Denaro e paradiso: l’economia globale e il mondo cattolico

In libreria

Rino Cammilleri, Denaro e paradiso: l’economia globale e il mondo cattolico, con una prefazione di S. Em.za il cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Piemme 2004, ISBN 88-384-8447-3, pp. 144, € 12.50
http://www.rinocammilleri.it/

INTRODUZIONE & PREFAZIONE

Introduzione. Per cercare di argomentare se si può realizzare una economia per l’uomo fondata sulla morale cattolica e se questa può produrre i migliori risultati per l’uomo stesso, abbiamo strutturato il libro in cinque parti fra loro collegate, cercando di trattare il maggior numero possibile di problemi meritevoli di considerazione.
– Abbiamo cominciato (prima parte) col cercare di dimostrare che l’economia di mercato è la più efficace ed utile perché è quella che dà all’uomo la maggiore possibilità di crescita. Essa è, certo, imperfetta e piena di tentazioni ma può essere parzialmente regolata, anche se risulta evidente che spetta alla responsabilità personale dell’individuo saperla gestire. E’ questa responsabilità ciò che va fatto crescere e maturare, poiché l’economia è uno strumento neutrale i cui effetti dipendono da come viene gestita, perciò da chi è gestita. Solo se è gestita da uomini di criterio e se i principi su cui si fonda lo permettono potrà produrre risultati positivi per gli uomini.
– L’economia di mercato (seconda parte) si fonda sul capitalismo, i cui principi e le cui origini sono cristiane. Proprio tali origini ci incoraggiano a praticare il capitalismo, tenendo presente che furono le successive eresie a far modificare i principi stessi del capitalismo e le conseguenti applicazioni. L’introduzione di regole più “disinvolte” da parte dei «riformatori» creò modelli economici diversi e in competizione fra loro, modelli che promossero il progressivo allontanamento dai principi originali del capitalismo propriamente cattolico. Il pensiero illuminista, infine, condizionò il tutto, creando condizioni che gradualmente resero l’uomo, in economia, sempre più un mezzo anziché il fine. Ciò ha finito per condurre anche una parte del mondo cattolico stesso a ritenere il capitalismo potenzialmente dannoso perché ostacolo alla vita spirituale e interiore. Tenendo presente l’evoluzione dei principi originari, si può capire come il capitalismo, pur con le sue successive contraddizioni, resta il migliore strumento disponibile per far funzionare l’economia e permettere all’individuo di operare per il bene.
– Anche la globalizzazione (terza parte), conseguenza del capitalismo e altro strumento neutrale nelle mani dell’uomo, presenta rischi (di mercato e tecnologici) ed opportunità (di maggior conoscenza e benessere per tutti). Anche qui, tuttavia, il vero rischio è rappresentato da chi si appresta a gestire questo processo mirando a omogeneizzare culture e morali con l’obbiettivo di relativizzarle e creare un’etica globale quale fondamento di una economia globale. E’ d’obbligo perciò cogliere il collegamento tra economia e etica.
– L’etica spiega l’uso dell’economia quale strumento neutrale (quarta parte). La globalizzazione mira a omogeneizzare le diverse etiche per integrare meglio i popoli. Quando incontra una morale “forte” cerca di depotenziarla, trasformandola in etica sociale. Affermiamo che l’etica cattolica è la migliore per gestire l’economia capitalistica globale. Per spiegare ciò dobbiamo dimostrare che essa è anche la più opportuna e che non ostacola il modello di globalizzazione. Qui appaiono due forze in gioco (o, meglio, due etiche contrapposte, la laica e la cattolica): quella che ritiene che solo ponendo l’uomo al centro si salverà il capitalismo globale e quella che riduce l’uomo ad animale, intelligente sì, ma debole e in certi casi persino dannoso; quest’ultima ritiene che l’uomo non solo non debba affatto essere posto al centro ma addirittura debba essere cambiato. Il compromesso tra le due forze in gioco consiste nel trasformare la morale in etica sociale, utile ma non vissuta: i criteri morali, non da tutti accettati nel mondo globale, creerebbero conflitti e potrebbero frenare lo sviluppo.
– Discende dalla parte quarta che, anche se si potesse dimostrare che la morale cattolica è la migliore per guidare le scelte economiche, essa non potrebbe essere fatta funzionare. Per dimostrare (quinta parte) che la morale cattolica è in tal senso la migliore si può cominciare ricordando che è stata già applicata con successo in economia; si può dimostrare che è applicabile ancora oggi (a certe condizioni, naturalmente), mentre risulta molto complesso poter dimostrare che ciò sia facilmente realizzabile. Il motivo è spiegato nella storia biblica della creazione dell’uomo, che iniziò con il «non serviam» luciferino e continuò con la disobbedienza al Creatore. Per poter applicare nella sua interezza la morale cattolica in economia è indispensabile che tutti gli individui condividano una visione soprannaturale che ponga l’uomo al centro di tutto nella sua sacralità; senza questa, non è realizzabile, tranne che in virtù di compromessi. La conclusione è che la morale cattolica in economia può essere vissuta individualmente ma non collettivamente o come regola. Questo non deve sorprenderci: la ricerca della salvezza è personale, l’acquisizione di meriti è individuale. Nessuna meraviglia che non si possa dimostrare che varrebbe la pena di applicare la morale cattolica in economia perché questa sarebbe la miglior economia possibile e ci renderebbe tutti ricchi e felici. Dopo il peccato originale è così in ogni campo. Il bene bisogna volerlo, cercarlo e trovarlo con sforzo, sacrificio e grazia. La concreta applicazione della morale cattolica all’economia implicherebbe la sua accettazione da parte di tutti: una condizione da santi nel Paradiso Terrestre.

