Domande sull’accoglienza della curia ambrosiana del Motu proprio

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Domande sull’accoglienza della curia ambrosiana
del Motu proprio Summorum Pontificum.

  1. Il 7 luglio scorso il nostro amato pontefice ha pubblicato una lettera apostolica motu proprio data intitolata Summorum Pontificum, accompagnata da una Lettera ai vescovi pubblicata nello stesso giorno. Nella lettera ai vescovi sua santità Benedetto XVI ha esposto la ratio generalis del Motu proprio ("Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto") e ha messo in evidenza la fecondità spirituale del rito tradizionale ("Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso").
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  3. Il Motu proprio appare l’esito di una riflessione affrontata dall’attuale pontefice in diverse pubblicazioni edite durante il suo incarico di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede: "Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia […] Per questo abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico, che richiami in vita la vera eredità del concilio Vaticano II" (Joseph Ratzinger, La mia vita, San Paolo, Cinisello Balsamo – MI – 1997, p. 115; cfr. anche Vittorio Messori a colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger, Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo – MI – 1985).
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  5. La lettera apostolica Summorum Pontificum si inserisce nel contesto dell’insegnamento pontificio sulla situazione ecclesiastica postconciliare, per la quale sua santità auspica lo sviluppo di quella che ha definito "ermeneutica della riforma" in contrasto con una "ermeneutica della discontinuità e della rottura" ("Emerge la domanda: Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L\’una ha causato confusione, l\’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un\’interpretazione che vorrei chiamare "ermeneutica della discontinuità e della rottura"; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall\’altra parte c\’è l\’"ermeneutica della riforma", del rinnovamento nella continuità dell\’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. L\’ermeneutica della discontinuità rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare", Discorso di sua santità Benedetto XVI alla curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2005). Questa lettura è condivisa anche da monsignor Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana, che sul settimanale on line della diocesi di Milano, Incrocinews, scrive: "Qual è allora il significato di questo "Motu Proprio"? Perché il Papa ha voluto che ci fosse la possibilità di celebrare secondo il Messale tridentino come forma straordinaria accanto alla normale celebrazione secondo il Messale attuale? Potremmo dare questa interpretazione: il "Motu Proprio" è la traduzione pratica a livello liturgico dell’importante discorso tenuto dal Papa il 22 dicembre 2002 [sic] sul Concilio Vaticano II come momento di continuità con la tradizione precedente e non invece, come vorrebbero alcuni pur da fronti opposti, come rottura inconciliabile all’insegna della discontinuità.
    In fondo il Papa ha ritenuto opportuno, nel momento attuale, anche a livello liturgico riproporre la logica cattolica dell’ "et-et" e non quella dell’ "aut-aut". Non dunque: o il Messale del Concilio di Trento, o il Messale del Vaticano II (come se la dottrina contenuta nel primo escludesse quella contenuta nel secondo), ma sia l’uno che l’altro, come segni dell’unica tradizione vivente di preghiera e di dottrina".

