(Libero) Excalibur imbarazza l’intellighenzia progressista

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“Libero”, 10 novembre 2002

ANCORA OGGI MIGLIAIA DI PERSEGUITATI POLITICI MARCISCONO NELLE CARCERI
COMUNISTE

Le foto che l’Unità non vuol vedere
La sinistra protesta per i teschi di Pol-Pot a Excalibur. Ma non ci sono
solo quelli. Da Cuba alla Corea del Nord, ecco la storia che non piace ai
compagni

ANDREA MORIGI
Hanno scritto sull’Unità che è una Tv carica di odio, perché Excalibur
denuncia i crimini, passati e presenti, del socialcomunismo. Sul giornale
diretto da Furio Colombo sono perfino arrivati a difendere il regime
totalitario di Pechino perché, testuale, «l’amministrazione Bush riconosce
al governo comunista cinese lo status di paese più favorito». Se il
vicedirettore di RaiDue e conduttore del programma, Antonio Socci, continua
così, ha deciso ieri il massimo organo dei Democratici di Sinistra, noi alla
sua trasmissione non ci andremo mai. Un altro Aventino. E poi Socci ha la
barba, a differenza di Fini e Gasparri. Ed è persino una «barba nervosa»,
quella del nemico del popolo. Compagno rasoio, pensaci tu.

Per poco meno, in Cambogia, si ammazzava la gente. Bastava portare gli
occhiali e si finiva al muro. Avevano studiato, i miopi
contro-rivoluzionari. Perciò si erano infettati con la propaganda
capitalista. Rieducarli nei campi di concentramento sarebbe stato inutile e
dispendioso. Ai falangisti invece, in Spagna, tra il 1931 e il 1939, si
cavavano direttamente gli occhi. Ed Excalibur è un programma «falangista»,
sentenzia il titolo del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Una destra
«Dio Patria e Famiglia», inaccettabile, che chiama alla divisione e alla
guerra civile. Il colmo dello scandalo, per il condirettore dell’Unità,
Antonio Padellaro, consiste nei quindici minuti dedicati alle apparizioni
mariane di Medugorje.

Lo scrive pure scorrettamente, a testimoniare che il toponimo non gli è
familiare. Del resto, i santuari e le Madonne, durante la guerra cosiddetta
“civile” spagnola non venivano mica nominati. Si entrava e si iniziava a
sparare all’impazzata, fucilando le immagini di Nostro Signore e di Maria
Santissima. Poi, anche a loro, si cavavano gli occhi.

Così non potevano più né lacrimare né vedere lo scempio delle tombe e dei
reliquiari, da cui venivano estratti, per oltraggiarli, i corpi dei
religiosi, dei santi e dei martiri. Era la prassi del Fronte popolare
antifascista, appoggiato dai sovietici per costruire la testa di ponte del
socialcomunismo in Europa. Se avessero vinto loro, i progressisti, Socci
sarebbe in un GULag, altro che a condurre talk-show con quel «suo sguardo
febbrile, a tratti spiritato».

Teschi, ossa, campi di concentramento, fucilazioni, carestia, sacrilegi. C’è
poco da nascondersi. È l’essenza del comunismo, ancora oggi. Cinquanta
vescovi, preti e laici cattolici cinesi sono oggi in carcere, agli arresti
domiciliari o latitanti, mentre trentasette correligionari sono scomparsi
nel nulla, alcuni sin dal 1995. Senza parlare dei Falun Gong, mandati a
morte e nei manicomi. Se il «reazionario e aristocratico» Socci vorrà
parlarne, forse otterranno anche loro lo status di desaparecidos. Altrimenti
rimarranno nell’oblìo. Come i 93 preti massacrati dai partigiani dopo
(dopo!) il 1945. Nemmeno i fascisti e i nazionalsocialisti, insieme, erano
riusciti ad arrivarci, fermandosi a quota 66.
Una teoria curiosa quella per cui la pacificazione degli animi si otterrebbe
dimenticando i massacri. Non l’ha capita il Pontefice, che continua a
beatificare e a canonizzare martiri, figuriamoci se la può capire Socci, che
sulle persecuzioni contro i cristiani, recentemente, ci ha perfino scritto
un volume. Comunque, il discorso non vale per il presente, per l’inferno
della Corea del Nord, dove sono rinchiuse tra le centocinquantamila e le
duecentomila persone, tra detenuti comuni e politici, in gran parte
colpevoli soltanto di avere rapporti di parentela con presunti oppositori
del regime.

Non vale per Cuba, dove i proventi del turismo sessuale sono impegnati per
gestire duecentocinquanta carceri piene di dissidenti, rei magari di aver
difeso il diritto alla vita, come il medico Oscar Elías Biscet, liberato la
settimana scorsa dopo tre anni di prigione.

È cambiata questa sinistra. Ora che in giro per il mondo non ci sono più
dittature “fasciste”, di diritti umani non si interessa più. Il Muro di
Berlino sembra essere crollato addosso proprio agli ex comunisti e questo
non è certo l’ultimo tra i segnali della loro crisi, d’identità e di valori,
prima ancora che politica. Magari quello che serve ora alla sinistra, per
tirarsi fuori dalle macerie e dalla polvere, è proprio Excalibur, la spada
nella roccia.