(GWN) Ogm: Cibo di Frankenstein o sconfitta della fame?

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“GWN” n.172002 GWN — ­ Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati è prigioniero
di una serie di equivoci ed è ostaggio di propaganda e di ideologie
estremiste.
C¹è chi ha chiamato i nuovi prodotti Cibo di Frankenstein, paventando oscure
minacce alla salute e raccontando di cospirazioni delle multinazionali e
chi invece ha mostrato le grandi potenzialità di prodotti che possono
risolvere il problema della fame nel mondo e salvaguardare l¹ambiente nel
modo più efficace.
Per approfondire il dibattito e e scoprire da quale parte pende la bilancia,
il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum in collaborazione con il Ministero
dell¹Ambiente ha organizzato il 28 di novembre un convegno dal titolo «ogm:
cibo di Frankenstein o sconfitta della fame?»
Dopo il saluto del Rettore, P. Paolo Scarafoni, il dott. Corrado
Clini,Direttore Generale del Ministero dell¹Ambiente ha detto: «Le nuove
tecnologie vegetali rappresentano una grande opportunità per la protezione
dell¹ambiente e la crescita delle risorse alimentari»
«Le biotecnologie – ha continuato Clini- sono uno strumento decisivo per
combattere le carenze alimentari in molti paesi in via di sviluppo, inoltre
nelle coltivazioni mais, soia, cotone ogm viene ridotto drasticamente il
fabbisogno di pesticidi mentre aumenta la produttività nei suoli ³marginali²
Infine sono promettenti le prospettive della produzione di vaccini
commestibili che potranno essere utilizzati per combattere le malattie molto
diffuse nei Pasi in via di Sviluppo».
«Ciononostante – ha riconosciuto il direttore generale del Ministero
dell¹Ambiente- c¹è in Europa una diffusa preoccupazione sul consumo di cibi
ogm. in particolare è stata diffusa tra i consumatori l¹equazione
ogm=rischio. Eppure nel 2001 un indagine condotta dalla Commissione Europea
che ha impegnato oltre 400 enti pubblici per 15 anni ha concluso che non
sono evidenti effetti sulla salute dei prodotti biotech, mentre sono
riscontrabili gli effetti negativi dell¹uso di pesticidi e di pratiche
agricole non corrette, nell¹agricoltura ³tradizionale».
Clini ha spiegato che: «Seppure la Commissione sottolinei che le
biotecnologie hanno un enorme potenzialità economica, sociale ed ambientale,
l¹Europa non ha creduto nel biotech così che si è creata una situazione di
stallo. Oggi l¹Unione Europea ha un ruolo marginale nella ricerca e
sperimentazione di nuove biotecnologie vegetali: la produzione di piante
³biotech² in Europa nel 2001 era pari allo 0,03% della produzione mondiale.
Sempre nel 2001 sono state autorizzate in Europa 44 sperimentazioni in campo
rispetto alle 256 del 1997».
Per quanto riguarda la situazione nazionale Clini ha affermato che:
«L¹Italia, sulla base di considerazioni esclusivamente politiche, a partire
dal 1999 ha sostenuto una posizione sempre più intransigente ed è stata tra
i promotori della ³moratoria² nella applicazione della direttiva 90/220.
Inoltre con il DCM del 4 agosto 2000 (Decreto Amato) è stata sospesa la
commercializzazione di 4 tipi di mais transgenico già approvati a livello
europeo. Questo decreto è esemplificativo dell¹approccio pregiudizialmente
negativo adottato dal governo Amato nel 2000.
Clini ha concluso dicendo che: «Sarebbe opportuno superare gli approcci
pregiudiziali e l¹Italia anche in considerazione della Presidenza 2003-
potrebbe svolgere un ruolo determinante per riequilibrare e orientare la
posizione dell¹Unione Europea verso un approccio più razionale che richiede
solide basi scientifiche in merito alla protezione della salute e
dell¹ambiente e chiarezza in merito agli interessi economici che si vogliono
tutelare».
L’Italia potrebbe contribuire a far superare lo stallo dell¹Unione europea e
nello stesso tempo potrebbe giocare un ruolo di punta nel contesto
internazionale che è molto sensibile su questo tema, non si tratta solo
degli Stati Uniti, ma di grandi Paesi emergenti come Cina, India, Brasile,
Indonesia, Sud Africa».
Il Prof. Francesco Sala, Docente presso la Facoltà di Scienze Matematiche,
Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Milano, ha illustrato in
dettaglio lo stato della ricerca sulle biotecnologie: «Le applicazioni del
trasferimento genico nelle piante sono estremamente diversificate. Con
l¹integrazione di uno o pochi geni è possibile conferire resistenza ai
principali parassiti delle piante coltivate, così come è possibile conferire
resistenza alla siccità, alla salinità e al freddo. Ma è anche possibile
produrre piante con elevato valore nutrizionale (più vitamine, proteine,
antiossidanti), piante che sintetizzino vaccini contro malattie infettive e
tumori (colera, epatite, AIDS, melanoma), nuovi carburanti e nuove
plastiche».
