Il Motu Proprio Summorum Pontificum, una ricchezza spirituale per tutta la Chies

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AA.VV. A cura di p. Vincenzo Maria Nuara O.P., Il Motu Proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI. Una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa, Fede & Cultura 2009, pp. 94, Euro 12.00

 

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PONTIFICIA COMMISSIONE “ECCLESIA DEI
Città Del Vaticano
1 Ottobre 2009
 
Lo scorso anno, col Patrocinio della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, si è tenuto in Roma (16-18 settembre 2008) il 1° Convegno sul Motu Proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI, organizzato dal movimento giovanile cattolico “Giovani e Tradizione” di Acireale (CT), al fine di ricordare il primo anniversario della promulgazione del documento papale.
Questanno abbiamo la gioia di avere stampati gli Atti di questo convegno e siamo grati a questi giovani organizzatori poiché ora possiamo fruire dei testi di quelle interessanti relazioni che hanno entusiasmato molti e che hanno avviato nella Chiesa un dibattito teologico e pastorale sul Motu Proprio Summorum Pontificum. Esso auspica buone prospettive per il futuro della vita delle nostre comunità cristiane e dei vari gruppi e associazioni cattoliche.
Gli illustri Relatori hanno approfondito il valore teologico, storico e liturgico delle possibilità aperte dal Motu Proprio, ma hanno anche analizzato realisticamente le difficoltà che ancora sussistono per la sua applicazione, nonché le opposizioni infondate e spropositate esistenti in alcuni ambienti ecclesiali.
Il Motu Proprio del Santo Padre riporta la forma antica della Liturgia Romana nella vita della Chiesa, ribadendo che questa non è stata mai abrogata, che ha prodotto frutti spirituali nel passato e che quindi potrà darli anche per il futuro e che i fedeli hanno il diritto di attingere a questo inestimabile deposito di fede e di pietà liturgica per il bene delle loro anime e la crescita spirituale delle nuove generazioni.
Con il Summorum Pontificum è volontà del Santo Padre di riportare pace e unità, vedendo il cammino della Chiesa e la Sua riflessione teologica in continuità con la Tradizione, la quale è una realtà viva, capace di attingere “cose nuove e antiche” da quel tesoro che da sempre fa bella la Chiesa di Gesù Cristo.
Auguro una buona diffusione di questi Atti anche tra i giovani, i quali sono la sorpresa maggiore dei nostri giorni per il loro interesse alla Liturgia latino-gregoriana, quale strumento utile a contribuire ad un dialogo teologico e liturgico utile e fruttuoso per la crescita nella comunione e nellunità nella vita ecclesiale.
Mons. Guido Pozzo
Segretario

IL MOTU PROPRIO SUMMORUM PONTIFICUM: UNA GRANDE RICCHEZZA SPIRITUALE PER TUTTA LA CHIESA: UN ANNO DOPO
Mons. CAMILLE PERL
Era il 14 settembre dellanno 2007, la Chiesa celebrava la festa dellEsaltazione della Santa Croce: proprio in quel giorno entrava in vigore il Motu Proprio Summorum Pontificum: era un presagio? Un segno? Un anno dopo mi sembra troppo presto per dare una risposta. Indipendentemente dal successo o meno di quel testo – successo di cui parleremo in una seconda parte – si può, invece, dire molto sulla prima parte del tema: “Una grande ricchezza spirituale”.
Lespressione “ricchezza” in questo contesto proviene proprio dal Santo Padre, che la usa nella Lettera ai Vescovi, che accompagnava il Motu Proprio: “Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa”.
Mi sembra importante sottolineare sin dallinizio che, parlando della liturgia antica, non abbiamo la minima intenzione di fare il processo alla liturgia nuova, riformata da Papa Paolo VI, o di parlare male dei testi nuovi che sono stati introdotti nei libri liturgici. Davvero, non è questa la nostra intenzione; è bene insistere su questa nostra intenzione, perché saremo facilmente accusati da qualche parte proprio di questo.
