I veri numeri dell’Aids

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In cerca di un capro espiatorio


E’ sufficiente sovrapporre le mappe di prevalenza dell’ Aids con quelle di prevalenza del cattolicesimo per far cadere il collegamento fra Chiesa Cattolica e Aids.

Ad appena un mese dalla morte del suo predecessore, il nuovo Papa, Bendetto XVI, ha annunciato che avrebbe dato inizio al processo che culmina nella santità cattolica. Il Vaticano normalmente si muove con i piedi di piombo in tali cose, così la rapidità senza precedenti conferma quello che la maggioranza della gente sentiva riguardo a Giovanni Paolo II – cioé che era un uomo straordinariamente buono.
Tuttavia, prima che i fedeli rimangano troppo delusi, bisogna sistemare una cosa: la piccola faccenda se Karol Wojtyla sia stato in realtà il maggiore assassino di massa del 20° secolo. Se lo è stato, la canonizzazione potrebbe non essere proprio una buona idea.
Ecco cosa gli avvocati del diavolo hanno avuto da dire.
Nicholas Kristof, del New York Times, dice che il divieto vaticano del preservativo è costato centinaia di migliaia di vite, facendone “il suo più tragico errore nei primi due millenni della sua storia”.(1) L’influente New Statesman, di Londra, ha pubblicato una storia di copertina poco dopo la morte del Papa sostenendo che egli “probabilmente ha contribuito alla diffusione continentale della malattia più di quanto abbiano fatto i camionisti e la prostituzione insieme”.(2)
Rosemary Neill, dell’ Australian, di Sydney, si domanda se l’intransigente Vaticano “sarà eventualmente accusato di crimini contro l’umanità” (3). Polly Toynbee, del giornale britannico Guardian , che chiaramente ha preso qualcosa di pessimo per colazione quella mattina, ha paragonato Giovanni Paolo II a Lenin: “Entrambi hanno messo l’ideologia avanti alla vita umana e alla felicità, a inimmaginabile costo umano” (4). Persino i medici fanno loro eco. La più importante rivista medica mondiale, The Lancet, ha accusato un ignorante e rigido Papa di presentare “insuperabili ostacoli alla prevenzione della malattia” (5).
Non so se qualcuno di questi autori abbia mai visitato un ospedale per malati di Aids o abbracciato qualcuno di questi pazienti come ha fatto Giovanni Paolo II, o si sia mai dato da fare come Giovanni Paolo II per ottenere finanziamenti internazionali per le terapie. Nell’insieme sembrano appartenere a quella folla che ha sempre da ridire su tutto quello che egli ha fatto. Ma hanno lanciato la loro accusa e questa merita di essere ascoltata. E’ un’accusa che sta in piedi?

Statistiche impressionanti

Non c’è dubbio che l’Aids in Africa sia terribile. L’ultima indagine sulla prevalenza dell’Aids nello Swaziland, un piccolo regno di 2 milioni di persone circondato dal Sud Africa, ha raggiunto il 42.6%, la percentuale più alta del mondo. Ed è in crescita. Tre anni fa, nel 2002, era il 38.6%. “Lo Swaziland sarà cancellato” ha detto disperatamente un attivista Aids.(6) Le percentuali di altri paesi dell’Africa meridionale sono quasi altrettanto brutte.
Secondo il Joint United Nations Programme su HIV/AIDS (UNAIDS), i 2/3 delle persone con HIV/AIDS vivono nell’Africa sub-sahariana. Alla fine del 2004, 25.4 milioni di africani erano infetti, con circa 3 milioni infettati durante l’anno. L’aspettativa di vita alla nascita è scesa sotto i 40 in 9 paesi: Botswana, Repubblica Centrale Africana, Lesotho, Malawi, Mozambico, Ruanda, Swaziland, Zambia e Zimbawe. Nello Zimbawe, l’aspettativa di vita alla nascita era di 52 anni nel 1990 e solo di 34 nel 2003.(7)
Terribile. Incredibilmente, atrocemente terribile.
Ma c’è qualcosa di assurdamente medievale nel fare del Papa un capro espiatorio, come se le nuvole potessero aprirsi e il sole splendere se conficchiamo abbastanza spilloni nella bambola voodoo di GPII. Addossare la colpa per la tragedia dell’Aids in Africa su un solo uomo è una di quelle idee che sono, citando George Orwell, “così stupide che solo gli intellettuali potrebbero crederci”.

