Kolbe e il comandante

In libreria

Padre Ladislao Kluz, OCD, Kolbe e il comandante, Edizioni dell’Immacolata, Borgonuovo di P.M. (BO), 2001, pp. 367, euro 12,91
Edizioni dell’Immacolata, viale Giovanni XXIII 19, 40044 Borgonuovo di
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La bibliografia su San Massimiliano Kolbe è talmente vasta, che viene spontaneo chiedersi se era poi così necessaria la pubblicazione di un nuovo volume – l’ennesimo sull’argomento – che ne tracci il profilo biografico.
E’ ben vero che la vita, l’opera e la spiritualità di san Massimiliano sono talmente ricchi da essere difficilmente contenibili in una sommatoria di volumi, per quanto numerosi. Basta ricordare l’impulso dato da san Massimiliano alla diffusione della devozione all’Immacolata Concezione di Maria SS., piuttosto che l’attività pionieristica svolta nell’ambito dell’apostolato della buona stampa, oppure l’utilizzo della comunicazione mass-mediatica quale strumento di evangelizzazione. Padre Kolbe ha saputo vivere il carisma apostolico e la dimensione missionaria sotto tutti i profili, come dimostrano le svariate opere da lui realizzate persino in Giappone, la terra di missione scelta quale campo privilegiato di apostolato.

Tutt’oggi la vitalità della sua eredità spirituale è testimoniata dalle innumerevoli opere da lui fondate oppure a lui ispirate: pensiamo alla Milizia dell’Immacolata; a Niepokalanòw (la Città dell’Imacolata, città-convento fondata in Polonia nel 1927 e diventata negli anni trenta la più vasta struttura conventuale del mondo); all’ Istituto delle Missionarie dell’Immacolata – Padre Kolbe, fondato in Italia da Padre Luigi Faccenda OFM conv. nel dopoguerra. Persino la casa editrice che ha pubblicato il libro di cui andiamo parlando: le Edizioni dell’Immacolata, sono diretta emanazione del suo carisma apostolico.

Ciò nonostante, l’aspetto per il quale Massimiliano Kolbe ha guadagnato fama universale e per cui è stato annoverato fra i santi martiri della Chiesa, è la suprema testimonianza di amore resa in uno dei luoghi-simbolo dell’orrore prodotto dal secolo delle ideologie: Auschwitz (in polacco Oswiecim). In questo luogo di sofferenza, dove l’odio sembra aver definitivamente soppiantato l’umanità, un uomo: Padre Massimiliano, ha offerto la sua vita perché un suo sconosciuto compagno di sventura potesse continuare a vivere. Un gesto che ha trovato il suo naturale coronamento dopo poco più di quarant’anni: il 10 ottobre 1982, in piazza San Pietro a Roma, dove Giovanni Paolo II ha presieduto la sua canonizzazione decretando che, oltre a essere venerato quale confessore, da ora in avanti san Massimiliano Kolbe lo sia anche quale martire della Chiesa universale.

Se questi sono gli aspetti noti della vita di san Massimiliano, ciò che rappresenta la novità della biografia proposta da Padre Ladislao Kluz è quello di proporla in parallelo con quella del suo carnefice: Rudolf Hoess, comandante del campo di Auschwitz. Anche se non direttamente responsabile del martirio di Padre Kolbe, avvenuto per ordine del capitano Fritzsch, Hoess incarna nella misura del possibile il male, quale esecutore freddo e implacabile delle direttive riguardanti la cosiddetta “soluzione finale”. Tutt’altro che pazzo, sadico, o quant’altro la fantasia umana potrebbe suggerire, Hoess rappresenta il modello dell’obbedienza cieca, dell’efficienza e del senso del dovere privi di un orientamento morale. Hoess è l’incarnazione del male, nella misura in cui il male si realizza nella totale assenza di amore.

Il parallelismo dei due profili: san Massimiliano e Rudolf Hoess, talmente stridente da non offrire apparentemente punti di incontro al di fuori della comune natura umana dei due protagonisti, riserva in realtà una serie di sorprese. La prima risiede nell’estrazione familiare dei due: entrambi nascono e crescono in famiglie profondamente religiose di solida tradizione cattolica. Entrambi sembrano a un certo punto orientati ad abbracciare la vita religiosa. Entrambi, anche se in modo profondamente diverso, faranno scelte di vita radicali. Ripercorrere in parallelo le vicende di queste due personalità lascia intuire con chiarezza come il male non sia altro che la corruzione del bene. E come di conseguenza si produca il maggior male là dove viene corrotto il bene più grande, a riprova del fatto che la mediocrità non esprime mai nulla di grande, tanto nel bene quanto nel male.

Ma c’è un’altra sorpresa ad attendere il lettore in appendice. E’ la luce della grazia che si intravede nella conclusione – seppure tragica – della vita del carnefice. E’ il lume del pentimento, l’accettazione della pena. Forse lo spiraglio della conversione. Certamente il miracolo più grande ottenuto da san Massimiliano per intercessione dell’Immacolata.

Enrico Chiesura, collaboratore di Radio Maria