(CorSera) Termoli: Nessuno ha un’amore più grande di questo

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Parroco-eroe tra le onde per i suoi ragazzi

Termoli: salva sette giovani, poi un malore lo uccide. «Viveva per il loro sorriso»




Dicono i suoi parrocchiani che don Stefano amava il mare e amava i bambini. Ieri mattina è morto in mare dopo aver salvato sette bambini che non riuscivano più a tornare a riva e che, presi dal panico, non erano più capaci nemmeno di tenersi a galla. Don Stefano li ha tirati su uno per volta. Prima un gruppo di tre o quattro, poi si è buttato di nuovo per andare a recuperare gli altri, prigionieri di correnti, mulinelli e di un fondale traditore e pieno di buche. Li ha salvati tutti, ma alla fine è andato giù lui. E’ svenuto, i polmoni gli si sono riempiti d’acqua. Quando lo hanno portato a riva era già morto.






Erano i bambini di don Stefano, quelli che stavano rischiando di annegare. I bambini della sua parrocchia, e a mare ce li aveva portati lui. Quei cinque e un’altra trentina almeno. I ragazzi dell’oratorio, quelli che servivano messa, quelli che cantavano nel coro, quelli che ogni domenica mattina alle dieci erano in chiesa, perché la messa del loro parroco non se la sarebbero persa mai. E poi un gruppo di mamme. Tutti insieme in pullman da Bojano a Termoli, e cioè dal centro del Molise, fino all’Adriatico. Un’ora in viaggio e poi pochi minuti in spiaggia prima che si scatenasse il finimondo.
Bojano è un paesino che sta ai piedi del Matese, sul versante molisano. E nella parrocchia dei Santi Erasmo e Martino, don Stefano Gorzegno, veronese di 44 anni, ordinato sacerdote nel 1987 proprio nella diocesi di Campobasso, era arrivato poco più di un anno fa, dopo aver girato quasi l’Italia intera. Prima la laurea in giurisprudenza a Parma, poi gli studi di teologia a Roma e la scoperta della vocazione. Parroco a Isernia, poi a Belluno, quindi il ritorno in Molise, dove si era fatto raggiungere dal papà Pietro Lucio e dalla mamma Graziella, perché questo posto gli piaceva tanto e sperava di poterci rimanere molto a lungo. La signora Elvira, del pastificio di largo Episcopio, proprio di fronte alla chiesa, ha gli occhi lucidi mentre racconta che martedì lo ha visto passare in bicicletta e non lo ha nemmeno salutato «perché come potevo immaginare che poi non lo avrei potuto salutare mai più?». Poi dice che «di uno così Bojano aveva proprio bisogno. Uno che sapeva sorridere sempre, che amava i bambini e soprattutto sapeva far sorridere loro».
E per i bambini don Stefano organizzava tante cose e spesso anche le gite. Il paese è carino e ben curato, ma non offre grandi divertimenti. Così il sacerdote, appena poteva, metteva insieme un gruppo e regalava a tutti una giornata diversa. Lui e i suoi parrocchiani, però, non erano mai stati in gita al mare, fino a ieri. In montagna sì, sul Matese lì a due passi. Oppure ai laghi. Una volta avevano anche fatto le cose un po’ più in grande ed erano stati per alcuni giorni in Trentino. Al mare invece non ancora, anche se a don Stefano piaceva eccome. E gli piaceva nuotare e andare sott’acqua in apnea, e sapeva farlo bene. Era nato a Verona, viveva tra le montagne del Molise, eppure nel cuore aveva il mare. «Aveva nel cuore tante cose perché aveva un cuore grande così – racconta il padre -. Amava il mare come amava la montagna, che era l’altra sua passione. Ma soprattutto amava i giovani, stabiliva con loro un rapporto speciale. Sapeva raccoglierne le confidenze e dare consigli. Mio figlio credeva nei giovani, e con loro era sempre disponibile».
E ai ragazzi della parrocchia di Bojano aveva fatto una promessa: «Quest’anno vi porto al mare. Di montagne ne abbiamo viste abbastanza, è ora di cambiare». L’occasione si era presentata quando una delle donne che frequentano la chiesa dei Santi Erasmo e Martino aveva detto di avere una casa a Termoli, che poteva essere un punto d’appoggio per la comitiva. Non è servita. Ieri pomeriggio erano già quasi tutti a Bojano, anche un paio dei ragazzi che stavano per annegare. Gli altri sono rimasti a Termoli perché li hanno trattenuti per accertamenti in ospedale. In serata, però, sono stati dimessi. Resta ricoverata soltanto una donna che ha cercato di essere soccorritrice ma poi ha dovuto essere soccorsa: non è grave ma ha ancora bisogno di cure.
E a Termoli, nell’obitorio dell’ospedale, resta il corpo di don Stefano, sul quale stamattina sarà fatta l’autopsia. Perché anche le storie di cuore, se finiscono in tragedia hanno passaggi obbligati: l’inchiesta – che qui tocca alla Procura di Larino -, l’autopsia, il nulla osta del magistrato per poter fare i funerali.
Il referto medico spiegherà perché si è fermato il cuore del sacerdote. Alla cronaca tocca il compito di provare a raccontare dove quel cuore, fin quando è stato capace di battere, è riuscito ad arrivare. Chi era sulla spiaggia di Termoli – quella che chiamano del Grattacielo, dove una scogliera fa da frangiflutti e le onde non arrivano altissime anche quando il mare è mosso, ma di contro ha un fondale molto irregolare e numerose correnti – dice che don Stefano aveva ancora l’abito addosso quando ha capito che i ragazzi erano in pericolo. Cinque persone da salvare sono troppe anche per chi in queste cose è un professionista, e lui non lo era. Ma ci ha provato lo stesso. Senza aspettare che arrivassero quelli di una motovedetta non lontana, che comunque sarebbero dovuti arrivare a nuoto perché il fondale era troppo basso, e ci avrebbero impiegato troppo tempo. E non ha aspettato che arrivassero i bagnini. Non ha aspettato nessuno, ed è vero che se lo avesse fatto forse ora sarebbe vivo, ma i ragazzi no.
«Un eroe», dice Roberto Colacillo, il sindaco di Bojano, che in occasione dei funerali (oggi pomeriggio se si finirà in tempo con l’autopsia, altrimenti domani), proclamerà il lutto cittadino. E aggiunge: «Gli dedicheremo una strada e assegneremo una benemerenza alla sua memoria. Ha dato la vita per i nostri ragazzi, tutta Bojano deve essergli grata per sempre».


Fulvio Bufi