(CorSera) Il villaggio celeste oltre la tv: l’ultima ipotesi di McLuhan

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Il villaggio celeste oltre la tv: l’ultima ipotesi di McLuhan

CREDO E SCIENZA

PERSONAGGI Il celebre studioso dei mass media si convertì al cattolicesimo. Un saggio svela il rapporto tra la fede e le sue teorie
PERSONAGGI Il celebre studioso dei mass media si convertì al cattolicesimo. Un saggio svela il rapporto tra la fede e le sue teorie

Il villaggio celeste oltre la tv: l’ultima ipotesi di McLuhan

CREDO E SCIENZA

Un uomo si alza prima dell’alba e scende le scale senza rumore. Sfila un volume rilegato in oro dallo scaffale della biblioteca, lo sfoglia, prende note alla luce della lampada. Il libro è la Bibbia; e lo studioso notturno è Marshall McLuhan, celebre in tutto il mondo come esperto dei mass-media, profeta della società elettronica all’insegna dello slogan «il mezzo è il messaggio».
Sì, proprio il teorico della necessità di «staccare la spina» per non ingigantire la portata delle sfide terroristiche, l’uomo cui tutti ricorrevano negli anni settanta e novanta come a una specie di oracolo laico del nuovo credo elettronico, in realtà era un mistico, un lettore notturno di libri sacri, a suo agio soprattutto in meditazione e preghiera. Il ragazzo precoce e tormentato si era trasformato rapidamente in un giovanotto pronto a mettersi «in caccia di Dio» (scriveva così alla madre in lunghe lettere toccanti e appassionate) e infine in uomo maturo profondamente convertito al cattolicesimo: un salto vertiginoso per lui, educato in famiglia secondo i principi di un protestantesimo severo. La dottrina della chiesa di Roma gli si era presentata come una rivelazione luminosa, capace di dare significato a tutta la vita. Questa dimensione nascosta di Marshall McLuhan, in realtà la sola intimamente vissuta, ci viene rivelata in un libro che raccoglie saggi e interviste da lui rilasciate, in epoche diverse, sul tema della religione e dei mass-media. Introdotti da una memoria del figlio Eric, gli scritti di La luce e il mezzo possiedono un fascino rivelatore, perché ci consentono di mettere improvvisamente a fuoco un ritratto che credevamo noto e acquisito. Non può che sorprendere il profilo di questo McLuhan privato, dedito alle letture comparate della Bibbia in molte lingue (latino, francese, tedesco, italiano, spagnolo oltre all’inglese), profondo conoscitore degli amatissimi Chesterton e Cervantes, ma anche di san Tommaso e san Francesco, non meno che di Rabelais e Balzac. Un McLuhan attento nel mettere a raffronto le moderne tecniche di riproduzione e amplificazione dei messaggi (come ad esempio i microfoni nelle chiese) con i classici sentiti come autentica vocazione: la Summa Teologica di san Tommaso e la Summa Contra Gentiles , entrambe naturalmente in latino. Questa era dunque, come ci suggerisce già il titolo del libro, la “luce” capace di illuminare il “mezzo” elettronico secondo McLuhan: la fede religiosa.
Ma non bisogna figurarsi una specie di eremita laico, giacché il pensiero di McLuhan possedeva un’altra caratteristica insolita e controcorrente: il cattolicesimo gli pareva preparare l’incontro con la tecnologia. Nel senso che, a suo parere, la fede nella chiesa romana mostrava di possedere quelle caratteristiche di “carnalità”, intesa come amore per la vita e il piacere sensuale, che giudicava una premessa indispensabile alla comprensione dei nuovi mezzi elettronici. E dunque il gioco e la filosofia, la poesia e la musica, l’allegria e l’amicizia, l’arte sacra e lo stesso rito eucaristico della messa gli apparivano affini alla radio e alla televisione (chissà, oggi, quali legami avrebbe trovato con internet e i cd-rom). Ed ecco la stranezza: in una specie di rovesciamento della prospettiva sociologica tradizionale (quella sostenuta da Max Weber), il profeta della modernità tecnologica ripudiava l’etica capitalista protestante, astratta, basata sulle idee e sui concetti più che sulle emozioni sensuali, condizionata dalle proibizioni e dai divieti. E invece esaltava la modernità del cattolicesimo, in cui gli sembrava di ritrovare il paradigma perfetto della sua scoperta più importante: «il mezzo è il messaggio». E la spiegava così: gli uomini non possono cogliere il “messaggio” se lo separano dalle sue manifestazioni concrete, a cominciare dai dogmi, dai riti, dalla capacità tutta cattolica di amare le cose concrete e le immagini. «La fede è un tipo di percezione, un senso come la vista, l’udito o il tatto ed è tanto reale e concreta quanto i sensi»: ecco il lascito di Marshall McLuhan. Più di vent’anni dopo la sua scomparsa, il senso vero di quel “messaggio” può finalmente essere compreso sino in fondo.

Il libro : Marshall McLuhan, «La luce e il mezzo», editore Armando, pagine 220, 16
Dario Fertilio

Corriere della Sera, 11-2-2003