Il ruolo del cattolicesimo

Due di queste idee pervadono tutte queste critiche. La prima è fondamentalmente questa: i cattolici africani sono così devoti che se fanno sesso al di fuori del matrimonio, amoreggiano con le prostitute o prendono una terza moglie, si asterranno devotamente dall’usare il profilattico perché il Grande Padre Bianco ha detto loro di fare così. La signora Toynbee cupamente chiama in causa “Il più profondo potere del Vaticano….la sua personale autorità su 1.3 miliardi di fedeli, che è più forte sui più poveri, sui devoti più indifesi.”
Ma non può spiegare una contraddizione: questi arretrati cattolici dalla pelle scura non possono essere così esemplari da usare i profilattici e al tempo stesso così birichini per resistere alle tentazioni. Il giornalista Brendan O’Neill – che si presenta come un ex cattolico che si è disfatto dell’insegnamento cattolico sulla morale sessuale – riassume questo argomento paternalistico sulla rivista on-line Spiked: “L’unica ragione per cui potresti credere all’idea incredibilmente semplicistica che l’editto vaticano significhi Aids in Africa è di considerare gli africani poco più che degli automi….che fanno come gli viene detto” (8).
E’ sufficiente sovrapporre le mappe di prevalenza dell’ Aids con quelle di prevalenza del cattolicesimo per far cadere il collegamento fra Chiesa Cattolica e Aids. Nell’ospedale che è oggi lo Swaziland, solo il 5% circa della popolazione è cattolico. Nel Botswana, dove il 37% della popolazione adulta ha contratto l’HIV, solo il 4% è cattolico. Nel Sud Africa, il 22% della popolazione ha contratto l’HIV e solo il 6% è cattolico. Ma in Uganda, con il 43% della popolazione costituito da cattolici, la proporzione degli adulti con HIV è pari al 4% (9).
In realtà senza la Chiesa Cattolica la situazione potrebbe essere assai peggiore. Il disastro dell’Aids in Africa ha preoccupato fortemente il Papa. Dieci anni fa egli chiese “agli scienziati del mondo e ai leaders politici, mossi dall’amore e dal rispetto dovuti a ogni persona umana, di usare tutti i mezzi disponibili per mettere fine a questa piaga” (10). E i cattolici hanno risposto.
Circa il 27% dell’assistenza sanitaria per le vittime dell’HIV/AIDS è fornito da organizzazioni della Chiesa e Ong cattoliche, come ha ammesso anche The Lancet (11). Queste formano un ampio network di cliniche che raggiungono le persone più povere, più lontane e derelitte dell’Africa.
Queste statistiche suggeriscono che la vera storia può essere opposta a quella presentata dai media: l’osservanza cattolica può in realtà essere il miglior profilattico.

Quanto sono efficaci i profilattici?

Il secondo assunto è che i profilattici sono essenziali per prevenire l’Aids in Africa. Secondo i ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine, “Il profilattico è un dispositivo salva-vita: è altamente efficace nel prevenire la trasmissione di HIV se usato correttamente e regolarmente ed è attualmente il miglior modo di prevenzione dell’HIV per coloro che sono sessualmente attivi e a rischio”(12).
Tuttavia è da notare che questo dogma è limitato da due significativi requisiti: “se usato correttamente e regolarmente”. In che misura pensate che possa accadere questo nell’Africa sub-sahariana? Se gli esperti non sono stati in grado di debellare l’Aids a San Francisco e a Sidney promuovendo i profilattici, cosa fa loro pensare che riusciranno in Africa?
Sorprendentemente, nonostante la dogmatica insistenza che distribuire profilattici è il solo modo per fermare l’Aids, ci sono pochissimi studi a conferma di questa affermazione. L’anno scorso un articolo sul Bollettino dell’OMS ammetteva che erano state fatte pochissime ricerche sull’impatto del programma di promozione del profilattico sulla effettiva incidenza dell’infezione HIV (13).
Inoltre, anche se i profilattici sono “efficaci” – cioé non si rompono e sono impermeabili – la legge di Murphy dice che essi spesso falliranno. Secondo la Family Health International, un gruppo americano che appoggia le iniziative di salute riproduttiva e promuove energicamente i profilattici, “i profilattici devono essere usati correttamente e regolarmente per funzionare”; “l’uso corretto è più complicato di quanto possa sembrare perché ci sono molti modi di sbagliare”; e “alcuni consumatori avranno difficoltà ad usare efficacemente il profilattico e sperimenteranno più della loro percentuale di rottura” (14).
Nel caotico ambiente sociale di molti paesi africani, dove la povertà è endemica, le donne sono regolarmente vittime di abusi e la poligamia e diffusa, gli uomini non sono inclini a usare i profilattici con regolarità. Come ha osservato il presidente dell’Uganda Musuveni, “In paesi come il nostro, dove una madre spesso deve percorrere 20 miglia per trovare un’aspirina per suo figlio malato o 5 miglia per trovare dell’acqua, il problema di ottenere un rifornimento costante di profilattici non potrà mai essere risolto” (15).
Un recente studio sull’uso del profilattico nei paesi in via di sviluppo sulla rivista Studies in Family Planning riassumeva la situazione con queste incontrovertibili parole: “Non sono ancora emersi chiari esempi di un paese che sia uscito da un’epidemia generalizzata principalmente grazie alla promozione del profilattico” (16). Questo è maggiormente evidente nell’Africa meridionale. Alti tassi di trasmissione dell’HIV hanno perdurato nonostante gli alti tassi di uso del profilattico. Nel Botswana, dice il professore Norman Hearst, della University of California di San Francisco, le vendite dei profilattici sono salite da 1 milione nel 1993 a 3 milioni nel 2001 mentre la prevalenza di HIV tra le donne incinte dei centri urbani è salita dal 27% al 45%. Nel Camerun le vendite di profilattici sono salite da 6 milioni a 15 milioni mentre la prevalenza di HIV è salita dal 3% al 9%.

