(FIDES) I biocarburanti stanno affamando il mondo

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Agenzia FIDES – 24 maggio 2008
DOSSIER FIDES
L’ALLARME BIOCARBURANTI E L’AUMENTO DELLA FAME NEL MONDO

Introduzione
 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – La fame nel mondo sembra avere un nemico in più: “l’oro verde”, il carburante che arriva dalle coltivazioni, biodiesel e bioetanolo su tutti. L’appello è partito dall’ex relatore delle Nazioni Unite Jean Ziegler, secondo cui i biocarburanti e le speculazioni fi nanziarie, legate ad essi, sono tra le cause principali di fame nel mondo. Lo svizzero, a questo proposito, ha anche lanciato una moratoria totale di cinque anni contro i biocarburanti, affinché l’”omicidio di massa”, come lo ha definito, nei confronti dei paesi in via di sviluppo cessi definitivamente. Una moratoria utile a capire il reale impatto economico e ambientale dei nuovi combustibili.
 
L’ex relatore ha proposto la produzione di biocombustibili da scarti e rifiuti agricoli vegetali, e la razionalizzazione delle culture: in Brasile, le piantagioni di canna da zucchero per la produzione dell’etanolo, occupano gli spazi dedicati alle colture locali, utilizzando per una sola coltivazione le aree che permetterebbero un’esistenza dignitosa a 7/10 contadini per ogni ettaro coltivato. Le sue osservazioni sono stata riprese dal relatore speciale che gli è succeduto, il belga Olivier De Shutter, per il quale per risolvere l’emergenza cibo, occorre cambiare una politica sbagliata che permane da circa vent’anni, che ha anteposto ad adeguati aiuti all’agricoltura dei paesi in via di sviluppo, la speculazione dell’Occidente- Stati Uniti ed Unione Europea – sulle materie prime e la liberalizzazione troppo veloce dei mercati.
 
L’utilizzo, infatti, dei raccolti per produrre i biocarburanti, ha dato vita ad un progressivo aumento dei prezzi dei generi alimentari, senza contare che la trasformazione di zone boschive o collinari in zone coltivate ha dei costi enormi e un pesante impatto ambientale. Conseguentemente la speculazione dei mercati ha inciso di circa il 30% sull’impennata dei prezzi. La crisi alimentare ha colpito i paesi più poveri e ridotto in condizioni di povertà circa 100 milioni di persone, allontanando il raggiungimento degli otto obiettivi di sviluppo del millennio (tra gli altri sradicare povertà e fame e garantire la sostenibilità ambientale entro il 2015).
 
Se le catastrofi naturali, un’altra delle principali cause della siccità, non sono genericamente prevedibili dall’uomo, i biocarburanti sono figli di una decisione umana, di natura politica. Qualcuno ipotizza che l’incentivo degli Usa ai biocarburanti abbia sottili legami con la campagna elettorale per le elezioni presidenziali. La quantità di granturco destinata ai nuovi carburanti è quintuplicata, ed ha fatto schizzare i prezzi del prodotto agricolo. Grandi quantità di terreni sono state trasformate in coltivazioni di mais, meno costoso da coltivare del grano, e più redditizio. Il danno deriva dal fatto che si sottraggono i già rari terreni coltivabili, la cui quantità pro capite si è dimezzata dagli anni ’70 ad oggi. Per produrre il 5% dei biocombustibili utili, bisognerebbe destinare a questo tipo di cultura il 15% delle aree coltivate, una percentuale davvero elevatissima.
 
Il giudizio negativo sui biofuel arriva anche dal Cpe (Coordination paysanne europeenne), nella persona di Renè Louail, secondo cui quella dei biocarburanti è una finta rivoluzione, poiché si spreca molta energia per produrre altra energia.
Una bolla mediatica, invece, secondo il chairman del gruppo di lavoro della Fao sulla bioenergia, Jeff Tschirley, quella della responsabilità dei biocarburanti sulla crisi alimentare: l’esperto Fao stima che il peso dell’oro verde sui rincari di derrate alimentari è inferiore al 15%.