I Romani nella Grecia e altri scritti antinapoleonici

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\"\"Vittorio Barzoni, I Romani nella Grecia e altri scritti antinapoleonici; a cura di Giovanni Brancaccio; Millennium Editrice 2005; Pagine: 274; ISBN: 8890163615; € 12,50


Con I Romani nella Grecia, pubblicato a Venezia agli inizi del 1798, Vittorio Barzoni compie il definitivo passaggio alla propaganda apertamente antinapoleonira da quella antigiacobina, espressasi nei suoi due Rapporti (1797), con i quali infiammò il dibattilo ideologico-politico sul sacrificio di Venezia all\’Austria, sancito dal trattato di Campoformio.
In opposizione al mito della romanità alimentato dai rivoluzionari, in contrasto con il clima "classicheggiante" della Cisalpina e con l\’intento di fornire una esegesi classicistica della nascente epopea di Bonaparte, che si atteggia ad eroe di stampo plutarchiano, il Lonatese individua nella storia della conquista romana della Grecia, ad opera del console Tito Quinzio Flaminino, il vincitore di Cinoscefale (197 a.C.), un avvenimento comparabile a quello vissuto dagli Italiani dopo la discesa dell\’armée nella penisola.
Con l\’opzione della lettura degli eventi coevi in chiave classica, il Barzoni, oltre a svolgere un\’incisiva azione propagandistica antinapoleonica, infonde nuova linfa all\’antica corrente anti-romana, offrendo – come opportunamente sottolinea Brancaccio – un eccezionale documento di valore storico e storiografico.


La politica imperialistica di Roma, la macchina della propaganda scipionico-senatoriale e l\’esercito romano sono, ad avviso di Barzoni, elementi conformi a quelli della Francia rivoluzionaria.
L\’imperialismo della Repubblica romana è sovrapponibile a quello della Repubblica rivoluzionaria francese.
Ma, a rendere i due imperialismi ancora più somiglianti, sono i comandanti dei due eserciti: Flaminino e Napoleone. Entrambi giovani, ambiziosi, arditi, capaci di esaltare con la loro retorica e con le loro gesta i propri soldati; entrambi artefici sottili di una lungimirante strategia politico-militare di tipo personale. Sullo sfondo di una Venezia in rovina, spoglia di ogni residuo del glorioso passato. Barzoni, poi, con le Rivoluzioni della Repubblica veneta condanna la neghittosa neutralità della logora oligarchia veneziana; rivolge una critica sferzante alla Municipalità provvisoria; sottolinea le contraddizioni e gli abusi del fenomeno rivoluzionario, e scaglia una nuova feroce filippica contro Napoleone, ravvisando in lui «un gran generale e un gran politico», ma anche e soprattutto un «impenetrabile tiranno».