(CorSera) Via i crocifissi dalle Aule

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Accolto un ricorso del presidente dell’Unione Musulmani d’Italia


Tribunale de L’Aquila: via i crocifissi dalla scuola


«Non è un patrimonio comune di tutti i cittadini». Il cardinale Tonini: «Sono stupefatto». Prc: «Sentenza positiva»
 


L’AQUILA I crocifissi dalle aule scolastiche potrebbero essere destinati a scomparire. Questa la prospettiva aperta da una sentenza del Tribunale dell’Aquila che, accogliendo il ricorso presentato da Adel Smith, presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, ha condannato «l’Istituto comprensivo di scuola materna ed elementare di Navelli, nella persona del dirigente scolastico pro tempore, a rimuovere il crocifisso esposto nelle aule della Scuola materna ed elementare “Antonio Silverì di Ofena”, frequentata dai figli dello stesso Smith. La sentenza – un provvedimento di circa 30 pagine – è stata emessa dal giudice Mario Montanaro. Il ricorso era stato presentato nelle scorse settimane dal legale di Adel Smith, avvocato Dario Visconti.

LA SENTENZA – «Nell’ambito scolastico – si legge nella sentenza – la presenza del simbolo della croce induce nell’alunno ad una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di fede, perché manifesta l’inequivoca volontà, dello Stato, trattandosi di scuola pubblica, di porre il culto cattolico al centro dell’universo, come verità assoluta, senza il minimo rispetto per il ruolo svolto dalle altre esperienze religiose e sociali nel processo storico dello sviluppo umano, trascurando completamente le loro inevitabili relazioni e i loro reciproci condizionamentì». Secondo il giudice Montanaro, «la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche comunica un’implicita adesione a valori che non sono realmente patrimonio comune di tutti i cittadini». Così facendo, sempre stando alla sentenza, la presenza del crocifisso nelle aule «si pone in contrasto con quanto ha stabilito la Corte costituzionale, rilevando come il principio di pluralità debba intendersi quale salvaguardia del pluralismo religioso e culturale (cfr. Corte cost. 12 aprile 1989, n. 203 e 14 gennaio 1991, n. 13), che può realizzarsi solo se l’istituzione scolastica rimane imparziale di fronte al fenomeno religioso».

IL CARDINALE TONINI: «SONO STUPEFATTO» «Rimango stupefatto, senza parole. Come si fa ad ordinare la rimozione dalle aule scolastiche del crocefisso, che è il simbolo dei valori di fondo del nostro Paese?» È questa la reazione del cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna, alla notizia della sentenza del Tribunale dell’Aquila. «Non riesco a capire in base a che dispositivi legislativi», ha commentato Tonini. «Non si può eliminare un simbolo dei valori religiosi e culturali di un popolo, solo perchè ciò può dar fastidio a qualcuno. Mi sembra una strada pericolosa. Allora perchè non togliere le chiese, o impedire alla ‘Croce Rossà di svolgere la sua azione di soccorso e umanitaria?», si chiede il cardinale. «Con questa sentenza – conclude – si offende la maggioranza del popolo italiano ed anche lo spirito della costituzione».

RIFONDAZIONE COMUNISTA: «SENTENZA POSITIVA» – La sentenza che accoglie il ricorso contro il crocifisso in aula «è positiva. Ma la questione non si esaurisce qui. Anzi, è solo l’inizio di una necessaria riflessione sulla convivenza multiculturale e su quale ruolo rivesta in questo la scuola». Lo ha detto Titti De Simone, capogruppo di Prc alla Commissione cultura alla Camera in relazione alla sentenza del tribunale dell’Aquila. «È una sentenza importante perché riconosce la laicità dello stato, come dice la Costituzione – ha aggiunto la parlamentare – e può fare da battistrada ad un dibattito politico e culturale sui temi dell’integrazione. Un dibattito che va aperto senza demagogia e strumentalizzazioni. La scuola, che è il primo presidio della società è oggi chiamata a corrispondere i valori della cittadinanza multiculturale».
26 ottobre 2003 Corriere della Sera