La ricchezza liturgica “cresciuta nella fede e nella preghiera della Chiesa” è paragonabile ai gioielli di famiglia antichi, ereditati dalla nonna e bisnonna: questi gioielli conservano il loro valore, anche se si comprano nuovi gioielli e si usano ogni tanto. Per lo stesso motivo, parlare delle ricchezze spirituali della liturgia antica, come lo fa il Motu Proprio che apre largamente i tesori antichi della liturgia romana, non diminuisce il pregio dei tesori della liturgia riformata, anche perché questi ultimi sono per lo più in verità tesori antichi, riscoperti. Però – si, cè purtroppo un però! – questi tesori antichi riscoperti sono stati mescolati con nuove forme, prodotti nuovi o di composizione recente; e il risultato di questa operazione di mescolanza non è sempre una nuova bellezza, ma una mancanza  di armonia e spesso anche una certa confusione. Ma le ricchezze, di cui vogliamo parlare, quali sono?
La prima è la sacralità di questa liturgia. Mi sembra che la sacralità sia dovuta a molti fattori. Il primo è abbastanza evidente: questa liturgia è nata dal fervore dei primi secoli della Chiesa, cresciuta poi grazie alla pietà di tante generazioni di fedeli e alla saggezza di molti pastori della Chiesa, come san Gregorio Magno, che hanno aggiunto una tale preghiera, un tale canto, e hanno soppresso altri che non avevano superato la prova del tempo o erano troppo legati al gusto di una certa epoca storica. Ma non si deve dimenticare che tutto questo sviluppo, durante tutta la storia della Chiesa, si faceva sotto linflusso dello Spirito Santo, che è sempre allopera nella Chiesa.
Il Santo Padre insiste molto sullaspetto della sacralità della liturgia, di ogni liturgia; egli nota con una certa amarezza che proprio la sacralità manca spesso alle liturgie odierne, come si celebrano in tanti luoghi. Ritrovare il senso del sacro è senza dubbio un imperativo assoluto per tutta la Chiesa. Se, per assurdo, lo perdesse, avrebbe perso il mezzo normale di comunicare con Dio: Dio è tre volte Santo, come lo descrive il profeta Isaia, davanti a Lui luomo non può che tacere in un sacro silenzio profondo di adorazione; poi ascoltarlo, e solo allora potrà nascere nel suo cuore e nella sua bocca una parola di risposta, di ringraziamento. È vero che per noi cristiani ogni preghiera deve essere piena di fiducia, ma se dimentichiamo la prima regola fondamentale, che corrisponde alla nostra “conditio humana” di creatura davanti al Creatore – in altre parole lumiltà – allora ogni preghiera diviene banale, anche la preghiera comune di una assemblea liturgica. Non giova il giustificare questo stato di cose chiamandolo “creatività”, come se fosse una attività artistica, mentre in realtà – cito il Santo Padre nella Lettera ai Vescovi – “tale creatività ha portato spesso a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile”. La liturgia, come era cresciuta durante i secoli nella Chiesa latina, non conosceva una creatività selvaggia, ma tutto era ben ordinato, i testi conosciuti, i gesti prescritti, come lo richiede ogni rito. Ormai la liturgia così ben ordinata è di nuovo accessibile come “forma straordinaria del Rito Romano” – come vuole sia chiamata il Santo Padre – i sacerdoti la possono celebrare, i fedeli vi possono assistere, la ricchezza di questo rito cresciuto durante i secoli del nostro passato, e che ha generato tanti santi, è di nuovo alla portata di quelli che lo desiderano.
La seconda ricchezza è teologica. La liturgia, come è stata fissata dopo il Concilio di Trento, nelle edizioni dei libri liturgici fatte da Papa Pio V, aveva cercato di sradicare eventuali errori dogmatici, che nel tempo della Riforma protestante, e già prima, si erano infiltrate nei libri liturgici e nella prassi di molte chiese. In questi libri, perciò chiamati con una certa ragione “tridentini”, si esprime senza errori la fede della Chiesa cattolica sul Sacramento dellEucaristia, specialmente sul carattere sacrificale della Santa Messa, cioè che il sacrificio di Gesù Cristo, il quale si è offerto volontariamente al Padre sulla croce, viene rappresentato realmente sullaltare quando un sacerdote ordinato – e solo lui – celebra la Santa Messa, agendo in persona Christi. Tutte queste verità della nostra fede erano state messe in dubbio e fortemente impugnate dai riformatori protestanti, ma rimasero intatte nella Chiesa grazie alla liturgia, almeno per quattro secoli. Nel corso dellultimo secolo, invece, sono sorte opinioni di teologi che hanno cercato di avvicinare la fede cattolica alle opinioni dei protestanti, e questi tentativi – benché combattuti dal Magistero della Chiesa – sono purtroppo entrati nella prassi liturgica e nella catechesi in molti posti. La liturgia riformata da Paolo VI non tiene conto di queste tendenze, non le combatte, e non insiste tanto sulle verità dogmatiche, quanto sarebbe necessario. Ecco una ragione valida, validissima, per riportare la ricchezza della liturgia tridentina, in grado di contrastare, insieme naturalmente ad una catechesi adatta, le tendenze di svuotare la fede eucaristica e di fare della celebrazione della Santa Messa una festa dellassemblea, che celebra spesso piuttosto se stessa, come ha scritto da tempo il Santo Padre nei suoi libri sulla liturgia.
