(La Stampa) Le religioni in Italia

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Se la fede cerca casa


di Guido Ceronetti (La Stampa, 20 gennaio 2007)


(da www.censur.org)

Nel rapporto del Cesnur un’altra Italia, dai cattolici scismatici ai satanisti, dai teosofi agli gnostici fino alla galassia New Age. Con una caratteristica in comune: la ricerca di qualcosa in cui credere.


Non posso arrendermi a ritenere vero un obbrobrio che la chiacchiera comune e l’ipertensione mediatica si sforzano di far credere: che gli abitanti, i cittadini di questa nazione pensano esclusivamente a fare o a risparmiare denaro e subito dopo ad aver paura dei troppi – e ormai davvero troppi – ladri. Perché quello non è l’uomo. Parli italiano o veneto o siciliano, l’uomo – mente, anatomia e aura – è pur sempre e principalmente un esule di altri mondi, che rosicchia quest’osso Terra per castigo o per caso. Dunque il denaro e le paure non corrispondono ad una idea vera di ciò che un essere umano, in realtà, sia.


Allora mi abbandono ad una statistica che me ne dica qualcosa.


C’è in giro da poco un formidabile volume del benemeritissimo Centro per lo Studio delle Nuove Religioni (Cesnur) che ha sede a Torino e che dirige Massimo Introvigne, inuguagliato conoscitore. Ne è autore lo stesso Introvigne insieme a Pierluigi Zoccatelli, altro autore delle edizioni Cesnur: «Le religioni in Italia». Sono 1.147 pagine di attenzione al fenomeno religione oggi in Italia, che in buona parte riflette la situazione dell’Occidente europeo, e naturalmente non è leggibile che quando si cerca interrogando, non per divertirsi in una foresta stregata. Tuttavia anche il mettersi a sfogliare l’opera per curiosità può in qualche punto far vibrare corde sopite, perché pur entro uno schema rigido e nella secchezza impersonale della trattazione, questo non è un catalogo di argomenti d’indifferenza: se niente davvero qua dentro corrispondesse ad un bisogno interiore che ignori, sei un’anima assiderata, trascini un morto.


La stessa Chiesa Cattolica non è un monoblocco con unico centro in San Pietro e Papa, non sono pochi i gruppi che senza essere di riformati e con la denominazione di Chiese Cattoliche non riconoscono il potere e le direttive di Roma, e sono gerarchiche come la romana e addirittura hanno un papa (un prete scomunicato venne eletto col nome di Clemente XV in Lorena, un altro, un quebechese, gli succedette nel 1968, come Gregorio XVII). La diffusione è tra Canada, Antille e altre Americhe, ma anche l’Italia ha gruppi di questi devoti, che non si mettono in mostra, vagamente indicati tra veronese e bresciano. La loro caratteristica è il bisogno di visione, quel che coagula questi scismatici e me li rende simpatici è che in loro circola ancora la fiamma, che non può estinguersi, della profezia e della visione, mortificatissime nella Chiesa ufficiale, entità statale priva, come ogni altro Stato, d’immaginazione. In alcune si è mantenuto il culto della Madonna della Salette, grande passione di Léon Bloy. (Io ho seguito un poco le traversie di Mélanie Calvat, visionaria della Salette, il cui sepolcro è luogo di pellegrinaggi francesi, a tutt’oggi, nel convento di Altamura di Puglia, dove morì, invisa a Roma, nel 1904). Sulla traccia della sua autobiografia di suorina perseguitata, Léon Bloy scrisse nel 1911 un testo apologetico rimasto incompiuto (Mercure de France 1970). Per chi ha occhi per vederlo, il dono di veggenza non ha mai cessato di riapparire.


Le cifre che dà Introvigne hanno una loro eloquenza. I cittadini italiani presenti oggi sono 58.462.375: con la fluttuante popolazione straniera immigrata arriviamo a una popolazione (dati Caritas) di circa sessantuno milioni. Italiani autoctoni e di genitori italiani che si riconoscano nella Chiesa di Roma sono i più, dei cinquantotto milioni e passa censiti (la somma di tutte le minoranze religiose, secondo Introvigne, non superando il milione e ventiquattromila persone) però tra religione dichiarata o iscritta nei registri parrocchiali e la religiosità c’è sicuramente un non calcolabile abisso. I più sono tiepidi (l’Evangelo preferisce la freddezza totale alla tiepidità) e, salvo poche occasioni cerimoniali, in difetto di osservanza. Sul fronte opposto non sono invece tiepide le minoranze, in quanto frutto di scelta libera, di decisioni maturate, e di bisogno di spiritualità.


