La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale

In libreria

Alessandra Nucci, La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale, MARIETTI, Milano 2006, pp. 256, ISBN 8821165442, € 18,00.

Sconto su: http://www.theseuslibri.it/

Da molti anni il femminismo antagonista, che rappresenta una parte consistente del movimento femminista e senz’altro quella più visibile e attiva, estremizza e subordina a fini politici le legittime istanze delle donne. Si tratta, secondo Alessandra Nucci – autrice di La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale, appena pubblicato dalla casa editrice Marietti 1820 – di un’evoluzione del femminismo che ha per obiettivo reale non la parità tra uomo e donna, bensì la scomparsa dell’assetto sociale basato sulla famiglia in funzione di una visione antropologica di «genere» che «postula un’umanità basilarmente androgina e in tutto intercambiabile e l’antagonismo anti-uomo elevato a prassi di portata e ambito mondiale».

Il saggio di Alessandra Nucci è una riflessione, acuta, serrata e assai ben documentata, sui modi e i canali con cui si cerca di inserire nella cultura e nelle convinzioni di tutti il modello globale di donna che ne deriva, omologato ad un canone prefissato. «Quello che interessa – spiega l’autrice nell’introduzione al testo – non sono tanto le posizioni femministe in sé, bensì il fatto che, in un’epoca in cui si relativizza sistematicamente qualsivoglia idea, religione o filosofia, tali posizioni vengono date per valide in partenza, descritte e inserite nei meccanismi educativi come verità assolute, saltando a piè pari, in nome di una missione salvifica, il momento della consapevolezza e dell’adesione personale». In sostanza, dunque, si tratta di un femminismo dal carattere totalitario, che vorrebbe – sono ancora parole di Nucci – «imporre la sua visione su ogni cosa, che parla di uguaglianza quando intende uniformità, che crea pregiudizi con la scusa di combatterli, che si presenta come anti-autoritario mentre conduce a un nuovo autoritarismo».
Concentrato ad assicurare alle donne la «salute riproduttiva» ovvero il diritto riproduttivo, inteso in pratica come diritto di non procreare ricorrendo liberamente all’aborto, il femminismo antagonista si è naturalmente alleato con il movimento ambientalista ecocatastrofista, impegnato a realizzare uno sviluppo sostenibile o addirittura un processo di «decrescita». Entrambi i progetti, che continuano a conquistare consensi benché sia la cosiddetta «bomba demografica» sia l’esaurimento delle principali risorse naturali entro la fine del secolo scorso si siano rivelate previsioni sbagliate, richiedono per forza un controllo demografico inflessibile e hanno trovato nelle rivendicazioni femministe uno strumento utilissimo.

Meno scontata, anzi impossibile, avrebbe dovuto essere invece l’alleanza del femminismo antagonista con il terzomondismo. Sembrerebbe infatti che nessuna donna al mondo possa dubitare delle conquiste straordinarie che l’Occidente ha realizzato in fatto di tutela della persona e che garantiscono alle donne dignità, libertà e diritto alla vita come mai prima è avvenuto nella storia umana. Eppure l’altro grande alleato del femminismo antagonista è proprio quell’insieme di teorie che vedono nelle società preindustrali gli esempi supremi di rispetto dei valori umani e demonizzano l’Occidente come se fosse il principale e ultimo difensore del sistema patriarcale responsabile di millenni di soggezione femminile.

Convinte, malgrado ogni evidenza, che l’Occidente rappresenti la società più opprimente, ingiusta e violenta nei confronti delle donne, le femministe antagoniste individuano coerentemente nella religione cristiana il maggiore nemico, l’ostacolo da abbattere sulla strada della piena realizzazione di sé che ogni donna ha diritto di percorrere. In particolare, respingono il modello di femminilità rappresentato da Maria di Nazareth, rifiutando per la donna le virtù che si riassumono nella Madre di Dio.

In tutto ciò, come sempre accade con le ideologie, l’intento originario – in questo caso il bene delle donne – perde rilevanza. L’altra «metà del cielo» diventa così pretesto, occasione e strumento di battaglie combattute nell’ambito dell’attuale conflitto contro l’Occidente, entrato da alcuni anni nella sua fase più cruenta. Il fronte interno antioccidentale è forte anche della militanza del femminismo antagonista.

Anna Bono
23 novembre 2006
bono @ ragionpolitica.it

La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale

In libreria

Alessandra Nucci, La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale, MARIETTI, Milano 2006, pp. 256, ISBN 8821165442, € 18,00.

Sconto su: http://www.theseuslibri.it/

Da molti anni il femminismo antagonista, che rappresenta una parte consistente del movimento femminista e senz’altro quella più visibile e attiva, estremizza e subordina a fini politici le legittime istanze delle donne. Si tratta, secondo Alessandra Nucci – autrice di La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale, appena pubblicato dalla casa editrice Marietti 1820 – di un’evoluzione del femminismo che ha per obiettivo reale non la parità tra uomo e donna, bensì la scomparsa dell’assetto sociale basato sulla famiglia in funzione di una visione antropologica di «genere» che «postula un’umanità basilarmente androgina e in tutto intercambiabile e l’antagonismo anti-uomo elevato a prassi di portata e ambito mondiale».

Il saggio di Alessandra Nucci è una riflessione, acuta, serrata e assai ben documentata, sui modi e i canali con cui si cerca di inserire nella cultura e nelle convinzioni di tutti il modello globale di donna che ne deriva, omologato ad un canone prefissato. «Quello che interessa – spiega l’autrice nell’introduzione al testo – non sono tanto le posizioni femministe in sé, bensì il fatto che, in un’epoca in cui si relativizza sistematicamente qualsivoglia idea, religione o filosofia, tali posizioni vengono date per valide in partenza, descritte e inserite nei meccanismi educativi come verità assolute, saltando a piè pari, in nome di una missione salvifica, il momento della consapevolezza e dell’adesione personale». In sostanza, dunque, si tratta di un femminismo dal carattere totalitario, che vorrebbe – sono ancora parole di Nucci – «imporre la sua visione su ogni cosa, che parla di uguaglianza quando intende uniformità, che crea pregiudizi con la scusa di combatterli, che si presenta come anti-autoritario mentre conduce a un nuovo autoritarismo».
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