Avremo occasione di sentire su questi temi di grande attualità le relazioni di specialisti, molto più preparati di me.
Arriverò al secondo punto del nostro tema: “Un anno dopo il Motu Proprio”. Un anno, in questo concorderete tutti con me, è poco nella vita della Chiesa. Purtroppo, non tutti capiscono questo: non pochi dei fedeli che avevano aspettato con ansia il Motu Proprio pensavano, e lo pensano ancora, che subito, in tutta la Chiesa, sarebbe stata introdotta la liturgia antica: e adesso sono delusi, perché non è così. Di conseguenza sulla scrivania della Pontificia Commissione si accumulano le lettere di fedeli da diversi paesi, che richiamano la realizzazione immediata, nella loro parrocchia, delle prescrizioni del Motu Proprio.
Con questo siamo dunque arrivati alle difficoltà che incontra il testo pontificio: le possibilità di metterlo in pratica sono assai limitate dal fatto che il numero dei sacerdoti è diventato un po ovunque scarso. Di conseguenza, sacerdoti che già devono celebrare in una domenica tre o quattro Messe, non possono aggiungere unaltra celebrazione; questo caso si presenta tante volte in Francia e in Germania, dove spesso è rimasto un solo prete per molte parrocchie, soprattutto in campagna. Unaltra grande difficoltà è questa: la riforma liturgica ha ormai quaranta anni, un tempo lungo; pochi sacerdoti si ricordano ancora come si celebrava prima; molti altri non vogliono né ricordarsi né imparare, perché durante i loro studi, e anche dopo, sono stati indottrinati sul fatto che la liturgia “preconciliare” – come si dice – è del tutto superata, che era molto imperfetta, e che sia meglio di non ricordarla più. Ostacoli di questo genere sono difficili da superare. Grazie a Dio, ci sono, invece, giovani sacerdoti che si interessano del rito antico e lo vogliono imparare, nonostante che a volte i loro Superiori facciano di tutto per sconsigliarli. Sono convinto che il Santo Padre ha pensato a loro, quando ha pubblicato il suo testo, fiducioso che sono loro i responsabili del futuro.
Bisogna riconoscere pure che non dappertutto si è manifestato un grande interesse, una grande domanda, e così molti Vescovi non prendono in considerazione la possibilità di offrire la celebrazione nella forma straordinaria del rito, semplicemente per mancanza di fedeli interessati.
Quanto alla “geografia”, bisogna dire che il numero più grande di fedeli legati alla liturgia antica si trova in Francia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, in Australia, in Canada; un numero considerevole ma minore in Germania, in Svizzera e in Austria, ma anche in Italia. In Francia il Motu Proprio ha portato pacificamente buoni frutti: non pochi parroci hanno preso liniziativa di proporre tali celebrazioni, cosicché il numero delle Messe nel rito antico è aumentato almeno del doppio, mentre i Vescovi hanno mostrato della comprensione o hanno addirittura accompagnato favorevolmente queste iniziative. La stessa cosa si può dire generalmente degli Stati Uniti, da sempre più realistici e pragmatici degli europei. Non si può, invece, dire questo della Germania, dove sono state pubblicate “Leitlinien”, cioè direttive, che sono molto restrittive e interpretano il Motu Proprio in una maniera stretta e burocratica, che rende difficile la sua applicazione.