L’esempio dell’Uganda

In realtà la storia dell’Aids in Uganda conferma il convincimento della Chiesa che l’astinenza e la fedeltà matrimoniale sono realmente il modo migliore di combattere l’Aids. Nel 1991, il tasso d’infezione in Uganda era il 21%. Ora, dopo anni di un semplice ed economico programma chiamato ABC, è crollato al 6% circa.
ABC sta per Abstain, Be faithful, Condoms (Astinenza, fedeltà e profilattici qualora astinenza e fedeltà non siano praticati). Il presidente ugandese Yoweri Museveni predica l’ABC con il fervore di un evangelico. “Non sono favorevole ai profilattici nelle scuole primarie e secondarie…Lasciamo che i profilattici siano l’ultima risorsa,” ha detto recentemente ad una conferenza internazionale sull’Aids nella sua capitale, Kampala. “Ho cresciuto dei bambini e la mia politica era di metterli in guardia dal sesso indisciplinato. Ho cominciato a parlare loro dall’età di 13 anni dicendo loro di concentrarsi sugli studi, che ci sarebbe stato tempo per il sesso” (17).
La signora Toynbee sosteneva nella sua diatriba sul Guardian che “astinenza e celibato non sono la condizione umana”. Ma Musuveni – non ignaro della condizione umana – pensa che lo siano. “Convincere il nostro popolo a ritornare ai suoi valori tradizionali di castità e fedeltà o, in mancanza, ad usare il profilattico, è diventata la nostra più grande priorità” ha detto ai dirigenti di aziende farmaceutiche americane un paio di anni fa. “L’alternativa era la decimazione” (18).

