I crocefissi torneranno nelle scuole

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«Testimonianza delle profonde radici cristiane di Italia ed Europa» ROMA – «Ritengo sia doveroso assicurare che il crocefisso venga esposto nelle aule scolastiche come ha affermato anche il Consiglio di Stato ribadendo un Regio decreto del 1928 mai abrogato».
Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti. Il crocefisso, ha detto Moratti, va esposto «a testimonianza delle profonde radici
cristiane del nostro Paese e di tutta l’Europa», nel rispetto «della pari dignità con le altre confessioni religiose».
Il ministro ha aggiunto che le procedure per garantire il rispetto della normativa «sono in via di definizione, e gli verrà data attuazione
nei prossimi mesi».
Sempre citando il Consiglio di Stato, il ministro ha affermato che «l’esposizione del crocefisso non contrasta con i principi costituzionali che assicurano pari libertà a tutte le confessioni, ciò in quanto il crocefisso rappresenta un simbolo della
cristianità, ed è patrimonio storico e culturale del nostro Paese».

UNIONE MUSULMANI: «VIA IL CROCEFISSO»
Alcuni giorni fa, Abdel Smith, capo dell’Unione musulmani d’Italia, una tra le meno
importanti organizzazioni islamiche in Italia, aveva chiesto la rimozione del crocefisso dai pubblici uffici.
«Le istituzioni politiche – si leggeva in una nota – sono di tutti i cittadini
italiani, non appartengono solamente ai cattolici. Se la nostra richiesta non sarà accettata, ci rivolgeremo ai tribunali della
Repubblica italiana. Se crocifissi e simili non verranno rimossi, accanto a ognuno di questi simboli dovranno essere affissi i simboli
religiosi di tutte le religioni professate dai cittadini italiani. Per quanto ci riguarda la scritta Allah Akbar».
Le stesse cose erano
state dette da Smith il 5 novembre 2001 a «Porta a porta».

IL PAPA: IMPORTANTE IN SCUOLE E OSPEDALI
La polemica di Smith era sorta dopo l’intervento del Papa di domenica scorsa. Giovanni Paolo II aveva ribadito l’importanza, in un mondo sempre più «secolarizzato», del crocefisso come simbolo del cristianesimo
nelle scuole, nelle case, negli ospedali, oltre che nelle chiese e nei cimiteri.
«Non spetta certamente a questo extracomunitario dire cosa o meno si
deve fare nel nostro Paese», aveva detto Smith.
«Né compete alla Chiesa di avere voce in capitolo, pensino piuttosto a fermare
l’esercito di pedofili, di omosessuali e stupratori di monache che pullulano nelle loro file».

LEGA: «CROCEFISSI OVUNQUE»
La Lega nord ha presentato una proposta di legge, sottoscritta da una settantina di parlamentari fra cui anche alcuni dell’opposizione, per esporre «in tutti i pubblici uffici e le pubbliche amministrazioni della Repubblica» il crocifisso
in quanto «simbolo della civiltà e della cultura cristiana, ma anche elemento essenziale e costitutivo, e perciò irrinunciabile, del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa».
Sono elencati i luoghi in cui si chiede l’obbligatorietà dell’esposizione «in luogo elevato e
ben visibile a tutti»: aule delle scuole di ogni ordine e grado, università e accademie pubbliche, uffici della Pubblica amministrazione, consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e comunità montane, seggi elettorali, carceri, uffici giudiziari, ospedali, stazioni, autostazioni, porti e
aeroporti, sedi diplomatiche e consolari, uffici italiani all’estero.
Mancano solo le aule parlamentari: la decisione spetta a ogni singola Camera.
«La Lega – ha spiegato il capogruppo alla Camera Alessandro Cè – è un movimento laico ma ci piace parlar chiaro. C’è una Chiesa buona, che punta alla salvezza dello spirito e alla difesa del principio di sussidiarietà; ma ce n’è un’altra che punta alla mondializzazione e
alla globalizzazione delle persone, di fatto sposando le posizioni della sinistra. Siamo molto lontani da chi mette in secondo piano i
diritti della persona, come quelli che hanno difeso la legge Turco-Napolitano sull’immigrazione».

18 settembre 2002 DA CORRIERE.IT