Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale

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Massimo VIGLIONE, LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO? Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale; CITTA’ NUOVA, 10-2005, Numero di pagine: 266, € 18,00, ISBN: 8831103393

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CONTROVERSIE
Lo studioso Massimo Viglione porta alla luce il progetto occulto di estromettere i cattolici dalla nascita dell’Italia
Risorgimento senza Chiesa?
Facendo propria la critica di Machiavelli i laicisti dell’epoca diedero la stura a una retorica nazionalistica che mise «la nazione contro la religione»

La parola unità ha in sé qualcosa che smussa le differenze: si è uniti quando si trova un obiettivo comune che fa vincere il naturale e, spesso, legittimo particolarismo che viene dalle scelte e dalle visioni diverse dei problemi. L’Unità d’Italia ebbe, come dice la parola, l’obiettivo «comune» di formare una entità che legasse insieme le diverse anime di una «nazione» le cui origini, storicamente, risalgono già al Medioevo (simbolo essenziale di ciò la costruzione di una lingua di cui Dante e Petrarca rappresentano un coagulo emblematico). A questa unificazione del Paese nell’Ottocento si giunse in modo tutt’altro che «naturale», vi fu una dominazione francese che pesò anche come umiliazione di quella compagine «popolare» alimentata dalla tradizione religiosa cattolica.
Una parte della storiografia risorgimentale negli ultimi decenni ha "demitizzato" l’enfasi che grava sulla vicenda opponendole questa idea: fu fatta l’Italia, ma contro gli italiani (già in D’Azeglio era implicita la dialettica fra ceto direttivo e popolo privo di identità storica). Di questo sarebbero prova anticipata le cosiddette insorgenze popolari che si opposero ai francesi e a Napoleone, e crearono un vero attrito fra i falchi delle oligarchie politiche del Belpaese e il popolo che spesso si sentì vittima di un esperimento storico dai contorni ancora oggi tutt’altro che chiari.

Massimo Viglione è un giovane storico che ha ormai all’attivo alcuni studi chiarificatori sulle insorgenze e sulla controrivoluzione italiana; Viglione ora ha spostato il tiro sullo «scontro epocale» che ebbe luogo in quella fase storica fra «il Risorgimento e i cattolici». Recita così il sottotitolo del volume «Libera Chiesa in libero Stato»? appena edito da Città Nuova. La tesi di Viglione è semplice: l’accusa machiavelliana riguardo la mancata unificazione del Belpaese era che essa fosse da imputarsi all’influenza della Chiesa cattolica, accusa ripresa dalla leadership laicista del Risorgimento fino a creare un clima teso a limitare quell’universalità che faceva della Chiesa l’erede di Roma e della sua concezione capace di tenere insieme le diversità, e la cui opera veniva vista come l’ostacolo maggiore al formarsi di quella volontà che avrebbe dovuto portare alla nascita politica dell’Italia come unico Paese retto da un solo Stato. Ostacolo a un progetto che partiva da una rete di rapporti politici diramati fin in Europa.

Ma proprio il nostro mosaico di popolazioni, come ha ricordato Ernesto Galli della Loggia, ebbe nell’elemento religioso un fattore di coesione. Naturalmente, tale coesione riconosceva alla Chiesa un’autorità anche morale (e già da molti secoli). Gli storici hanno dato interpretazioni controverse di questo, chi sottolineando il fattore limitativo, chi invece nottando come il riferimento alla Chiesa consentì di evitare spaccature decisive che avrebbero – come già indicava il Muratori – visto l’Italia divisa irrimediabilmente fra un nord sotto l’influenza protestante e un sud sotto quella musulmana, oppure dato fondo a estremismi capaci di violenza e distruzione reciproche (la storia politica del Novecento può aiutare a capire quanto possa essere distruttiva la perdita di una identità comune, tema che innerva peraltro la riflessione sul Risorgimento offerta in questo libro da Viglione).

Galli della Loggia ha rilevato la continuità fra l’eredità di Roma e l’operato della Chiesa nel salvare l’identità italiana. Per Viglione quel proclama di reciproca autonomia che sempre viene sbandierato dal laicismo come baluardo contro le presunte ingerenze della Chiesa sulla società italiana – "Libera Chiesa in libero Stato" – fu lo slogan col quale si diede battaglia al principio di «universalità» che consentiva alla Chiesa di tenere insieme etnie e storie diverse, svuotando il primato di Roma, ma aprendo così la strada a una forma di nazionalismo che avrebbe dovuto occupare il terreno lasciato libero dal progetto di scristianizzazione («la nazione contro la religione»). «Libera Chiesa» ma in una nuova ipotesi di cattività prodotta (e insinuata anche dalla politica mussoliniana oltre il Concordato) scalzando alla base le colonne portanti di una identità che, in effetti, da molto tempo traballa e soltanto gli anni recenti hanno dimostrato quanto sia invece necessaria alla tutela non della religione, ma dell’uomo e della sua dignità.

Di Maurizio Cecchetti
© Avvenire, Sabato 17 Dicembre 2005