Dietro la campagna

La campagna per macchiare il nome di Giovanni Paolo II con le morti africane è così sorprendentemente stupida che equivale a prova definitiva della massima di Orwell. Cosa potrebbe esserci dietro?
C’è una risposta politica. Un’abile campagna da parte di cattolici arrabbiati per screditare il Papa e il tradizionale insegnamento della Chiesa è in corso da vari anni. Un gruppo pro-aborto chiamato Catholics for a Free Choice (CFC) ha lanciato una campagna internazionale nel dicembre 2001 per promuovere la sua idea che “i buoni cattolici usano il profilattico”. La propaganda in Usa, Messico,Filippine, Sud Africa, Kenia, Cile e Zimbawe contrassegnava “la prima fase di un tentativo di cambiare la politica vaticana e contestare la sua aggressiva influenza contro la disponibilità e l’accesso ai profilattici nelle aree del mondo maggiormente a rischio.” (19) La conseguente copertura mediatica, almeno in Gran Bretagna, ha riflettuto i principali temi dell’ideologia di CFC.
Ma ad un livello più profondo, il credo cattolico sulla sessualità si scontra con ciò che Giovanni Paolo II definiva una “patologia dello spirito”. Per fare un esempio prendiamo l’asserzione di Polly Toynbee che “la contraccezione è la vera salvezza delle donne”. Il Papa mirava ad un’altra salvezza. Egli sapeva che la tecnologia non può risanare la condizione umana ferita. Non può infondere il dominio di sè , il rispetto degli altri; non può produrre il senso di responsabilità. L’unica salvezza non viene da una pillola o da un profilattico ma dalla conversione del cuore. Una toppa tecnica lascerà irrisolti gli acuti problemi dell’Africa della disuguaglianza dei sessi, della povertà, della scarsa educazione e del dissesto sociale. E senza risolvere questi, il problema dell’Aids peggiorerà sicuramente.
Ma chiaramente un capro espiatorio per l’Aids in Africa soddisfa la necessità principale di una semplice soluzione di fronte alla calamità. Ho un’idea che sistemerà tutto.
Mentre i giornalisti britannici sono occupati ad inveire contro la terribile assistenza sanitaria in Africa, il governo inglese collabora per peggiorare la situazione. Secondo un recente numero di The Lancet, il personale sanitario dell’Africa sub-sahariana sta migrando verso il Regno Unito, lasciando l’assistenza sanitaria del paese d’origine in uno stato catastrofico (20). Circa il 60% dei dottori laureati in Ghana negli anni 80, ad esempio, ha lasciato il paese. Le iniziative per affrontare l’Aids, come l’obbiettivo dell’OMS di somministrare terapie anti-retrovirali vita natural durante, vengono ostacolate dalla carenza di dottori. A meno che i dottori e le infermiere rimangano a casa invece di inseguire migliori salari nel Regno Unito, molte, molte più persone contagiate dall’HIV moriranno.
Una persona può mettere fine a questo scandalo: il Primo Ministro inglese. Forse se Polly Toynbee conficca spilloni in una bambola voodoo di Tony Blair, l’intero problema svanirà. Sciocco? OK. Ma ha molto più senso che trafiggere l’ultimo Papa.

NOTE:

1. Nicholas D. Kristof. “The Pope and AIDS”. New York Times. 8 May 2005.
2. Michela Wong. “Blood of innocents on his hands”. New Stateman. 11 April 2005.
3. Rosemary Neill. “A Catholic culture of death”. Australian. 7 May 2005
4. Polly Toynbee.”Not in my name“. Guardian. 8 April 2005.
5. “The Pope’s grievous errors“. The Lancet. 12 March 2005.
6. “Devastating setback in Africa“Globe and Mail (Toronto). 24 May 2005.
7. UNAIDS. “AIDS epidemic update” 2004.”
http://www.healthpastoral.org/texts/loz12_en.htm
8. Brendan O’Neill. “Did the Pope spread AIDS in Africa?
http://www.healthpastoral.org/texts/loz12_en.htm Spiked. 8 April 2005.
9. World Health Organization, Epidemiological Fact Sheets and
The Hierarchy of the Catholic Church
10. Ecclesia in Africa. 14 September 1995
11. Javier Cardinal Lozano Barragán.”Message for World AIDS Day“. 1 December 2004 “The Pope’s grievous errors“. The Lancet. 12 March 2005.
12. Anna Foss, Peter Vickerman, Charlotte Watts. “The Ban That Kills“. Conscience. Spring 2005.
13. King K. Holmes, Ruth Levine, Marcia Weaver. “Effectiveness of condoms in preventing sexually transmitted infections“. Bulletin of the World Health Organization, June 2004, 82 (6).
14. “The Latex Condom: Recent Advances, Future Direction“. Family Health International .
15. Cited in Norman Hearst and Sanny Chen. “Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?“. Studies in Family Planning. March 2004.
16. Norman Hearst and Sanny Chen. “Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?”. Studies in Family Planning. March 2004.
17. “Museveni Opposes Condoms in Schools“. AllAfrica.com, 30 November 2004.
18. Cited in Joseph Loconte, “The White House Initiative to Combat AIDS: Learning from Uganda“. Heritage Foundation, Executive Summary #1692, 30 September 2003.
19.
http://www.condoms4life.org/campaign/index.htm
20. “Loss of health professionals from sub-Saharan Africa: the pivotal role of the UK“. The Lancet. 28 May 2005.

Copyright © 2005 MercatorNet
Traduzione Costanza Stagetti (Acquaviva 2000)

di Michael Cook

In search of a scapegoat.” – MercatorNet (Giugno 2005)