Libri di testo. Storia: Alle radici del domani

In libreria

Alle radici del domani. SEDES Editore, 2004, ISBN: 8853801859.
Il Medioevo (1° volume) € 14,20, ISBN: 97888538-0185-5;
Dall’umanesimo alla Rivoluzione francese (2° volume) € 16,40, ISBN: 97888538-0186-9;
L’Ottocento e il Novecento (3°volume con Portfolio) € 20,00, ISBN: 97888538-0187-6

Sconto su: http://www.theseuslibri.it/department.asp?Id=24

Alle radici del domani è un nuovo corso di storia per la scuola secondaria di primo grado che si compone di tre volumi, scanditi secondo la nuova periodizzazione prevista dalla recente riforma scolastica.
Nell’opera viene affermata la necessità della conoscenza di base della storia, liberata da ipoteche di tipo ideologico e dall’impronta storiografica marxista; vengono offerti molteplici stimoli alla capacità critica dell’alunno; viene attribuita importanza centrale alla nascita della civiltà europea e occidentale; l’opera mira a restituire alla storia il suo tradizionale ruolo di disciplina fondamentale per la formazione civile degli studenti. In ogni capitolo, alla parte narrativa, in cui vengono descritti gli eventi e i fenomeni essenziali, si affianca infatti un vasto apparato integrativo comprendente numerose rubriche che consentono ampliamenti e approfondimenti, nonché la differenziazione dei percorsi di apprendimento a seconda delle necessità e degli interessi individuali degli alunni.
Le rubriche sono dedicate alle vicende dei continenti extraeuropei (Oltre l’Europa), alla vita culturale e al costume (Quadri di civiltà), alla storia politica e sociale (Ingrandimenti), ai documenti e alle letture storiche (Andare alle fonti), ai collegamenti con le altre materie (Richiami interdisciplinari), alla spiegazione del significato e dell’origine dei vocaboli usati (Parola di storico), alle riflessioni che la lettura del capitolo può stimolare (pensiamoci su). Inoltre, alla fine di ogni capitolo, è disponibile una breve sintesi (Per sommi capi) in cui sono riassunti gli eventi essenziali.
L’apparato didattico. Ogni capitolo è integrato da un ricco apparato didattico, comprendente questionari a risposta sia aperta sia chiusa, da un ricco supporto di illustrazioni e cartine geografiche e da una rubrica conclusiva, intitolata "Gli occhi della storia", in cui vengono invitati gli alunni a collocare, nello spazio bianco lasciato accanto a un certo numero di date, gli eventi che vi si sono svolti.
Gli autori: Roberto De Mattei è ordinario di storia moderna e attualmente subcommissario del Cnr per le discipline umanistiche; Enrico Nistri e Massimo Viglione sono insegnanti di scuola secondaria di primo grado. Alessandro Grittini, anch’egli insegnante, ha curato gli apparati didattici e i richiami interdisciplinari; Robi Ronza, giornalista e scrittore, è il curatore editoriale dell’opera.

RECENSIONE di Francesco Agnoli – da Il Foglio – Giovedì 7 aprile 2005

Alle radici del domani: Colonna (non infame) contro la storiografia ideologizzata che ammorba i manuali scolastici

