Il testamento spirituale di mons. Alessandro Maggiolini

Chiesa
Mons. Alessandro Maggiolini
     Vescovo già di Como
 
                                                                   Testamento spirituale
 
 
Del Vescovo Mons. Alessandro Maggiolini

Signore Gesù, Tu conosci i sentimenti contrastanti che ho sempre avuto nei riguardi del mio morire. La paura della sofferenza che accompagna la fine/inizio della vita: il non possedere più nulla da offrire se non me stesso; e, a un tempo l’espormi al tuo giudizio di verità. Ho cercato di essere sincero con Te. Mi affido a Te, Giudice Crocifisso e Risorto per amore. Confido nella Tua misericordia e, di contro, esprimo il desiderio di guardarti negli occhi, lasciandomi amare senza resistenze; e la nostalgia di incontrarmi con i miei cari e di sentirmi perdonato anche da loro: fino, talvolta, a invocare di morire. Mi consegno nelle Tue mani; affondo nel mistero del Tuo cuore. Si compia ciò che hai deciso per il mio bene. Aiutami.
Professo la fede cattolica insegnata, ricevuta e vissuta nella Chiesa: ogni affermazione e ogni esperienza, senza sgarri e senza attenuazione. Ho anche sofferto per la componente umana della Tua Chiesa. Ma Ella, nel suo essere sacramento del Tuo mistero, è mia Madre. L’accolgo trepidante perché mi si porga come lo spazio della Tua Presenza, la Santa mediazione della salvezza che mi offri, la comunione dei tuoi discepoli miei fratelli: a cominciare dal Papa per il quale ho offerto e offro la mia vita; coloro che mi hanno preceduto presso di Te; coloro che hanno percorso un tratto del cammino della vita con me. Quanta gratitudine per la paternità che Cardinal Colombo e lo zio Mons. Carlo Maggiolini hanno sempre avuto nei miei confronti.
Lo Spirito mi animi e mi trasformi in Te a gloria del Padre.
Ti ringrazio, Signore, dei doni che mi hai elargito. Immisurabili. A cominciare dalla mia famiglia povera e attraversata spesso dal dolore, ma sempre in comunione con Te. Particolarmente il papà che quasi non ho conosciuto e il fratello morto ventitreenne, invocando la tua visita. Per giungere al Seminario, dove sono stato educato e dove ho prestato – volentieri – la mia opera di insegnamento. E poi all’Università Cattolica e al Collegio Marianum, dove sono stato accolto e ho trovato un entusiasmo immeritato e generoso.
Signore, quanta gratitudine devo esprimerti per le persone che mi hai messo accanto. Riconoscenza devo a Te per il sacerdozio. Meno per l’Episcopato, che però, ho accettato con disponibilità per servire la tua Chiesa, e che mi ha gettato in una sofferenza talvolta straziante: l’Episcopato con il quale mi sono riconciliato, con il passare del tempo, e che ho vissuto con amore. Grazie anche di questa paternità. Ho amato incessantemente, a volte con fatica, ma con affetto sincero e sempre più grande la Chiesa di Carpi e Como.
 Ti ringrazio perché mi hai chiesto di esercitare il ministero della tua riconciliazione: ivi ho incontrato fratelli e sorelle, peccatori come me, eppur protesi a chiedere il perdono e a promettere la vita nuova in te. Per me il confessionale si è rivelato momento di grazia e di gioia: anche quando perdonavo e consolavo a nome tuo e del tuo Spirito.
Vengo a Te recando il ricordo dei miei cari, dei miei maestri, dei miei studenti, dei sacerdoti, dei seminaristi, delle persone consacrate e dei fedeli laici della Diocesi di Carpi e della Diocesi di Como ( di Sondrio e di Varese ).
Ti raccomando particolarmente mia cugina Marcellina, Bettina e Tina Franchi; poi Franca, Carlina, Don Aurelio e Bruno. Ho voluto loro un bene grande; tra i preti che mi sono stati più vicini, ti raccomando Mons. Bedetti, don Enrico Malinverno, Don Carlo Calori, Mons. Ruffini, Don Bataloni, Don Isidoro Malinverno e altri che tu conosci.
Non riesco a immaginarmi solo a presiedere i credenti che mi hai affidato. E che porto in cuore davanti a Te. Salvali tutti. Portali alla santità.
Mi affido a coloro che mi sono stati e mi sono vicini perché mi aiutino con il suffragio ad arrivare a Te nella beatitudine senza limiti e senza fine. Soprattutto alla gente fedele e semplice che ho amato, amato, amato.
Chiedo perdono a chi ho offeso e procurato dolore. Da parte mia non vedo chi devo perdonare.
Ringrazio il dott. Angelo Beretta, i medici, gli infermieri e tutto il personale dell’Ospedale Valduce, insieme alle care suore per l’affetto e la professionalità con cui mi hanno sempre curato e accompagnato in questi anni.
 
