(CorSera) Mons. Milingo scomunicato

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CorSera 26 settembre 2006





E’ incorso nella scomunica «latae sententiae» prevista dal diritto canonico

Il Vaticano scomunica monsignor Milingo

Decisione dopo l’ordinazione 4 «vescovi sposati» negli Stati Uniti.
CITTÀ DEL VATICANO – Monsignor Emmanuel Milingo è «in una condizione di irregolarità e di progressiva aperta rottura della comunione con la Chiesa». Avendo ordinato quattro vescovi «è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal Canone 1382 del Codice di diritto canonico». Lo afferma una nota della sala stampa vaticana.
La nota della sala stampa vaticana riferisce come la Santa Sede abbia «seguito con viva apprensione l’attività posta in essere di recente» da mons. Milingo «con una nuova associazione di sacerdoti coniugati, seminando divisione e sconcerto tra i fedeli». Informa, inoltre, che «esponenti a vario livello della Chiesa hanno invano cercato di contattare l’arcivescovo, per dissuaderlo dal proseguire in azioni che provocano scandalo, soprattutto nei riguardi dei fedeli che hanno seguito il suo ministero pastorale a favore dei poveri e dei malati».


 
L’ORDINAZIONE –
Il vescovo africano ha ordinato ieri a New York quattro nuovi «vescovi» sposati, che appartengono al movimento «Married Priests Now» fondato negli Stati Uniti nel luglio del 2006 dallo stesso arcivescovo.
A essere ordinati sono stati il Revverendo George Augustus Stallings, Jr., di Washington, Peter Paul Brennan, di New York, Patrick Trujillo, di Newark, N.J., and Joseph Gouthro, di Las Vegas. La diocesi di Washington, dove è avvenuta la cerimonia nella chiesa di Capitol Hill, ha reso noto di non riconoscere le ordinazioni di mons. Milingo. «Tali ordinazioni non significano niente per la Chiesa» ha detto la portavoce dell’arcidiocesi Susan Gibbs. Di fatto Milingo con la sua «fuga» da Zagarolo, nei pressi di Roma, dove viveva e celebrava messa è tornato ad aprire un conflitto con la Chiesa su quello che appare essere il suo vero terreno di scontro: il celibato sacerdotale. Secondo quanto afferma l’Associazione «Sacerdoti lavoratori sposati».

LA FUGA – L’8 settembre 2006 il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re aveva inviato a Mons. Milingo una lettera di «ammonizione canonica» che invitava l’Arcivescovo emerito di Lusaka a scrivere, entro il 15 ottobre 2006, al Papa una lettera di «pentimento» per non incorrere nella «sospensione canonica» prevista dal diritto ecclesiale. Da ricordare che lo stesso Milingo si sposò con Maria Sung nel 2001 per poi rientrare nell’alveo della Chiesa di Roma grazie anche all’intervento di Tarcisio Bertone, allora numero due del card. Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede.

LA SETTA – Se in passato quindi il problema di Milingo era legato alle cosiddette messe di guarigione, agli esorcismi, secondo una spiritualitá di forte impronta africana ma che aveva trovato un forte consenso anche in Italia, dopo il matrimonio contratto con Maria Sung, avvenuto grazie alla setta del reverendo Moon, Milingo torna all’attacco entrando in collisione con il Vaticano e rompendo in modo esplicito la regola del celibato.

 

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Le pene previste dal Diritto Canonico

La scomunica di Milingo nel codice







 
L’arcivescovo Milingo e i quattro vescovi sposati ordinati dallo stesso Milingo sono incorsi nella scomunica latae sententiae, prevista dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico che così recita: «Il Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo e chi da esso ricevette la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica».

LA PENA – L’espressione latae sententiae (letteralmente «sentenze pronunciate, emesse») appartiene alla lingua latina ed è un termine tecnico del diritto canonico della chiesa cattolica per indicare una specifica modalità con cui possono venire comminate alcune pene canoniche. Consiste in una forma di comminazione della pena non legata a una dichiarazione, ma solo al fatto che si commetta lo specifico delitto per il quale il legislatore ha stabilito la pena latae sententiae.