La storia è maestra di vita, insegna a non rifare gli errori del passato, fa capire il presente… Quante volte abbiamo sentito frasi come queste, senza che la storia, quella studiata a scuola, sembrasse insegnarci veramente qualcosa, sembrasse corrispondere alle nostre domande. Perché la storia, allora, è importante? Terenzio scriveva: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto". Tutto ciò che è umano mi interessa, mi parla, entra in relazione con la mia volontà di comprendere e di conoscere. La storia è il cammino dell’uomo: Per questo può affascinarci, rispondere alla nostra sete di sapere come l’uomo ha concepito, nel tempo, il suo essere ed il suo fine. Può farci meglio comprendere la civiltà in cui viviamo, il passato in cui affondiamo le radici, perché il passato è sempre fondamento del presente.
La nostra stessa personalità è condizionata dalla sua storia: tutte le esperienze di cui siamo stati protagonisti o semplici attori hanno lasciato dei segni che, incisi nel carattere, hanno dato luogo alla individualissima struttura della personalità. Noi siamo anche il nostro vissuto: nulla ci è tanto vicino, con una presenza dinamica, quanto il. passato. Esso interviene con "voce possente" quando si tratta di elaborare una scelta di vita, al punto che ciascuno è figlio delle proprie scelte, ma le scelte di ciascuno sono anche figlie delle sue esperienze passate: così è anche per una civiltà.
La storia, allora, è importante per l’uomo proprio per il suo essere caratterizzato dalla facoltà della memoria, che lo differenzia dall’animale. Quest’ultimo infatti vive solo la dimensione del presente, l’attimo, l’istante, senza collegarlo al prima e al poi. Così l’uomo senza storia, senza ricordo, l’uomo del carpe diem, tende all’animale: tutto, in lui, è frutto di decisioni immediate, senza riflessione, individualistiche e perciò momentanee, reversibili e quindi instabili ed insoddisfacenti.
Pure nel campo degli affetti: una storia d’amore è fatta anche di memoria, di passato, e non esisterebbe, o non reggerebbe, se non fosse così (per questo è, appunto, una "storia").
Lo studio del passato allora è importante, a patto che non venga avvilito, come spesso accade, da visioni assai parziali. La storiografia marxista, ma anche quella liberale, per esempio, hanno ridotto tutto all’homo oeconomicus: ciò che conta sono solo le motivazioni economiche, materiali. Studiamo avvenimenti, fatti, date, guerre: ma gli ideali, i sentimenti, la religiosità dell’uomo rimangono estranei, banditi da molti testi scolastici, come se non appartenessero al suo orizzonte, come se non avessero consistenza. Così, a scuola, affrontiamo il Medioevo, i nomi delle tasse e delle gerarchie feudali, senza saper nulla del monachesimo, che ha fondato l’Europa moderna; studiamo le cattedrali romaniche e gotiche dal punto di vista architettonico, statico, tecnico, ma non i loro significati simbolici, lo spirito con cui vennero costruite, il cuore di ciò che sono. Leggiamo Dante facendo la parafrasi, senza gustarne lo spirito. C’è infatti una serie infinita di cose che i manuali scolastici banalizzano o pongono tra parentesi, al punto che ciò che analizziamo sembra un cadavere, osservato magari al microscopio, di cui conosciamo ossa, costole, cranio, ma non la vita intima, pulsante.

Propaganda e retorica
Inoltre la storia deve emanciparsi, per quanto possibile, dalle strumentalizzazioni ideologiche. Non è più concepibile, ad esempio, come sostiene da decenni lo storico Pucci Cipriani, continuare oggi la retorica risorgimentale che i governi post-unitari proposero per giustificare se stessi. Altrimenti non si capiscono la questione meridionale, l’industrializzazione del settentrione, l’emigrazione; altrimenti non si comprendono le riflessioni sulla delusione post-risorgimentale delle plebi meridionali di Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa. Non è più possibile, ancora, soffermarsi per mesi sul fascismo, morto e per fortuna sepolto, e liquidare il comunismo, la rivoluzione bolscevica, la rivoluzione cinese, cambogiana, vietnamita ecc in poche pagine e in poche ore, come avviene pressoché in tutte le scuole e in tutti i manuali… Non è corretto, infine, per troncare una lista che potrebbe divenire assai lunga, dimenticare che il Novecento è stato anche il secolo di circa 44 milioni di cristiani perseguitati e uccisi per la propria fede. Per questo, dopo decenni di manuali ripetitivi e scontati, spesso ideologici e parziali, la Agedi ha dato alle stampe un testo di valore, "Alle radici del domani", a cura di R. de Mattei, E. Nistri, M. Viglione e R. Ronza: inizio, si può sperare, di una nuova fioritura di studi più liberi e più onesti.