(Gazzetta del Sud) La CEI Su emigrati ed immigrati

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Diritto d’asilo e voto per gli immigrati
I vescovi auspicano che possano andare alle urne ne
lle amministrative


Ferdinando De Francisci

ROMA – La Cei e il Vaticano richiamano l’attenzione sui problemi politici, sociali e di vita di quel miliardo di persone che ogni anno lasciano il proprio paese per motivi che variano dalla fuga dalla fame e dalle guerre, al tipo di lavoro, al turismo. E se il Vaticano pone per il momento il tema in termini generali, la Cei entra nel merito della situazione italiana. La Conferenza episcopale chiede infatti al governo il rispetto del diritto d’asilo, la concessione del voto amministrativo e una maggiore celerità nelle naturalizzazioni per gli immigrati e di non dimenticare gli italiani emigrati all’estero. Sugli immigrati la Conferenza episcopale boccia il governo, sugli emigrati invece lo promuove: «sul diritto di asilo abbiamo criticato il governo precedente e oggi critichiamo il governo attuale, giudicandolo inadempiente», ha detto il direttore della fondazione della Cei, Migrantes, mons. Luigi Petris, che invece ha riconosciuto al ministro Tremaglia il merito di aver «dato luce all’altra Italia», quella degli emigrati all’estero. La Cei critica anche «il forte ritardo nell’emanazione dei regolamenti di attuazione della legge sull’immigrazione», la non convocazione delle consulte e degli organismi di solidarietà per gli immigrati e «l’abbandono al loro destino per le migliaia di richiedenti asilo che sono attualmente in Italia in attesa che venga esaminata la loro domanda». Nel mirino della critica dei vescovi anche il fatto che il tasso di naturalizzazione in Italia sia tre volte inferiore al quello della Ue. L’occasione per richiamare l’attenzione sull’argomento è data alla Cei dalla giornata nazionale delle migrazioni, che la Chiesa italiana celebrerà il 16 novembre con una mobilitazione in tutte le parrocchie. I vescovi italiani sono consapevoli che l’attualità spinge a considerare soprattutto i problemi degli immigrati ma ricordano che le migrazioni coinvolgono anche gli emigrati, quanti lavorano sul mare o nei circhi, i rom e i sinti. «Vorremmo – ha osservato Petris – che nessuna di queste persone fosse dimenticata e si avessero presenti i problemi che ognuno di loro vive e le sfide che essi pongono alle nostre società». Circa cinquantamila italiani all’anno vanno all’estero, «e non tutti per turismo o con un buon lavoro in tasca, ma anzi molti vanno per cercare un pezzo di pane per la famiglia».

(mercoledì 12 novembre 2003)