Ancora altra reazione in Italia: i Vescovi in generale, con qualche eccezione notevole, non hanno accettato con generosità lofferta del Santo Padre e creano problemi ai parroci che vogliono fare ciò che il Papa permette espressamente loro. La stessa cosa si deve dire, purtroppo, di molti Superiori religiosi, che vietano ai sacerdoti religiosi di celebrare nei loro conventi con il Messale del 1962. Negli altri paesi latini, Spagna, Portogallo, America Latina, linteresse è molto limitato, più ancora in Africa e Asia, dove la liturgia latina non aveva radici profonde.
Un anno dopo il bilancio è dunque né totalmente negativo né totalmente positivo, ma pieno di speranza. Qualche cosa è cambiata. Se mi chiedete: che cosa? Direi: latmosfera! La liturgia antica è stata salvata dalloblio, è stata ristabilita nei suoi diritti, è stata resa accessibile alla Chiesa universale. Le sue ricchezze possono ormai essere usate, possono far gioire gli uni, e stupire gli altri, ma non devono più essere nascoste nei “musei liturgici”.
Quali sono gli auspici per il futuro? Che i fedeli legati alla Tradizione abbiano pazienza, non guastino tutto chiedendo troppo ai sacerdoti o ai Vescovi, usando maniere di fare pressione, che non sono “di Chiesa”, ma di sindacati. Che gli stessi fedeli tradizionali imparino a vivere insieme con gli altri fedeli cattolici, che formano la maggioranza nelle parrocchie, vivere dunque in armonia naturale, non in due mondi separati, che si evitano a vicenda; è stato scritto dal Sommo Pontefice che si tratta indubbiamente di due forme del Rito Romano, quindi possono e devono esistere insieme. Da nessuna parte deve esserci un sentimento di superiorità, né dai tradizionalisti, sotto il pretesto di avere la forma più antica, né dai “moderni” sotto il pretesto che sono più moderni, aggiornati e postconciliari: tutto questo non giova a ritrovare quellunità allinterno della Chiesa che il Santo Padre, nella sua lettera ai Vescovi, invoca come “la ragione positiva” che lo ha motivato a scrivere il Motu Proprio: giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa.
La riconciliazione interna rimane un problema non ancora totalmente risolto. Ringraziamo con gioia il Santo Padre per ciò che ha reso possibile, per tutte le sue parole incoraggianti, e per il buon esempio che danno le celebrazioni papali. Ringraziamo il Signore, che ci dà il tempo per agire, anni e altri anni – secondo un proverbio arabo che dice: “Quando Dio ha creato il tempo, ne ha creato abbastanza” – e per il resto affidiamo il futuro nelle mani di Dio.
 
 
INTRODUZIONE
Padre Vincenzo M. Nuara O.P.
 
 
Reverendi sacerdoti,
Illustri ospiti e amici,
Gentili signore e signori,
Carissimi giovani,
con grande gioia e riconoscenza al Signore mi accingo ad aprire, con questa introduzione, il convegno di “Giovani e Tradizione” che celebrerà lanniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum a un anno dalla sua promulgazione e dalla successiva entrata in vigore.
Il 7 luglio 2007 il Sommo Pontefice Papa Benedetto XVI promulgava la Lettera Apostolica Summorum Pontificum1 data in Motu Proprio sulluso della Liturgia Romana Tradizionale, anteriore alla riforma del 1970 con validità a decorrere dal 14 settembre successivo. Una lettera tanto attesa che “ha suscitato reazioni molto divergenti tra loro, che vanno da una accettazione gioiosa ad una opposizione dura”, come ha scritto il Pontefice nella lettera di presentazione inviata a tutti i Vescovi.
Un documento, questo, che apre una nuova stagione nella vita della Chiesa e orienta e delinea nuove prospettive-teologiche, liturgiche, pastorali, in vista di un ripensamento in chiave cattolica di una certa teologia e prassi pastorale protestantizzate: un documento che sempre più nel tempo farà parlare di sé, di una portata storica significativa ed unica.
Perché? Innanzitutto perché dopo la pubblicazione dei libri liturgici riformati, esso riconosce in modo ufficiale e autorevole la piena legittimità della Liturgia Romana Tradizionale nella sua forma più antica, di una liturgia ancora viva e “di un Messale mai abrogato e dunque sempre valido e in linea di principio sempre permesso”. Inoltre riconosce la piena liceità e legittimità di coloro che la celebrano, di coloro che la richiedono, perché ne hanno diritto, e vi partecipano “venendo incontro alle loro giuste aspirazioni”, come ha scritto il Santo Padre.
