Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto

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In Italia furono i cattolici i primi a guidare la rivolta. Cattolici i primi due atenei occupati nell’anno accademico ’67 – 68: a Trento e a Milano. Cattolici, o perlomeno di formazione cattolica, tutti i primi leader della contestazione: Renato Curcio, Marco Boato, Mauro Rostagno, Nello Casalini (entrato poi nell’ordine dei Frati Minori), Francesco Schianchi, Luciano Pero.
Lo stesso Mario Capanna: scrivono Primo Moroni e Nanni Balestrini che nel ’67 Capanna preparò "un trattato di 70 cartelle per convincere la propria ragazza che i rapporti sessuali prematrimoniali sono compatibili con l’insegnamento di san Tommaso d’Aquino".
E ancora, cattoliche le origini di "Lavoro Politico", rivista nata nel ’62 a Verona su iniziativa di Walter Peruzzi e punto di riferimento per il movimento trentino. Ed è pubblicato addirittura da un prete, don Lorenzo Milani, il libro più letto nel 1968 durante le occupazioni: Lettera a una professoressa, scritto dagli alunni della scuola di Barbiana di Vicchio Mugello, in provincia di Firenze.
Questo libro, ha sostenuto l’ex leader di Lotta continua Guido Viale, "eserciterà un’influenza decisiva durante tutti gli anni del movimento". I professori Carlo Oliva e Aloisio Rendi, dopo essersi definiti "militanti radicali" ed "extraparlamentari", scrissero allora che il libro di don Milani era, "purtroppo", "l’unico manifesto di lotta contestativa nel mondo politico italiano".