ISLAM E CRISTIANESIMO

In libreria

JACQUES ELLUL – ISLAM E CRISTIANESIMO – UNA PARENTELA IMPOSSIBILE (con prefazione di Alain Besançon) – Ed. Lindau – C.so Re Umberto 37 10128 Torino ( www.lindau.it ) – 2006 – pp.123 – €. 12,00

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Jacques Ellul, nato a Bordeaux (Francia) il 6 gennaio 1912 e morto il 19 maggio 1994, è stato un assai noto sociologo e teologo protestante francese. Scrisse libri sulla società tecnologica, sul cCristianesimo e sulla politica, tra i quali, fondamentale è considerato il suo manuale universitario di Storia delle istituzioni politiche più volte edito in varie lingue.
Quello che presentiamo, Islam e cristianesimo è stato invece pubblicato per la prima volta in Francia nel 2004, a dieci anni dalla sua morte ed è in gran parte costituito da un manoscritto in avanzata fase di elaborazione rinvenuto tra le sue carte.

Esso nasce dall’amara constatazione dell’autore circa l’enorme simpatia che già oltre 10 anni fa, in Francia, circondava la religione islamica. Una simpatia che proveniva sia -come egli nota nell’introduzione- dai tradizionali critici delle degenerazioni edoniste dell’Occidente sia da esponenti delle religioni cristiane attratti dal sincero attaccamento che i musulmani mostrano alla loro religione: specialmente, se paragonato all’apparente stanchezza di molti cristiani. Questa simpatia –sempre secondo Ellul- ha, a poco a poco, generato un progressivo capovolgimento di acquisizioni storiche che parevano oramai consolidate.

E’ così che l’islam –che, secondo i suoi molti sponsor, sarebbe per propria natura: pacifico, colto e tollerante- avrebbe invece subito una secolare campagna di denigrazione e di aggressione propagandistica e militare da parte dell’Occidente cristiano.

Addirittura, per molti, l’Islam incarnerebbe perfettamente molti principi autenticamente cristiani: fede in un Dio unico, primato dello spirituale, schiettezza e semplicità della sua dottrina che renderebbero ineliminabile un suo progressivo incontro con il cristianesimo.
Questo irenismo, fa invece tornare alla memoria dell’autore un episodio storico in genere poco conosciuto in Europa: la progressiva conversione all’Islam di gran parte dei cristiani del Medio oriente e del NordAfrica nei primi due/tre secoli che fecero seguito alla fondazione della nuova religione (anno 622 d.c.).

Infatti -come conferma nella corposa introduzione Alain Besançon, noto polititologo francese, tuttora vivente- pare proprio che, oggi, “il mondo cristiano non sia più in grado di distinguere chiaramente tra la propria religione e l’Isiam. Siamo forse tornati ai tempi di san Giovanni Damasceno , quando ci si domandava se l’Islam non fosse una forma come un’altra di cristianesimo? Non si può escludere che sia così. Per lo storico non c’è nulla d nuovo: quando una Chiesa non sa più in cosa crede, né perché crede, scivola verso l’Islam senza nemmeno rendersene conto” (pag. 26).

Poste queste premesse, invero assai poco political correct, il libro passa alla critica di 4 luoghi comuni sui quali in gran parte si fonda il fin troppo benevolo atteggiamento sull’Islam che si è detto e si articola in due parti ben distinte.

La prima, intitolata I tre pilastri del conformismo, si compone di tre capitoli: "Siamo tutti figli di Abramo", "Il monoteismo" e "Le religioni del Libro", nei quali l’autore analizza e smonta i tre concetti. Secondo Ellul, infatti, la comune discendenza abramitica sulla quale si fonderebbe la parentela tra ebrei, cristiani e musulmani è priva di fondamento. Inoltre, l’Islam nega al cristianesimo lo statuto di religione monoteista perché il Dio dei cristiani è Uno e Trino; comunque, il concetto di Dio delle due religioni è profondamente diverso ed assai poco assimilabile: a Gesù Cristo, incarnazione di un Dio d’amore, i musulmani contrappongono Allah, sovrano unico e inaccessibile nonché giudice implacabile delle azioni umane. L’autore, infine, nell’analizzare i testi sacri alla base delle due religioni, evidenzia alcune differenze che rendono realisticamente impossibile parlare di esse come religioni del libro: se, infatti, il Corano è il libro della costrizione, della sottomissione e non offre all’uomo alcuna speranza di salvezza, la Bibbia, al contrario, contiene una promessa di libertà e la rivelazione di un Dio che parla al credente e soffre con lui.
La seconda parte del libro è invece una prefazione scritta da Ellul per l’opera della scrittrice ebrea Bat Ye’or The Dhimmi: Jews and Christians under Islam, in cui è affrontato il problema della dhimmitudine, cioè della condizione degli "infedeli" nelle società musulmane. L’Islam vi è presentato come una religione che ha stabilito uno status di inferiorità per i popoli sottomessi che –in conformità a tutto il resto di essa- non può in alcun modo mutare nel tempo né dal punto di vista giuridico né da quello politico. Se, poi, vi sono pure stati nella storia momenti di minor pressione sui popoli sottomessi, ciò è dipeso dalle circostanze perché la loro condizione rimane pur sempre legata ad una sorta di graziosa concessione del potere islamico e, come tale, priva di adeguate garanzie.
Prima di concludere è però necessario ricordare che Ellul era protestante; il lettore cattolico troverà pertanto in più occasioni osservazioni (ad esempio: con riguardo alla venerazione dei santi nel cattolicesimo) che denotano marcatamente la posizione dell’autore. Fatta questa riserva, sta di fatto però che in ordine ai 4 luoghi comuni cui è dedicato il libro, i punti di contatto tra cattolici e protestanti superano certamente le differenze. La sua lettura riveste pertanto una notevole utilità soprattutto per chi si trovi a dover controbattere l’opinione comune che oramai, anche in Italia, si è formata in ordine ad essi.

Andrea Gasperini