Il suicidio della ragione

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Lee Harris, Il suicidio della ragione, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009, pp. 290, EAN 9788849823363, Euro 16

 

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\"\"Un testo teoretico, ma che parte da gravi problemi concreti, è quello del filosofo statunitense Lee Harris: infatti, nonostante affronti un tema generale come quello della decadenza della civiltà occidentale, esso è strettamente correlabile al problema della Turchia in Europa. Il motivo della debolezza europea (non solo della classe dirigente, acquiescente ai voleri dei cosiddetti “poteri forti”, ma anche quello della gente comune) consiste nella nuova mentalità della società occidentale: essa, vittima della modernità, pone il successo materiale al vertice dei propri valori; ne consegue che i padri insegnano ai propri figli a giudicare tutto in base al successo economico e, di conseguenza, a disprezzare i principi insiti nelle radici cristiane che hanno permesso la nascita della nostra civiltà.

Ma questo avviene solo nell’Occidente. Nell’Islam, al contrario, si mantengono le proprie radici fino all’estremo, tanto da essere educati a saper affrontare addirittura la morte, pur di mantenere la intatta la propria identità culturale. E di imporla al resto del mondo. Ciò dovrebbe spaventare gli occidentali e far comprendere i rischi di una invasione culturale dai Paesi islamici. Invece, abbacinati da valori distorti, mossi solo dal consumismo, certi che la cultura del frigorifero pieno e del televisore a schermo piatto conquisterà anche i fanatici islamici, una volta venuti a contatto con il “migliore” modus vivendi, gli europei non sempre si rendono conto che l’edonismo imperante non riuscirà a conquistare (ma sarebbe meglio dire corrompere) i nuovi invasori.

Lee Harris affronta l’argomento dal punto di vista filosofico, allontanandosi dalle problematiche politiche in senso stretto (l’agenda che vuole portare la Turchia in Europa), ma senza mai staccarsi dalla concretezza del problema. Al contrario, paventa un ritorno, in Occidente, di quello che definisce “fanatismo della Ragione” (con la maiuscola, sulla scorta di quanto accadde durante la Rivoluzione Francese): un basarsi esclusivamente su principi astratti senza rendersi conto delle situazioni reali. Figlia di tale fanatismo della Ragione è anche la cultura del carpe diem, che impedisce di progettare un futuro saldamente basato su valori eterni, quelli che ci hanno fatto superare la barbarie per giungere a costruire la civiltà della cattedrali. Il carpe diem impedisce di comprendere i rivolgimenti socio-politici perché si basa su una rinuncia alle proprie radici culturali, nella fattispecie quelle cristiane. Con la conseguenza immediata che, di fronte ad un gravissimo pericolo gravido di conseguenze come quello dell’incombente “invasione” turca, si alzano le spalle ripetendo incoscientemente: «Europa capta capiet ferum victorem». Ma il vincitore islamico non sarà attratto dalla nostra cultura (che poi in questa società decadente si identifica con – e si limita alle – comodità), come oltre un millennio di storia ci ha ampiamente insegnato.

(RC n. 48 – Ottobre 2009)

Recensione di Liborio Buttera.