Non entro ulteriormente in percentuali: l’uno conta più dei molti e giustamente nell’introduzione viene escluso il termine adulterante e ingiurioso di setta: quando non si tratta di chiese (anche di radunanze minime) è meglio parlare di comunità o di gruppi. Dove l’impassibile schedario dedica spazio ai culti satanici il termine chiesa resta perfettamente valido, nella sua indifferenza semantica. Non riesco ad accogliere il suggerimento di adoperare l’usatissimo network, sebbene il collegamento interno ed esterno nella maggior parte dei gruppi religiosi avvenga per lo più per via informatica e probabilmente mediante cellulare – ma è per purismo linguistico. Non bisogna dimenticare che l’idolo che sovrasta tutto e che ha l’occhio anche sul più fuggitivo moto del cuore verso il Numinoso è l’onnipotente Technology, al quale ci siamo consegnati. La frontiera, tra religiosità casta e incruenta e l’agguato di un sacro omicida che alza nell’ombra il coltello sacrificale, non ha posti di blocco e riflettori di perlustrazione: la giungla senza confini è dietro l’uscio sempre. Il paragrafo su Le Chiese di Satana a Torino (a pag. 944) è, per chi conosca un po’ la faccenda, tra i più interessanti, però mi pare riduca troppo il fenomeno (inquietante perfino per un Papa, Montini) a dimensioni di esibizionismo farsesco.


Nella tavola 3 dell’introduzione il satanismo organizzato (questa sottolineatura è importante) ha il numero di adepti più basso: duecento, mentre neopagani e gruppi teosofici ne contano tremila ciascuno. Spiritisti, ufologisti, gnostici arrivano insieme a tremila. La somma degli aderenti all’area esoterica toccherebbe i 13.500. E sono, insieme, alla dispersa pleiade New Age-Next Age quelli per cui si sono aperte in Italia più librerie, dunque, presumo, dove si legge di più. (Me ne rallegro, purché la templariomania non catturi più lettori di Yogananda, Ermete Trismegisto e dei commenti alla Bhagavad-Gita). Ma sarà più corretto in italiano, per New Age, il maschile o il femminile? Sembra che questo dubbio linguistico indichi un po’ l’ambiguità androgina del movimento, che non è propriamente una religione e tanto meno una chiesa ma lambisce tutte, e non esclude nessuna, le religiosità non cristiane, e per il quale Introvigne-Zoccatelli, alla sezione 38, hanno architettato la definizione di metanetwork, da cui emerge la difficoltà di una più plausibile definizione.


Finora io ho detto e scritto la New Age, però il, preferito dagli Autori, è ugualmente appropriato. E in questa costellazione, oggi nel mondo numerosissima (per l’Italia si dà la cifra di ventimila aderenti, ma chi può «noverar le stelle ad una ad una»?) potrei riservarmi un chiodino galattico dove appendere la mia altalena di lunga vita mentale fuori dai cerchi del fanatismo e delle limitazioni. Il rinnegamento drastico dell’antropocentrismo biblico, autentico cancro della civiltà moderna che del messaggio biblico non ha ritenuto che questo punto di delirio, mi veste come una calzamaglia di ballerina, ed è leitmotiv di tutto il New Age. Nomadismo, un partire perpetuo, rifuggire dal garage protetto di qualsiasi filosofia, dal bacino di carenaggio che non si lascia mai più per il più largo dei larghi dove in qualsiasi direzione il timone punta all’invisibile altare del Deus Ignotus e al porto nirvanico del Pleroma: là ho finito per approdare, allontanandomi da ogni approdo. Anche il messianismo ufologico e contattistico, sulle note Mi-Re-Do-Do-Sol degli Incontri Ravvicinati, mi chiama, perché senza un barlume di messianico senza figure siamo perduti in una materia che può soltanto uccidere, senza fine.


Testo capitale – riassumo – per chi cerca una casa. Ne propone di tutti i tipi, aperte e disponibili, qualcuna con bella vista, altre oscure e pericolose, e sono più di seicento! La fantastica Agenzia torinese Cesnur è una molteplicità di segnali luminosi nella notte.