In secondo luogo, perché il provvedimento canonico-disciplinare del Motu Proprio esprime la volontà di un recupero del Sacro, elemento chiave di questo Pontificato, della sacralità della Liturgia nella celebrazione dei Santi Misteri in continuità con la Tradizione cattolica della Chiesa. Questo itinerario sta mettendo le basi per una ricerca e un dibattito teologici che faranno da presupposti utili e necessari nel prossimo futuro, per una “Riforma della riforma” della liturgia, auspicata dallo stesso Pontefice.
In terzo luogo è volontà del Santo Padre “di giungere con tutte le forze, ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa, facendo tutti gli sforzi possibili affinché a tutti quelli che hanno il desiderio dellunità sia reso possibile di restare in questa unità o di ritrovarla nuovamente”, come egli stesso ha scritto ai Vescovi.
Questo convegno nasce dallidea di un gruppo di giovani cattolici, “Giovani e Tradizione” di Acireale (CT), i quali desiderano manifestare la loro devozione e il grato riconoscimento al Santo Padre per questo atto così importante per la vita della Chiesa, celebrando il primo anniversario del Motu Proprio, manifestandoGli la piena comunione e devozione, unita ad una fattiva collaborazione nel tessuto ecclesiale.
Sono giovani che hanno scoperto nella loro vita la bellezza di Cristo, della Tradizione cattolica e la certezza della fede che la Chiesa cattolica è lunica e vera Chiesa di Cristo, Madre e Maestra di Verità.
Che siano stati dei giovani ad organizzare il convegno è davvero interessante, è un “segno dei tempi” in quanto, mentre assistiamo tristemente ad un allontanamento dalla fede di tanti, assistiamo altresì al fatto che coloro che aderiscono alla fede cattolica sono giovani che passano attraverso la riscoperta, la conoscenza e la valorizzazione del deposito della Tradizione cattolica della fede. “Oggi molti giovani scoprono questa forma liturgica e si sentono attirati da essa e vi trovano una forma particolarmente appropriata per loro dincontro con la SS. Eucaristia”, scrive il Santo Padre.
È un dato questo da tenere in seria considerazione, il quale mentre evidenzia in modo incontrovertibile il desiderio e il bisogno di integrità delle nuove generazioni contro la dispersione culturale contemporanea, manifesta anche il fallimento storico di certe “novità” di questa ultima stagione ecclesiale.
Purtroppo a ragione di una “liturgia arbitraria e creativa che è giunta in vari ambienti a deformazioni al limite del sopportabile”, incapace di comunicare sacralità, di una “predicazione ambigua” frutto di una deriva neo-protestante di certi ambienti di Chiesa e di certa teologia, di un orientamento della missione esclusivamente nel sociale, molti si sono sfiduciati e allontanati, “anche persone radicate nella fede della Chiesa”, scrive ancora il Pontefice.
Ecco perché questo documento è un documento attuale: infatti risponde al bisogno della Chiesa nel presente, anche se riabilita “cose del passato”. Sia perché in sé porta la carica della giovinezza perenne della Sacra Tradizione che non si esaurisce mai ed è sempre nuova, quel tesoro da dove trarre cose antiche e nuove (cfr. Mt 13,52), sia perché è destinato anche alle giovani generazioni che sono il presente e il futuro della Chiesa, i quali sono sensibili a questo richiamo e sanno riconoscere, quasi per connaturalità, il Vero, il Buono, il Bello.
Il Motu Proprio non è stato voluto dal Santo Padre per i cosiddetti “nostalgici”, per coloro che erano legati per letà o per formazione culturale alla Liturgia Tradizionale, ma per tutti quei battezzati che desiderano attingere a questo tesoro di grazia della Chiesa, che è una ricchezza per tutti, in quanto il legame alla Liturgia Tradizionale o latino-gregoriana non è anagrafico o estetico ma teologico, ecclesiale e spirituale.
A ragione dunque il Santo Padre scrive nella lettera indirizzata ai Vescovi: “Nella storia della liturgia cè crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e dar loro il giusto posto”.
