Marco Pannella: un nemico della Cristianità

Matrimonio e Famiglia

Ad posterum rei memoriam

by · 21 maggio 2016

 

 

Chiunque sia, non dico cattolico, ma perlomeno una persona che vive cercando di perseguire un criterio di razionalità e onestà, non può apprezzare quasi nulla di quest’uomo, tanto meno elogiarne gli atti.

Se poi è un ecclesiastico a elogiarlo, diviene scandaloso l’elogio.

Un ecclesiastico, dovrebbe pregare per la sua anima (in quanto fino all’ultimo istante di vita ci si può salvare) ma al contempo condannare pubblicamente tutto l’immenso male compiuto da costui, a partire dalla corresponsabilità nell’uccisione di milioni di bambini nel grembo delle madri per arrivare a quella di decine di milioni di giovani rovinati o uccisi dalla droga, a partire dall’aver dissolto ogni senso di morale pubblica nella società italiana per arrivare all’appoggio dato per far entrare in parlamento assassini, terroristi e prostitute, a partire dal sostegno dato a qualsivoglia pratica frankeinsteiniana ed eugenetica per arrivare alla normalizzazione della sodomia, dell’incesto, e di quant’altro possibile e immaginabile.

A partire dalle sue campagne per il divorzio e la distruzione della famiglia per arrivare – pochi lo sanno o lo ricordano – alla proposta della legalizzazione della pedofilia “pacifica”…
E potremmo continuare a lungo con le malefatte di questo nemico del bene e degli uomini. Tutti ricordano Cicciolina, ma pochi ricordano Toni Negri…

Quanta morte sulla coscienza di quest’uomo, e quanti morti.
Quanta corruzione morale, e quanti moralmente corrotti.

Chi lo elogia, si rende complice di tanta infamia.
E se ecclesiastico, la complicità è mostruosa, come e più del corruttore.
Chiunque sia.

Certamente, su una cosa sono d’accordo con tutto l’elogio laico e non laico di queste ore e dei prossimi giorni: è stato senza dubbio un altissimo esponente di questa Repubblica Italiana.
Su questo, non vi può essere dubbio alcuno.

Ora è al cospetto di Dio.
Ed è al cospetto di tutte le sue vittime e delle vittime delle sue battaglie e dei suoi complici.

A Dio la sentenza.
A noi la memoria imperitura dei suoi atti pubblici.

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