(Il Giornale) Maggiolini: Il Papa non puo’ essere uno slogan manifestaiolo

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(C) “Il Giornale” 30-3-2003

Il Papa non puo’ essere uno slogan manifestaiolo

A questo punto sembra inutile rincorrere l’informazione progressistica (o come chiamarla per non equivocare?).
Il Papa non puo’ essere uno slogan manifestaiolo

A questo punto sembra inutile rincorrere l’informazione
progressistica (o come chiamarla per non equivocare?).
In altri tempi e per altri argomenti il Papa era un signore che
aveva sbagliato secolo per nascere: un tradizionalista
impenitente, un testardo che non si piegava alle conquiste della
civiltà, un microcefalo, un fissato: basta pensare ai confronti
sulla contraccezione, sulla bomba demografica, sull’aborto,
sull’eutanasia, sulla famiglia bisessuata fondata nel
matrimonio indissolubile, sulla libertà di scuola e chi più ne
ha più ne metta.
Oggi il Papa è arruolato d’ufficio sul tema del giorno.
Basta bisbigli di pregare per la pace che da certi mass media
si vede già squalificato come antiamericano, se non addirittura
filo-iracheno.

La semplificazione sembra abbia ormai raggiunto anche ambienti
muniti di qualche capacità critica. Perfino settori di cattolici
che non si scomodano troppo a documentarsi di prima mano: vivono
di documentazione di riporto, manipolata e sloganistica: si
sono schierati e adesso vogliono avere ragione ad ogni costo.

Se poi il Papa dice altro, peggio per il Papa.

Il disagio prende anche credenti sinceri che si vedono costretti
perfino a distinguere tra infallibilità dottrinale e
infallibilità storico-politica del romano pontefice.
E’ il caso?
Non si scomodi troppo in fretta l’infallibilità del magistero
ecclesiale, per non coprire di autorevolezza divina e compiuta
giudizi di opportunità che presentano quasi sempre margini di
opinabilità.

Si è detto fino alla noia che Giovanni Paolo II è pacificatore,
non pacifista per principio e senza eccezioni.
Del resto, per togliersi la fantasia di un Papa manifestaiolo,
si rifletta sul fatto che proprio il 25 ultimo scorso, quando
sembrava approvare le manifestazioni pacifiste, egli condannando
la guerra come strumento di risoluzione delle contese tra gli
Stati, aggiungeva: «Fatta salva la liceità della difesa contro
l’aggressore».
Ideologia di una pace perfetta ed eterna, questa?

Sarebbe, poi, interessante segnalare qualche censura papale contro
il solo Iraq o la sola America.
Questa censura non esiste, per quanto si scavi tra le prese di
posizione e si stiracchino i testi. Giovanni Paolo II non si
colloca in una sola parte del conflitto.
E’ contro il conflitto e basta.
E oggi si può discettare all’infinito sulla peccaminosità della
guerra preventiva: se il 10 settembre 2001 si fosse saputo e
provveduto contro gli aerei del giorno dopo contro le Torri
Gemelle, quale tipo di guerra sarebbe stata?

Forse si ha più di una ragione quando si sostiene che il Papa
pensa con trepidazione ai cattolici in Iraq, attorniati da
musulmani per ora tolleranti.
Forse occorrerebbe sostenere che egli teme anche un allargamento
della guerra che coinvolga gran parte del mondo islamico.

Ma soprattutto va affermato a chiare lettere che Giovanni Paolo
II non può tacitare il Vangelo né dimenticare l’esperienza
della
guerra che egli ha provato sulla propria pelle: è ciò che ha
detto due domeniche fa, levando un dito ammonitore.

E già che ci si è, non si mettano in parentesi le almeno altre
trentaquattro guerre che scuotono il mondo.
O la pace è diventata oggetto di propaganda politica?
Il rispetto per i morti.
Almeno il rispetto per i morti.

+ Mons. Alessandro Maggiolini
Vescovo di Como

(C) “Il Giornale” 30-3-2003