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  7. Sua santità ha pubblicato il Motu proprio nonostante le reazioni negative che l’annuncio della sua pubblicazione aveva suscitato, e ha dato una risposta alle due obiezioni in merito al documento nella Lettera ai vescovi.
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  9. Il 24 agosto scorso monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo e vicepresidente della Congregazione per il rito ambrosiano, in una lettera inviata ai decani della diocesi, scrive: "Le norme emanate dal Papa entrano in vigore il 14 settembre di questo anno e riguardano, come è ovvio, le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi […] Per quanto attiene il Rito Ambrosiano, l’apposita Congregazione […] conferma le indicazioni date ad experimentum al Vicario Episcopale per la Città di Milano il 31 luglio 1985". Ciò significa che nella diocesi di Milano, per le parrocchie e le comunità di rito ambrosiano, il Motu proprio non entrerà in vigore? Come è possibile, quando la lettera apostolica termina con queste parole: "Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come "stabilito e decretato" e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario"?
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  11. Perché per "le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi" il Motu proprio entrerà in vigore "come è ovvio", mentre "Per quanto attiene il Rito Ambrosiano" non è altrettanto ovvia l’applicazione dello stesso documento?
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  13. Se la "assenza di situazioni di rottura ecclesiale a seguito della riforma liturgica attuata secondo i decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II" è una condizione che permette la non applicazione del Motu proprio (nonostante la succitata conclusione della lettera apostolica), perché esso entrerà in vigore per "le parrocchie e le comunità di Rito Romano presenti in Diocesi", sebbene nemmeno lì "ci sono state richieste per l’utilizzo della precedente concessione di Giovanni Paolo II"?
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  15. Monsignor Manganini, nella sua lettera, spiega che il Motu proprio trova il suo senso pastorale in riferimento "allo sforzo di favorire la riconciliazione interna alla Chiesa e di recuperare chi si è allontanato da essa per diversi motivi a seguito della riforma liturgica". Aggiunge che le disposizioni del pontefice non saranno applicate nella diocesi ambrosiana "in assenza di situazioni di rottura ecclesiale a seguito della riforma liturgica attuata secondo i decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II". Eppure nella diocesi ambrosiana sono presenti sia un gruppo di fedeli che si sono allontanati dalla Chiesa "per diversi motivi a seguito della riforma liturgica" (Cappella di Maria SS.ma Immacolata, Via G. Rossini n. 35, Seregno, domenica e festivi, ore 11,00) sia un gruppo di cattolici che trovano, nella liturgia tradizionale, "una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia" (Chiesa di San Rocco al Gentilino, Piazza Tito Lucrezio Caro, Milano, domenica, ore 10,00). Non esiste quindi, nella diocesi ambrosiana, la pienezza delle condizioni per le quali il Motu proprio è stato disposto?
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  17. La lettera apostolica Summorum Pontificum indica il "giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce" come il giorno dal quale esso debba essere osservato. A partire da quel giorno, dunque, "Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962". Perché monsignor Manganini ha dichiarato che, non esistendo fino ad ora gruppi stabili di fedeli legati al rito tradizionale, il Motu proprio non sarà applicato (Andrea Tornelli, Ecco perché Milano dice no alla Messa preconciliare, "Il Giornale", 9 settembre 2007)?
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  19. Nella chiesa di San Rocco al Gentilino la Messa ambrosiana tradizionale viene celebrata ininterrottamente dall’ottobre 1985. Perché monsignor Manganini ha affermato (Il Motu proprio sulla Messa antica? A Milano dicono no, "Il Giornale", 4 settembre 2007) che "I fedeli del Gentilino" non gli sembrano "un gruppo stabile"?
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  21. La diocesi di Milano ha concesso delle chiese per la celebrazione festiva ai fedeli dei seguenti riti:
    – Copto-cattolici, parrocchia San Marco, p. zza San Marco n. 2, Milano
    – Ucraini, parrocchia Sacro Volto, Via Sebenico n. 31, Milano
    Perché escludere proprio le celebrazioni con il rito tradizionale ambrosiano?
  22. Il Santo Padre, nella Lettera ai Vescovi, evidenzia i frutti spirituali ("Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso. […] Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto") e pastorali ("Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente") che possono derivare dall’applicazione del Motu proprio. Perché privare i fedeli ambrosiani di tali frutti?
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  24. Nella Lettera ai vescovi che accompagna il Motu proprio Summorum Pontificum, il Santo Padre ha esplicitato in modo chiaro "quella ragione positiva" che lo ha motivato a promulgare questo documento: "Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa". La decisione della Congregazione del Rito Ambrosiano non rischia di dare l’impressione di una frattura tra la chiesa ambrosiana e quella cattolica? E di creare ulteriori motivi di frizione tra i fedeli cattolici legati al rito tradizionale e gli organismi diocesani?

 

Roberto Marchesini, per totustuus.net
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Vanzago, diocesi di Milano, venerdì 14 settembre 2007, festa dell’Esaltazione della Santa Croce e giorno dell’entrata in vigore della Lettera Apostolica motu proprio data Summorum Pontificum