(Fides) Mons. Camisasca: I QUARANTA GIORNI VERSO LA LIBERTÀ

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I QUARANTA GIORNI VERSO LA LIBERTÀ – di mons. Massimo Camisasca, Fondatore e Superiore generale della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo

(Agenzia Fides 5/3/2003)

Quaresima: un tempo di quaranta giorni che ci prepara alla Pasqua Quaresima: un tempo di quaranta giorni che ci prepara alla Pasqua e ripresenta il numero misterioso dei quaranta giorni passati da Gesù nel deserto e dei quaranta anni vissuti dal popolo ebraico, guidato da Mosè, vagando verso la terra promessa. Questo tempo sembra racchiudersi in una parola antipatica, digiuno, e in due espressioni rese ormai ambivalenti dall’uso, preghiera ed elemosina.
La Chiesa, prendendo insegnamento da Gesù (rileggiamo il capitolo VI del vangelo di san Matteo), ritorna all’inizio della Quaresima su queste parole.
Anch’io voglio riprenderle con voi.
Innanzitutto, Gesù lo dice chiaramente: preghiera, elemosina e digiuno presi in se stessi non hanno valore, anzi possono portare l’uomo a gonfiarsi di orgoglio per le cose che sa fare bene: le “opere buone”.
Oggi, mentre si adora il corpo, si predicano le diete salutari; mentre si adora il denaro, si cercano le azioni che possano farci sentire giustificati; mentre molti hanno paura del silenzio e cercano di dimenticarsi nello stordimento, altri si rivolgono alle pratiche orientali per trovare pace.
In ognuna di queste tentazioni è nascosta una verità che Gesù svela: preghiera, digiuno ed elemosina sono le strade privilegiate per incontrare Lui. Solo così hanno senso.
Preghiera: non un tempo per piegarci su di noi. Non la riflessione sui nostri problemi, limiti, peccati, può aiutarci. Meditiamo invece ciò che Dio ha fatto e fa per noi, per ciascuno di noi. Meditiamo il Padre nostro, l’Ave Maria, il Gloria. Ritornando alle parole che Gesù e la Chiesa hanno messo sulle nostre labbra, sapremo aprirci a una speranza non irreale e capace di iniziativa.
Ecco l’elemosina: dare qualcosa di nostro (non solo soldi, ma anche tempo, conforto, consigli…) a chi ne ha bisogno. Ci troveremo più veri, ricchi di quelle ricchezze che non pesano e non possono essere logorate dal tempo.
Allo stesso modo il digiuno: non lasciarsi appesantire dal mangiare, per poter essere più liberi per incontrare Gesù nella preghiera e nei fratelli.
In Gesù non c’è nessun disprezzo per la vita, per le cose, per il cibo. Fu chiamato mangione e beone, perché partecipava ai banchetti, sgranava gli occhi di fronte ai fiori, agli animali, ai visi degli uomini e delle donne, aveva chi lo sosteneva con i suoi beni. Ma assieme ci ha insegnato il bene più prezioso, la libertà. Tutto è buono, ma nulla può diventare il nostro dio.
Uno solo è il Signore, Colui che è la fonte della vita.

Mons. Massimo Camisasca