PREFAZIONE
di S. E. card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi

Ho preso visione con interesse di questa pubblicazione di Ettore Gotti Tedeschi e Rino Cammilleri che, con linguaggio semplice ed in uno stile agile e brillante, ha, fra l’altro, anche il merito di illustrare come la morale cattolica non sia ostacolo allo sviluppo, né è contraria a che il mercato e l’attività economica seguano le proprie leggi, purchè queste siano rispettose della dignità della persona umana e dei suoi valori.
In questa nostra epoca di globalizzazione e di crisi economica mondiale, se l’etica fosse stata applicata nei suoi principi di valorizzazione della dignità della persona umana, essa avrebbe realizzato quella esigenza di “personal governance” di cui tanto si sente la necessità.
Il messaggio che viene dal Vangelo e dall’etica cristiana è in piena armonia con le esigenze più vere della persona umana. Come leggiamo nella Gaudium et Spes (n.21):«La Chiesa sa perfettamente che il suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano, quando difende la causa della dignità della vocazione umana, e così ridona la speranza a quanti disperano ormai di un destino più alto. Il suo messaggio non toglie alcunché all’uomo, infonde invece luce, vita e libertà per il suo progresso, e all’infuori di esso niente può soddisfare il cuore dell’uomo: “Ci hai fatto per te o Signore, e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in te” (S. Agostino, Le Confessioni, I,1)».
L’economia , il mercato e la finanza sono per l’uomo, per il suo bene, per il suo sviluppo. E il credente, in quanto cittadino del mondo, ha il dovere di interessarsi ai problemi della società e di dare il suo contributo per affrontarli e trovare soluzioni adeguate per la promozione dell’uomo e per il bene della società in cui vive.
In questo impegno non va mai dimenticato che le cose finanziarie ed economiche sono certamente un valore ed hanno un grande peso nella vita umana, ma non sono il valore unico e sommo per la vita e per il destino dell’uomo; dell’uomo sia come singolo, sia come membro della famiglia umana.
L’economia e la finanza hanno bisogno dell’etica perché il loro fondamento e la loro ragione d’essere si trova nell’uomo. Le ragioni della produzione, per esempio, non possono prevalere sulla dignità del lavoratore, e gli interessi del mercato non possono andar contro il bene delle singole persone e delle popolazioni.
Il profitto e l’utilità economica sono in sé positivi. Il profitto è l’indicatore del buon andamento di una azienda e va riconosciuta la sua giusta funzione per la vita dell’azienda; ma non può essere l’unico elemento di giudizio nelle decisioni: al primo posto si deve mettere il bene delle persone e il bene di tutti.
Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus Annus afferma che (n.39): «L’economia è solo un aspetto di una dimensione della complessa attività umana. Se essa è assolutizzata, se la produzione ed il consumo delle merci finiscono con l’occupare il centro della vita sociale e diventano l’unico valore della società, non subordinato ad alcun altro, la causa va ricercata non solo e non tanto nel sistema economico stesso, quanto nel fatto che l’intero sistema socio-culturale, ignorando la dimensione etica e religiosa, si è indebolito e ormai si limita solo alla produzione dei beni e servizi. (…) Quando l’uomo è visto più come un produttore o un consumatore di beni che un soggetto che produce e consuma per vivere, allora l’economia perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l’alienarla ed opprimerla».