Ma questo documento ha anche messo in luce maggiormente delle situazioni “di crisi” nella Chiesa e questo lo diciamo con profondo dolore: la crisi di fede di tanti che si sono opposti duramente alla Santa Messa Tradizionale, la crisi di obbedienza nei confronti del Sommo Pontefice, anche da parte di Vescovi. Abbiamo assistito nei mesi passati a situazioni di sacerdoti ostacolati, minacciati, derisi e in alcuni casi perseguitati proprio per lobbedienza al Motu Proprio, al Papa. Un clima di sospetto si è diffuso in alcune diocesi e tutto ciò ha avuto una ricaduta grave sui fedeli, sgomenti e scandalizzati per quanto stava avvenendo.
In fondo i risultati di questi ultimi decenni sono sotto gli occhi di tutti: Seminari e Istituti religiosi con poche vocazioni, la crisi didentità e la secolarizzazione della vita sacerdotale, la fuoriuscita dalla Chiesa di tanti, le giovani generazioni che sfuggono di mano nella pastorale ordinaria, una “chiesa del dialogo” che smarrisce la strada della missione e di cattolici con una fragile connotazione identitaria indistinguibile anche nel sociale, i quali si sentono probabilmente cristiani ma poco cattolici.
Inoltre il Santo Padre aveva già messo in luce questa realtà quando, avendo parlato di “dover ricucire lunità ecclesiale”, oltre a parlare di coloro che sono momentaneamente fuori dalla Chiesa per motivi canonici, mi pare abbia voluto parlare anche di tutte quelle situazioni di divisione e di intolleranza allinterno della Chiesa stessa, di derive in ordine alla dottrina, alle visioni di Chiesa differenti e di rottura col passato e di idee teologiche di rottura e in discontinuità con la Tradizione, che hanno creato confusione, disorientamento e smarrimento in non pochi fedeli e pastori.
La ricerca teologica esige libertà ma ancor più, per essere autentico servizio del Signore, esige la dinamica della fedeltà. “Dinamica e fedeltà debbono diventare una cosa sola”; questa sintesi (dinamica e fedeltà) è un cammino esigente ma indispensabile se vuole essere un servizio alla Chiesa nella Verità: così diceva il Santo Padre in quel Suo magistrale discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia Romana.
Il Motu Proprio è uno strumento voluto dalla Provvidenza per costruire la comunione ecclesiale e ricucire le fratture. Tutti dobbiamo fare la nostra parte perché, comè vero che non cè Chiesa senza Tradizione, né Verità senza Tradizione, è altrettanto vero che non cè Tradizione senza vera comunione ecclesiale, che non è vile servilismo o frutto di subdoli compromessi, ma gioiosa adesione a Colui che ci ha chiamati ad essere “cooperatori alla diffusione ( al trionfo) della Verità” (3Gv 8) . Non a caso proprio lo scorso 14 settembre il Santo Padre così ha parlato ai Vescovi francesi: “Nel Motu Proprio Summorum Pontificum, sono stato portato a precisare le condizioni di esercizio di tale compito, in ciò che concerne la possibilità di usare tanto il Messale del B. Giovanni XXIII (1962) quanto quello del Papa Paolo VI (1970). Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che lindispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi. Misuro le difficoltà che voi incontrate, ma non dubito che potrete giungere, in tempi ragionevoli, a soluzioni soddisfacenti per tutti, così che la tunica senza cuciture del Cristo non si strappi ulteriormente. Nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire „a casa sua, e mai rifiutato. Dio, che ama tutti gli uomini e non vuole che alcuno perisca, ci affida questa missione facendo di noi i Pastori delle sue pecore. Non possiamo che renderGli grazie per lonore e la fiducia che Egli ci riserva. Sforziamoci pertanto di essere sempre servitori dellunità.
Nello stesso tempo il Motu Proprio si inserisce in quel cammino di riforma della vita della Chiesa che il Santo Padre ha auspicato fin dallinizio del suo Pontificato, di una riforma dal di dentro, di una purificazione interna necessaria perché la Sposa di Cristo risplenda in tutta la sua bellezza. Ovvero di un maggiore fervore apostolico e ascetico della vita sacerdotale, di una intensa formazione teologica e spirituale nei seminari per i candidati al sacerdozio, di un itinerario di studi più conforme allinsegnamento del Magistero perenne della Chiesa, di una radicalità evangelica più visibile degli Istituti di Perfezione, di un laicato cattolico formato, capace di dare ragione della propria fede.