Il filosofo americano Lee Harris lavora sui fondamentali. Demografia e relativismo, significato del Corano e concetto di nemico, neosecolarismo e razionalismo. Temi apparentemente distanti tra loro, ma che Harris da molti anni descrive come questioni riguardanti la sopravvivenza della civiltà occidentale.
Quest’anno Harris è uscito in libreria con “The suicide of reason”, un testo sul crollo del “fronte interno” e del neorazionalismo di fronte all’attacco del fanatismo islamico. Due sono le grandi minacce alla sopravvivenza dell’occidente, una esagerata fiducia nel potere della ragione e una profonda sottovalutazione del potere del fanatismo.
Il suicidio della ragione nasce dallo scacco relativista: “in occidente la posizione relativista collassa nell’oscurantismo reazionario che dice: tutte le culture sono incommensurabili, è impossibile giudicare.
Lo scopo dell’educazione laicistica diventa ‘liberare’ tutto, la fede sulla superiorità dell’occidente è sostituita dal multiculturalismo, dal nonsense del relativismo.()
La società viene organizzata intorno alla massimizzazione del piacere individuale. E all’indifferenza per il futuro. Gli uomini invece hanno bisogno di una tradizione profonda che inizia dalla nascita. Se siamo liberi dalle tradizioni di chi ci ha preceduto, perchè i nostri figli non avrebbero il diritto di liberarsi di noi?
Una civiltà persiste quando c’è un diffuso senso della necessità etica della presente generazione per la terza, i nipoti, i non nati. E’ questo il più alto contributo etico della famiglia”.
Quando confrontiamo il nostro ethos (la società del ‘carpe diem’, del ‘don’t worry, be happy’) con il fanatismo islamico, dobbiamo rispondere alla domanda: quale possibilità di sopravvivenza abbiamo nel confronto con una cultura capace di morire e di uccidere?
Come hanno detto i terroristi: ‘Alla fine vinceremo, siamo disposti a morire, voi no’.Noi occidentali abbiamo creato un mito autoprotettivo: la modernità. “Quando ci confrontiamo col fanatismo, ci consoliamo pensando che sia una fase di passaggio di uno sviluppo inevitabile. La modernità diventa la cura dell’arretratezza islamica.() Ma sono interpretazioni etnocentiche che riducono l’islamismo a modello occidentale per renderlo meno alieno.
L’islamismo non è altro che il revival della brutale strategia di conquista originaria”. Il filosofo torna alle origini dell’islam. ” Perchè i musulmani dovrebbero rinunciare a un’istituzione, il jihad, che è stato ed è ancora l’agente storico dell’espansione del pianeta? Il jihad riconosce un solo status quo, la terra della pace, al di fuori della quale c’è solo la terra della guerra. E’ l’obbiettivo del jihad: espandere il dominio dell’islam.”
Fallita ogni strategia.
“Primo fallimento, il conversionismo. I musulmani sono educati al rifiuto di tutto ciò che minaccia di sovvertire la supremazia dell’islam.
Poi c’è l’assimilazionismo. Si dà per scontato che i musulmani possano essere assimilati nell’ambiente secolarizzato. Ma è il contrario: chiedono alla cultura di adeguarsi a loro. Un codice etico intollerante trionferà sempre su un codice edico del carpe diem.
Terzo fallimento, il seduzionismo. I musulmani dovevano essere sedotti a diventare moderni. In realtà sono educati a essere santi guerrieri, impossibili da sedurre con l’ethos edonista”.
Harris resta pessimista. “L’occidente è completamente sulla difensiva. Possiamo avere una enorme capacità militare e un benessere diffuso, ma abbiamo perso il senso di fiducia nella superiorità della nostra civiltà. Il fanatico islamico è guidato dalla convinzione di avere una missione sacra. Gli Stati moderni non possono rispondere come vorrebbero al terrore senza violare i principi umanitari che sono le conquiste della civiltà occidentale. Noi pensiamo in termini di pensione, loro di secoli e secoli. Quali figli domineranno la terra?” 
Da Socrate all’illuminismo, la ragione è stata concepita come una panacea cognitiva. “Questa fede nella ragione come soluzione universale ai conflitti umani è stata la pietra fondativa dell’ottimismo occidentale  sul futuro dell’uomo. Oggi non accettiamo più questa visione della ragione. Il neosecolarismo e il multiculturalismo non sono in grado di spiegarci perchè dovremmo attaccare gli islamici, anche quando loro attaccano i nostri figli”.
Il  culto del dubbio può condurci all’autodistruzione. “Nella guerra fra fanatici e dubitaristi non è difficile immaginare chi vincerà.
L’unica speranza è che la ragione umiliata riscopra la propria legittimità nel confronto con il fanatismo, riconoscendo se stessa come nemica dei fanatici.
Uno dei più bizzarri paradossi del relativismo è che non possiamo dire che la nostra religione e cultura è meglio di altre.
Una gloria dell’occidente è stato lo sradicamento del virus del fanatismo. Forse lo abbiamo raggiunto al prezzo della nostra sconfitta.”
Una civiltà può nascere e tramontare e in ciascun caso la caduta non era inevitabile, gli esseri umani avevano dimenticato il segreto di come preservarla per i propri figli. E conclude:” Ci stiamo pericolosamente avvicinando a questo punto. Se la ragione tollera coloro che si rifiutano di giocare secondo le regole della ragione, il risultato sarà il suicidio della ragione”.