, colpì non solo gli ambienti militari, ma anche il mondo cattolico, con centinaia di sacerdoti e  religiosi arrestati, impiccati o mandati a morire nei Lager.

Perché ancora in molti si ostinano a considerare Pio XII un Papa antisemita e filonazista?

Le calunnie hanno le gambe lunghe. Gli storici schierati a sinistra che – per vendicarsi dell’anticomunismo di Pio XII – sparsero fango sulla sua memoria, sono però positivamente contrastati da moltissimi ebrei, anche famosi, che si sono  schierati in sua difesa: Albert Einstein, Golda Meir, Martin Gilbert, Michael Tagliacozzo, Gary Krupp, Elio Toaff, William Zuckermann. Nomi di altissimo prestigio che prima o poi, ne sono certo, riusciranno a convincere i loro correligionari facendo trionfare la verità.

Da: Il Sussidiario puntonet, del 19/12/2009