Se sarà possibile, domando di essere sepolto in Cattedrale, accanto all’altare dell’ Assunta, Virgo Potens, ( tomba terranea e sarcofago semplice), a mie spese, se necessario.
Iscrizione sul sarcofago:
Alexander Maggiolini Ep.
15-07-1931 – 11-11-2008
Ne mors dissociet
quos sociavit amor.
 
                                             + Alessandro Maggiolini, Vescovo
                                 
 
 
Como, 24 novembre 2005
Aggiornato a Como, 9 novembre 2008
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COMUNICATO DEL 12 NOVEMBRE 2008 – Diocesi di Como
 
LA RIFLESSIONE DI MONSIGNOR DIEGO COLETTI  CIRCA LA MORTE DI MONSIGNOR ALESSANDRO MAGGIOLINI 
 
«Ho visto per l’ultima volta il Vescovo Alessandro qualche giorno fa. Ora, con la sua scomparsa, siamo tutti più poveri: la Chiesa di Como, la stessa comunità cittadina e diocesana, il mondo della comunicazione e della cultura.
 
È stato un uomo dalla grande passione culturale. In lui, giovane prete, per molti anni assistente e docente dell’Università Cattolica, subito si è manifestata un’attenzione particolare al mondo degli studi e della cultura alta.
 
È stato poi coraggioso e determinato difensore della fede. Noi chiamiamo il nostro patrono sant’Abbondio “assertore dell’Incarnazione del Verbo”, perché venne incaricato da Papa Leone I di consegnare la sua lettera a Flaviano al Concilio di Calcedonia. Ecco, credo che il Vescovo Alessandro abbia rivestito questo ruolo di “assertore e difensore della fede” in modo molto deciso, molto forte.
 
C’è, però, un elemento che forse si conosce di meno del Vescovo Alessandro: è la sua sensibilità, la sua tenerezza, che, a volte, veniva coperta da qualche moto di indignazione e di aggressività, giustificate dall’importanza dei valori in gioco. Ma bastava superare tale soglia – come è successo anche a me in questi due anni – e si trovava una persona estremamente sensibile, dolce, aperta alla cordialità più fraterna. Questo è forse un aspetto che il “grande pubblico” non conosce, ma che i molti che lo hanno potuto avvicinare hanno apprezzato e vissuto con lui.
 
Se non temessi di essere accusato di esagerazione, farei, davanti al mistero della morte di un Vescovo, un paragone con l’aria e con l’acqua. Mi spiego. Noi respiriamo e beviamo per mantenerci in vita, quasi senza accorgerci della importanza e della preziosità di questi elementi per la nostra vita corporale. Solo quando ci venissero a mancare – nel deserto o in un momento di asfissia –, ci accorgeremmo dell’importanza vitale del nostro rapporto con questi elementi della natura. Credo che alla morte di un Vescovo una Chiesa locale si accorga di quanto sia legata alla presenza e alla testimonianza di questo uomo che, come diceva Paolo VI nel suo “Pensiero alla morte”, è stato «strappato al suo nativo, gretto egoismo, dall’amore alla Chiesa».
 
Il Vescovo Alessandro è stato un uomo che ha dedicato la vita ad annunciare il Vangelo e a prendersi cura della fede e della libertà d’amore dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Ci si rende conto di tutto questo quando manca, quando – anche dopo un periodo di relativa assenza o di quiescenza – si avverte che il fratello Vescovo Alessandro non c’è più. Non è più qui. Non è più a nostra disposizione.
 
Tanto più che, in questi ultimi due anni, il Vescovo Alessandro è rimasto in mezzo al suo popolo e ha continuato, anzi riscoperto, la bellezza dell’amministrazione del sacramento della Penitenza, questo atto di misericordia che il Signore ci invita, come preti e vescovi, a mettere a disposizione dei nostri fratelli… Mi ha parlato di questa sua esperienza bella, positiva, che gli faceva anche superare le fatiche e qualche rischio per la sua salute. Me lo ha confidato proprio nell’ultimo incontro avuto con lui, durante il quale abbiamo condiviso un momento molto fraterno e quasi commovente, quando ci siamo scambiati l’un l’altro la benedizione del Signore e abbiamo, pur brevemente, pregato insieme.
 
Questa assenza del Vescovo Alessandro ci deve far meditare, quindi, sull’importanza di non sottovalutare la bellezza delle relazioni fraterne che viviamo nella Chiesa, la loro importanza per la vita cristiana. E ci invita a confermare la certezza che queste relazioni fraterne, e non altro, saranno il tessuto eterno che ci avvolgerà tutti quanti in Paradiso. Vale quindi la pena di prenderne massima cura in questa tappa terrena della nostra esistenza, nell’attesa di poter rivivere in pienezza quell’incerto inizio di amore fraterno, che pure cerchiamo di commisurare sull’amore di Cristo per noi, che lo Spirito Santo ci dona la grazia di cominciare a vivere quaggiù».