Innumerevoli sono le applicazioni anche nel settore della protezione
ambientale. Il Prof. Sala ha spiegato che è possibile sviluppare «piante che
depurino i suoli da inquinanti industriali (ad esempio, piombo, mercurio,
cromo), piante che facciano a meno di fitofarmaci» Inoltre il considerevole
aumento della produttività previsto con l¹uso delle nuove piante potrà
ridurre la necessità di abbattere foreste nei paesi poveri per produrre più
cibo e più materiale per l¹uso umano. Anche i paesi ricchi potranno
restituire alla natura (e quindi alla biodiversità) parte del territorio
attualmente dedicato all¹agricoltura.
Il prof. Sala ha poi precisato che non esiste una contrapposizione tra ogm e
prodotti tipi, al contrario solo tramite la ricerca biotech sarà possibile
salvare molti prodotti tipici. Ha così presentato alcuni esempi di
interventi biotecnologici importanti per il nostro paese: salvaguardia dei
prodotti tipici e miglioramento delle loro caratteristiche nutrizionali.
Nel campo dei vaccini il prof. Sala è uno specialista ed ha spiegato come
sarà importante soprattutto per i paesi poveri poter avere vaccini che si
mangiano. E poi quasi un milione di bambini che vengono salvati dal riso
arricchito di vitamine, e prevenzione dal bioterrorismo tramite vaccini
vegetali estratti da piante ogm. .
«Eppure le biotecnologie sono avversate in Italia ed in Europa: hanno
ragione i nostri contestatori o sono nel giusto colori che, nelle Americhe
ed in Asia, hanno deciso di dare notevole sviluppo alla ricerca e alle sue
applicazioni?» Ha chiesto il prof. Sala ai presenti. Dopodiché ha
presentato i risultati ufficiali di una analisi sulla sicurezza delle piante
geneticamente modificate condotta negli ultimi 10 anni dalla Comunità
Europea. La conclusione ufficiale dice: «I rischi per l¹uomo e per
l¹ambiente derivanti dall¹uso di queste piante non sono superiori a quelli
che abbiamo sempre accettato nei prodotti agricoli tradizionali. Anzi,
essendo controllati, i prodotti derivanti da piante geneticamente modificate
presentano spesso minori rischi e più alti benefici».
Nathalie Louise Moll, responsabile dei rapporti istituzionali
dell¹Assobiotech, ha proposto di cambiare il nome ogm in ³gemme², ed ha
spiegato che: «le piante geneticamente modificate e i prodotti
commercializzati fino ad oggi sono frutto di 15 anni di ricerca, durante i
quali non hanno presentato alcun rischio per la salute umana o per
l¹ambiente. Anzi si può tranquillamente dire che questi prodotti sono ancora
più sicuri di quelli convenzionali».
Per quanto riguarda lo sviluppo dei Paesi poveri la Molla ha detto di essere
rimasta particolarmente colpita da una manifestazione di circa 1000
agricoltori africani che chiedevano «la libertà di scelta» durante il Summit
di Johannesburg svoltosi alla fine di Agosto. Agricoltori che rivendicavano
la dignità di essere protagonisti del proprio futuro. «Ho parlato con uno di
questi agricoltori- ha raccontato la Moll- che mi ha detto: ³ vorrei tornare
a casa la sera e dire a mia moglie guarda questo è il frutto del mio
lavoro².
«Gli agricoltori africani – ha affermato la Moll- vogliono gli ogm. I mille
marciavano con una maglietta in cui era scritto Biotech for Africa».
La prof.ssa Vincenza Mele, dell¹Istituto di Bioetica dell¹Università
Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha spiegato come il principio di
precauzione va inserito nel contesto di una visione sapienzale dove la
scienza porta il suo contributo decisivo ma soprattutto dove bisogna
esercitare la virtù della prudenza, evitando fuorvianti catastrofismi ed
esagerazioni.
La prof.ssa Mele ha precisato che «in un contesto di filosofia morale non è
sufficiente l¹etica del fine che è sicuramente buono, ma è necessario anche
l¹etica dei mezzi che si vanno ad utilizzare».
Ha concluso il dott. Augustin Mariné, Presidente dell¹Associazione dei
produttori di mais in Spagna, il quale ha fatto toccare con mano quanto sia
benefico per gli agricoltori spagnoli, tra gli unici in Europa che coltivano
mais transgenico, l¹utilizzo degli ogm, sia dal punto vista produttivo che
ambientale.
Insieme alle prospettive produttive Marinè ha sottolineato quanto benefico è
per il recupero della biodiversità la capacità degli ogm di aumentare la
produttività cioè produrre di più con meno terra coltivata.