Il principe di Dio. La vera storia di Pio XII

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LUIGI BIZZARRI, Il principe di Dio. La vera storia di Pio XII, Ancora, Milano 2004, pp. 134, con ill. b/n., € 11

Questo sintetico — ma esauriente ed efficace — profilo biografico di Papa Pio XII si snoda quasi per flash, come una serie d’istantanee o di fotogrammi ― trentuno, per la precisione, di cui ben undici dedicati agli anni della guerra ― di uno dei documentari, di cui l’autore, Luigi Bizzarri, conduttore televisivo, nonché narratore delle vite di Giovanni XXIII e Paolo VI, è valido autore e presentatore.
Bizzarri prende in esame la figura di Papa Pacelli prevalentemente sotto il profilo degli avvenimenti del suo tempo, piuttosto che in chiave privata o intima: all’infanzia e all’adolescenza del futuro papa Bizzarri dedica infatti solo due capitoli.

Romano «di Roma», Eugenio Pacelli, nato nel 1876, entra fin da giovanissimo nella carriera ecclesiastica e nel 1899 diventa prete.
Inizia presto l’iter della diplomazia pontificia. Nel 1910 riceve il suo primo incarico a Londra.
La Grande Guerra lo vede nunzio in Germania, dove si prodiga per alleviare le condizioni dei prigionieri italiani.
Il 13 maggio 1917 — si noti la coincidenza con Fatima — è consacrato vescovo.
A Monaco, nel 1919, subirà un attentato da parte degl’insorti comunisti. Negli anni seguenti entra nella Segreteria di Stato, di cui, nel 1929, viene nominato segretario. Nello stesso anno diviene cardinale. Alla morte di Pio XI, nel 1939, viene eletto al soglio di Pietro. Il suo pontificato si trova subito a fronteggiare l’atroce secondo conflitto mondiale, nel corso del quale Pio XII si sforzerà di mantenere un atteggiamento equanime fra i vari contendenti, nominalmente tutti popoli cristiani, aiutandoli tutti a sostenere l’immane tragedia. Si scontrerà con il totalitarismo nazionalsocialista, che però eviterà sempre di attaccare frontalmente, paventando la persecuzione dei cattolici tedeschi e dei paesi occupati. Per questo — e anche per la mancanza di informazioni adeguate e inequivoche —, pur soffrendo per questa scelta, non vorrà mai denunciare esplicitamente le incredibili malefatte perpetrate dal regime tedesco verso gli ebrei — compresi i «suoi» ebrei, quelli di Roma, quelli che vivono «proprio sotto le sue finestre», come dirà una sua accusatrice —, che cercherà invece di aiutare nella pratica a sfuggire all’immane tragedia in cui l’hitlerismo li sprofonda. Come si sa, verso all’inizio degli anni 1960, contro di lui inizieranno a essere scagliate accuse infamanti di ignavia o addirittura di connivenza con il genocidio. Studi storici recenti spiegano però le ragioni di tale linea, assieme di riserbo esteriore e di aiuto discreto, che, comunque, pare assai meno discutibile di quello di altri personaggi, i veri potenti dell’epoca della Shoah ― i governi alleati, in primo luogo, e i potentati economici ―, che ben di più avrebbero potuto fare per l’ebraismo europeo. Nel secondo dopoguerra il suo atteggiamento contro il comunismo, la nuova — anche se Pacelli l’ha visto in azione fin dal 1918 — e più radicale minaccia per la cristianità, sarà di rigorosa intransigenza, sia dottrinale, sia pastorale. Muore nel 1958. Il suo magistero, ricco e dettagliato come non mai, cercherà di orientare il gregge nella difficile transizione verso la civiltà moderna, di cui si sforzerà — in attesa che il Concilio Vaticano II apra più decisamente il dialogo con essa — di valorizzare gli aspetti migliori, salvaguardando nel contempo quanto restava di presenza e d’influenza cattoliche in un mondo sempre più secolarizzato e preda delle ideologie anti-cristiane.
Quella di Luigi Bizzarri è una rievocazione senz’altro di carattere divulgativo, ma acuta e sostanzialmente equilibrata — a parte il giudizio un po’ troppo sommario sullo slovacco monsignor Josef Tiso: ma è un caso su cui non è ancora stata fatta sufficiente luce —, che privilegia i fatti rispetto ai giudizi sia propri, sia altrui, che comunque riporta sempre con imparzialità. Il lavoro si avvale di fonti ― elencate in bibliografia ― recenti, non tutte a favore di Pio XII, ma comunque, fra le più importanti ai fini del dibattito, non sempre pacifico, che si è svolto negli ultimi anni e che tuttora è in corso.

Oscar Sanguinetti
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