La ricerca degli utili pertanto è giusta, ma deve avere riguardo per i costi umani. La nostra epoca è caratterizzata non soltanto dagli immensi progressi in campo scientifico e tecnologico, ma anche dalla maggiore consapevolezza che gli esseri umani vanno acquistando della loro dignità di persone.
E’ una realtà che incide in tutti i settori della convivenza e che deve essere tenuta presente come stella orientatrice, perché è un fatto di dimensione universale. E’ un fatto di coscienza ed è un fatto di portata storica, che si estende anche al mondo finanziario ed economico.
Nella nostra epoca globalizzata si impongono con nuova forza le regole di trasparenza, di leale concorrenza, di democrazia economica, di solidarietà e di fiducia.
La finanza e il mercato costruiscono ricchezza, benessere, progresso, ma devono essere eticamente orientati al servizio della persona umana. Bisogna aiutare gli uomini ad essere più uomini, cioè aiutarli a crescere umanamente.
Di conseguenza si deve anche affermare che non è mai una perdita rinunciare ad un affare illecito. Non è mai una perdita rifiutare di prendere una scorciatoia scorretta. E’ sempre un guadagno. Chi bara non va lontano anche se al momento sembra avanzare. Chi agisce rispettando la legalità e l’etica finisce sempre per avere il vero successo e, in pari tempo, la gioia nel cuore.
L’aspetto della questione sociale che oggi particolarmente si impone è quella della riduzione delle disuguaglianze e degli squilibri fino alla eliminazione delle gravissime situazioni di povertà e di esclusione, che alimentano nel mondo la violenza.
Le forme, specialmente quelle di vera violenza, con cui alcuni movimenti contestano la globalizzazione non sono giustificate, anche se bisogna riconoscere che nella critica alla società globale sono presenti elementi veri, da prendere doverosamente in considerazione.
La globalizzazione non deve accentuare le disuguaglianze e lo sfruttamento. Occorre invece trovare le vie per uno sviluppo economico che porti alla riduzione delle povertà, ad un migliore equilibrio sociale ed a condizioni di vita dignitosa anche per i Paesi meno sviluppati e più arretrati.
Bisogna impegnarsi per una ”globalizzazione dal volto umano” che si volga a vantaggio di tutti .
E per un adeguato equilibrio c’è bisogno che cresca la solidarietà. L’etica indica come doveroso l’impegno a costruire una cultura della solidarietà, perché siamo tutti membri di un’unica famiglia umana, che ha come padre Dio.
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La grande sfida che deve affrontare chi opera nel campo dell’economia è quella dell’intreccio e dell’armonizzazione tra capacità professionali e principi etici. Da un lato, c’è bisogno infatti di capacità di iniziativa, creatività, sforzo di lavorare insieme con fiducia e collaborazione, e dall’altro non deve mancare l’attenzione ai principi e valori etici, che portano a tendere al bene di tutti ed agli interessi di un vero e integrale sviluppo sostenibile. Solo così avremo una economia ed un mercato realmente a servizio dell’uomo e della donna.
E’ una sfida difficile ma vitale per il futuro della famiglia umana, anche perché oggi i rapporti economici sono sempre più internazionali e mondiali. Le economie nazionali si integrano sempre più tra di loro e tendono a diventare, ciascuna, parte integrante di un’unica economia mondiale, la quale deve tener conto che di mondiale c’è sia il patrimonio comune, sia la persona umana con la sua dignità, perché fatta ad immagine di Dio, sia l’umanità intera con la sua sete di libertà e valori.
Cardinale Giovanni Battista Re
Vaticano, 24 ottobre 2003