De Maistre, Considerazioni sulla Rivoluzione francese

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\"\"Joseph de Maistre, Considerazioni sulla Francia, Editoriale Il Giglio 2010, pag. 152, Euro 15,00

 


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Questo libro demolisce l’origine contrattualistica del potere teorizzata da Rousseau ed il filosofismo di Voltaire, e mette a fuoco con grandissima lucidità, solo pochi anni dopo i tragici avvenimenti del 1789, la reale natura della Rivoluzione francese prevedendone anche gli esiti.

La prima traduzione italiana delle Considerazioni sulla Francia fu pubblicata a Napoli, per la Biblioteca Cattolica, nel 1828.


Tra il 1796 ed il 1797 Joseph de Maistre scrisse le sue Considérations sur la France, pubblicate anonime nel 1797. I rivoluzionari ne vietarono la diffusione, ma il libro circolò clandestinamente e fu ristampato in più edizioni. Il loro impatto in tutta l’Europa fu notevole, Maistre influenzò anche avversari accaniti. Basti citare – tra gli autori legati alla storia delle Due Sicilie – Vincenzo Cuoco, il cui saggio critico sulla Repubblica giacobina del 1799 tenne conto delle critiche demestriane all’astrattezza dei modelli costituzionali partoriti dagli ideologi e calati dall’alto su tradizioni e consuetudini delle Nazioni. Il 14 luglio 1789 scoppia la Rivoluzione francese. In realtà, l’episodio del tutto secondario e privo di effetti concreti della presa della Bastiglia non fu che un evento simbolico, fissato poi nell’immaginario collettivo come l’inizio dell’epopea grazie alla quale il popolo avrebbe spezzato le catene della tirannia.

Con la Rivoluzione francese si afferma come dottrina politica la dittatura dell’utopia sulla realtà, dell’opinione sulla verità, e come metodo il totalitarismo ideologico che opprime il popolo in nome del popolo, che saranno le matrici di tutte le successive rivoluzioni e la forma di una mentalità ancora oggi imperante. Resta valido il commento di de Maistre che scrisse: «La generazione attuale è testimone di uno dei più grandi spettacoli che occhio umano abbia mai visto: è la lotta ad oltranza del Cristianesimo e del filosofismo». […] «La Rivoluzione francese [ è ] una grand’epoca (…) le sue conseguenze, in tutti i campi, si faranno sentire molto al di là del tempo della sua esplosione».
 
Mai come durante gli anni della Rivoluzione francese libertà, uguaglianza, fraternità divennero termini privi di senso e il Terrore, la ghigliottina, il genocidio dei vandeani per mano delle colonne infernali, i martiri di Nantes, di Lione o di Arras, la rivoluzione esportata negli Stati vicini, sono la testimonianza dell’orrore a cui può giungere un potere che ritiene di non avere limiti imposti da Dio o dagli uomini.
 
Il suo bilancio fu terrificante. Fra il 1789 e il 1815 si contarono 600.000 morti nelle guerre interne, 117.000 nella sola Vandea; 40.000 ghigliottinati, il 28% contadini, il 31% artigiani e operai, il 20% commercianti, il 9% nobili e il 7% consacrati; 400.000 morti nelle guerre in suolo straniero, un milione nelle guerre napoleoniche; più di 100.000 emigrati.
 
Il commercio, la produzione industriale e quella agricola crollarono insieme al tasso di natalità. Soltanto nel 1825 risalirono ai livelli precedenti la rivoluzione.
In 7 anni il volume della carta moneta circolante aumentò di 20 volte, svalutandosi quasi completamente e provocando la bancarotta dello Stato francese.
Il vandalismo ideologico si accanì anche contro il patrimonio culturale, distruggendo monumenti dell’arte e della cultura; l’analfabetismo aumentò notevolmente e le persone capaci di scrivere passarono dal 37 al 32%.
 
 

Allo scoppio della Rivoluzione francese, nel 1789, de Maistre era senatore del Regno. L’astrattezza ideologica dei principi rivoluzionari, espressi particolarmente nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, determinarono la decisa opposizione del Maistre e il suo esilio quando nel 1792, la Savoia subì l’invasione francese. Riparò in Svizzera, a Losanna, dove visse in povertà e perseguitato ma, coraggioso e perfino stoico di fronte alle sofferenze, pubblicò opuscoli e pamphlets contro la Rivoluzione francese. Costretto a lasciare la Svizzera, invasa dalle truppe francesi, soltanto nel 1797 riuscì finalmente a rientrare in patria.
Nel 1799, ebbe l’incarico di Reggente della Gran Cancelleria del Regno a Cagliari, e, nel 1802, Vittorio Emanuele I lo nominò ambasciatore a San Pietroburgo, presso la corte dello Zar Alessandro I, dove divenne una delle figure di maggiore influenza, soprattutto durante l’invasione napoleonica. Rientrò a Torino nel 1818 a causa di dissapori con la Corte russa per l’appoggio dato da Maistre ai Gesuiti, riebbe l’incarico di Ministro della Gran Cancelleria del Regno. Si spense il 26 febbraio 1821 ed è sepolto nella Chiesa dei Santi Martiri di Torino.
Tra le sue opere maggiori si ricordano le Considerazioni sulla Francia, il Saggio sul principio generatore della Costituzioni politiche, Sul Papa e Le serate di San Pietroburgo, il capolavoro di teologia e filosofia della storia pubblicato postumo nel 1821.


Joseph-Marie de Maistre nacque a Chambéry, in Savoia, allora parte del Regno di Sardegna, il 1º aprile 1753, da François-Xavier, magistrato e membro del Senato savoiardo, e dalla nobildonna Christine Demotz. Educato dai Gesuiti, si laureò in giurisprudenza all’Università di Torino. Nel 1786 sposò la nobildonna Françoise-Marguerite de Morand, ed ebbe tre figli.
Questo è quanto il comune sapere recita circa la Rivoluzione per eccellenza ma, come spesso accade, non è la verità. La rivoluzione del 1789 fu la realizzazione di un progetto iniziato molti anni prima, nei circoli illuministi philosophes e nei salotti degli enciclopedisti, convinti che la perfetta felicità sulla terra fosse alla portata della ragione umana, capace di pianificarla a tavolino e di stabilirla infallibilmente, edificando la società della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. La sua realizzazione passava necessariamente attraverso il rifiuto e la cancellazione di tutto ciò che l’aveva preceduta, per procedere ad una creazione ex novo dell’uomo e della società, in odio alla precedente creazione divina. Un uomo nuovo la cui natura non è di appartenere ad una famiglia, ad una terra, ad una tradizione, ad un ordine sociale, ad una fede, ma di compiere la volontà generale, che ne sia consapevole o meno. La Rivoluzione, con le sue avanguardie illuminate, avrà il compito di imporre un modello sociale che obblighi tutti a realizzare la volontà generale della quale essa è interprete.