In questo cammino la Liturgia potrà fare molto e lo vediamo già in molte comunità che hanno ripreso lantico fervore proprio a partire dalla Liturgia e dalla Liturgia Tradizionale, e ricevono altresì la grazia di vocazioni. La ricchezza della Liturgia latino-gregoriana, con la sua sacralità e bellezza, suscita le vocazioni, dico di più: questa Liturgia, questa Messa, è la speranza della Chiesa.
Questo cammino necessita della preghiera, della fedeltà e dellobbedienza. La vera liturgia della Chiesa nasce nella fede e nella preghiera e non cè autentico servizio alla Chiesa che non richieda fedeltà e obbedienza: perché obbedire ed essere fedeli alla Chiesa è obbedire ed essere fedeli a Cristo e a Colui che Cristo ha voluto come suo Vicario in terra, il “dolce Cristo in terra”, come Santa Caterina da Siena era solita chiamare il Papa.
Per qualcuno “il Motu Proprio è già morto” a motivo di tutte le opposizioni, le disobbedienze, gli ostacoli messi in opera per farlo decadere. Potrebbe sembrare così, ma non lo credo affatto. Il nostro sguardo deve essere soprannaturale, quello delle persone di fede, che sanno che dietro tutte queste prove la Croce di Cristo rifulge della sua potenza e del suo splendore. Sono fortemente convinto che pur con tutti i problemi accaduti e che forse continueranno, con tutte le opposizioni, le situazioni non risolte e con le problematiche di varia natura aperte anche dal Motu Proprio, di cui abbiamo consapevolezza, il cammino iniziato è ormai “una strada senza ritorno”.
Ciò che oggi vale – ed è il motivo per cui siamo qui – è il fatto che il 7 luglio 2007 rimarrà una data storica da cui ripartire: senza questo documento oggi non potremmo parlare di qualcosa che ci appartiene profondamente e che alimenta la nostra fede perché appartiene alla Chiesa. Non è tutto, ma è linizio significativo, è la prima tappa di un lungo cammino. Non bisogna adesso guardare solo a ciò che è stato del recente passato, ma occorre guardare positivamente alle prospettive che si aprono per il futuro e che partono dal Motu Proprio. In fondo il piccolo ma grande segno che il Papa ci sta presentando per la riforma della Chiesa è la Santa Messa, è lEucarestia: da lì tutti dobbiamo ripartire.
In questopera la Chiesa ha bisogno di “umili lavoratori nella vigna del Signore” (cfr. Mt 20,1 ss.), che non stanno a pretendere dalla Chiesa ma a servire la Chiesa, anche quando forse come Abramo vedranno da lontano nella speranza, perché il rischio potrebbe essere quello di servirsi della Chiesa per proprie personali vedute, non quello di servire la Chiesa. Questopera va fatta senza servilismo ad alcuno, ma nella feconda Parresìa cristiana che cerca sempre e solo la Verità con umiltà, perché siamo “servitori di Dio” (1Pt 2,16) e “vostri servitori per amore di Gesù” (2Cor 4,5), come dice lApostolo.
Al termine di questa mia introduzione, giunga al Santo Padre Papa Benedetto XVI la nostra particolare devozione, la nostra umile obbedienza, la nostra piena comunione e il nostro sentimento grato e riconoscente per il Suo illuminato e sapiente Magistero: questopera mirabile per il bene della Chiesa, non lo lasceremo da solo. Questa unità non è un “optional”, ma è nellessenza della fede cattolica, fortemente consapevoli che Ubi Petrus, ibi Ecclesia.
Grazie a voi tutti della presenza, grazie a coloro che hanno pregato per lesito felice di questo convegno, grazie di cuore agli illustri relatori che hanno accettato di partecipare e ci onorano oggi della loro presenza. Grazie in particolare alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” che ci ha onorato del suo Patrocinio e che è presente qui nella persona del suo vice-presidente Monsignor Camille Perl, che ringrazio di cuore per il suo sostegno fraterno e fiducioso fin dalla prima ora dellorganizzazione del convegno. E grazie infine alla forza ideale trainante e sempre coinvolgente di questi giovani, consolazione nelle nostre fatiche e nelle prove del ministero sacerdotale.
Grazie dellascolto e buon convegno a tutti.