L’Europa sarà cristiana o non sarà

In libreria

Mario Mauro, L’Europa sarà cristiana o non sarà. Spirali (tel.: 02-8054417), Milano 2004, pp. 140, € 15,00.
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Se, in una sorta di volo panoramico sulle differenti civiltà, ci poniamo il problema di considerare il rapporto fra religione, cultura e politica, notiamo la presenza di tre possibili categorie: il laicismo, per cui tra fede e cultura ci deve essere totale separazione ed è negativo ogni tentativo del credente di far diventare la sua fede cultura e di giudicare la cultura, quindi anche la politica, alla luce della fede; il fondamentalismo, per cui fede e cultura e fede e politica coincidono e quindi ogni modo di produzione della cultura che non parta esplicitamente dalla fede, ogni politica che non sia direttamente e senza mediazioni religiosa, sarà considerata necessariamente sospetta e, infine, la laicità, per cui tra fede e cultura non c’è separazione, ma distinzione e dunque la cultura, come la politica e tutte le realtà terrene e secolari, ha una sua sfera di autonomia che va riconosciuta e difesa, pur potendo e dovendo essere giudicata alla luce della fede e della morale. 

Risulta peraltro piuttosto evidente che se da una parte il modello del fondamentalismo – inteso almeno come categoria «allargata» – può essere esteso a molteplici esperienze interne al mondo musulmano, dall’altra, nonostante l’assonanza linguistica, la laicità non è la laïcité à la française, che coincide piuttosto con il laicismo, termine quest’ultimo che si rivela più adatto a tradurre il vocabolo francese «laïcité».

Leggiamo a questo proposito un recente volume di Mario Mauro, deputato al Parlamento europeo dal 1999, vice-presidente della Commissione per la cultura e membro della Commissione per gli affari esteri, i diritti dell’uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa: «Non sono preoccupato del fatto che, nella bozza di Costituzione europea, manchi la citazione delle radici cristiane dell’Europa e che questo rechi danno all’esperienza dei cristiani o alle sorti di Santa romana chiesa o delle chiese in Europa. […] Non sono preoccupato né per i cristiani né per il cristianesimo. Sono preoccupato, piuttosto, per la democraticità delle istituzioni, che sono frutto di quell’insegnamento che ha separato nettamente religione e politica, e che è insito nel cristianesimo stesso».

Così, per l’autore il vero fondamento dell’esercizio della libertà, «di ciò che della persona resta impenetrabile al potere», sta nella distinzione introdotta da Gesù: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Matteo 22,21), distinzione che la sociologia contemporanea chiama con termine tecnico «laicità». E questo fondamento non può e non deve essere sacrificato sull’altare del «politicamente corretto» poiché le stesse istituzioni europee sono il frutto di una distinzione fra religione e politica all’insegna – appunto – della libertà: «le radici dell’Europa sono radici cristiane perché serbano questo particolare accento della libertà, che è poi il cristianesimo stesso».

Andrea Menegotto
Con il permesso dell’autore