(CorSera) Molti interessati alla casa natale di Benedetto XVI

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CorSera 12 luglio 2005





La proprietaria ha deciso di vendere l’edificio, c’è tempo per le offerte fino al 22 agosto. L’agente: «Una cifra? Due milioni di euro»

 

«La casa natale del Papa è all’asta, la vuole Scientology»

 

Alta Baviera, battaglia immobiliare per la dimora natale di Benedetto XVI. Il borgomastro: servono soldi per farne un museo




BERLINO — La Chiesa di Scientology starebbe cercando di acquistare la casa natale di Benedetto XVI a Marktl amInn, in Alta Baviera, messa all’asta dall’attuale proprietaria. L’allarme è stato lanciato da Hubert Gschwendtner, il borgomastro della cittadina tedesca, diventata famosa nel mondo dopo l’ascesa di Joseph Ratzinger al soglio pontificio. Il sindaco vorrebbe far comprare l’edificio al Comune, per farne un museo e lanciare definitivamente il paesello come luogo di pellegrinaggio.

Ma l’amministrazione comunale, nonostante abbia un diritto di precedenza nell’acquisto, teme di non avere il denaro necessario a battere l’agguerrita concorrenza, soprattutto quella di Scientology, che nell’operazione si starebbe servendo di un prestanome.

La guerra immobiliare per l’ex dogana, costruita nel 1745, è iniziata alla fine di maggio. E’ bastato appena un mese, infatti, a rendere impossibile la vita alla signora Claudia Dandl, fisioterapista e madre separata di due bambine di 8 e 10 anni, che l’aveva comprata nel 1999, investendovi anche molti soldi per risanarla e restaurarla con cura e buon gusto. Dal giorno dell’elezione di Benedetto XVI, che pure in quella casa rimase soltanto per i suoi primi due anni di vita, almeno trentamila persone sono arrivate in visita a Marktl am Inn, che di abitanti ne ha meno di 3 mila, sottoponendo la costruzione a una specie di assedio permanente, tanto affettuoso quanto soffocante. C’è chi sbircia dalle finestre e chi si aggira intorno all’edificio con apparecchi fotografici e videocamere; chi suona alla porta d’ingresso, in apparenza ignorando che si tratti di un’abitazione privata e poi chiede l’autografo alla povera signora Dandl. Qualche «folle di Dio» ha addirittura portato via dal retro i sacchi della spazzatura, forse convinto della loro qualità di reliquia.

Così, preso atto con rammarico dell’«enorme significato religioso » di casa sua, Claudia Dandl si è rivolta a una professionista di Monaco, specializzata nella vendita di immobili d’epoca o sotto tutela artistica, mettendola all’incanto. Gli interessati hanno tempo fino al 22 agosto, per presentare la loro offerta, completa di un progetto dettagliato su come intendano in futuro rendere l’edificio accessibile ai credenti. «Non è affatto detto — spiega Karin Friedlmaier, l’agente immobiliare — che vincerà chi offre più soldi. Insieme alla signora Dandl valuteremo attentamente ogni offerta, nel pieno rispetto dei fedeli: non consentiremo usi impropri del luogo». La signora Friedlmaier non si pronuncia sul valore e sul numero delle offerte ricevute fino a questo momento. Ma le voci circolano e le continue esternazioni del borgomastro, sempre più allarmato, alimentano legittime preoccupazioni sui possibili esiti dell’asta.

Si sa, per esempio, che intenzionato a fare un’offerta sia Helmut Brossmann, manager del coro sudtirolese Kastelturher Spatzen, il quale aveva già provato ad acquistare senza successo la Golf una volta appartenuta al cardinale Ratzinger. Battuto da un casinò on line americano, Brossmann ne ha comprata dalla Volkswagen una identica, intorno a cui, pochi giorni fa, ha organizzato un «Papst-Golf-Party ». L’impresario esita, proprio perché il sindaco ha detto chiaramente che la comunità pretende comunque voce in capitolo su cosa sarà permesso e cosa no, nella casa dove il futuro Papa vide la luce il 16 aprile 1927. Il problema di Gschwendtner sono i soldi. Potrebbe arrivare a 250-300 mila euro. Ma le legittime aspettative della signora Dandl, per i 327 metri quadrati dell’edificio, sono ben altre: «In condizioni normali — spiega l’agente — saremmo già sopra il milione, ma in quanto luogo natale del Papa possiamo anche ambire al doppio». Più che sufficiente ad agitare le notti del borgomastro. Il quale sogna un contributo del Land o della Chiesa cattolica bavarese e intanto avverte sibillino: «Sarebbe terribile se, alla fine, l’edificio dovesse cadere nelle mani di un prestanome di Scientology». Di più non vuole dire. Ma, certo, quel nome non lo lascia cadere a caso.

 



Paolo Valentino