(CorSera) Il Papa: basta canti sciatti

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Richiamo di Giovanni Paolo II. Due anni fa la Cei selezionò 360 canzoni «ortodosse»

Il Papa: basta canti sciatti

«Esame di coscienza per purificare musiche e testi in chiesa»

27-2-2003 – Corriere della Sera

Luigi Accattoli CITTÀ DEL VATICANO – Il Papa vuole che nelle chiese torni «la bellezza della musica e del canto»: ne ha parlato ieri all’udienza generale, precisando che è necessario un «esame di coscienza» da parte dei responsabili, teso a «purificare» il culto da musiche e parole «sciatti» o non «consoni» alle celebrazioni. Giovanni Paolo II ha fatto questo richiamo commentando il salmo 150, che dice: «Lodate il Signore con l’arpa e con la cetra». «Bisogna pregare Dio – ha detto Wojtyla – non solo con formule teologicamente esatte, ma anche in modo bello e dignitoso». «A questo proposito – ha continuato – la comunità cristiana deve fare un esame di coscienza perché ritorni sempre più nella liturgia la bellezza della musica e del canto. Occorre purificare il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni all’atto che si celebra».
La questione è antica. Il Papa stesso ha citato questo brano della lettera dell’apostolo Paolo, che chiedeva agli Efesini di evitare «intemperanze e sguaiatezze», per lasciare spazio alla «purezza» degli inni sacri: «Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo».
Una questione antica che ha avuto grande attualità negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, quando – a seguito della riforma liturgica del Vaticano II – furono composti nuovi canti nelle lingue moderne ed entrarono nelle chiese strumenti musicali prima proibiti, a partire dalle chitarre.
Per mettere un freno all’uso liturgico di musiche e testi inadatti – si ascoltano, nelle parrocchie, canti alla Vergine tratti dalla «Buona Novella» di Fabrizio de Andrè – la Conferenza episcopale italiana due anni addietro aveva diffuso un repertorio doc di 360 «testi», selezionati secondo tre criteri: «pertinenza rituale, verità dei contenuti, qualità della composizione».
Quanto all’«esame di coscienza» suggerito dal Papa, l’agosto scorso Giuseppe Liberto, direttore della Cappella Sistina, tracciava per «Avvenire» questo bilancio su quanto avvenuto – in fatto di musica liturgica – dopo la riforma conciliare: «Non tutto è valido, non tutto è da buttare». Liberto se la prendeva soprattutto con il «minimalismo musicale, che spesso significa sciatteria». Ma non era tenero neanche con la «musica sacra» del passato, che «in moltissimi casi non è affatto adatta alla liturgia». Come capolavori «ineseguibili in chiesa», citava la Missa solemnis di Beethoven e la Messa da Requiem di Verdi.
Tra gli invasori musicali delle chiese, il Papa non ha citato il rock, che nella liturgia – almeno in Italia – non ha messo quasi mai piede. Ma certo esso dovrebbe essere classificato tra le forme «poco consone» al culto. Una volta il cardinale Ratzinger – in un libro sullo «spirito della liturgia» – lo descrisse come «espressione di passioni elementari, che nei grandi raduni di musica hanno assunto caratteri cultuali, cioè di controculto, che si oppone al culto cristiano».

Luigi Accattoli

«Sono d’accordissimo con il Papa. Troppe volte durante le …

«Sono d’accordissimo con il Papa. Troppe volte durante le messe vengono suonate musiche che davvero non c’entrano nulla con quello che succede in Chiesa». Parola di Al Bano Carrisi, cantante di provata fede cattolica.
L ei per il Papa ha suonato più volte?
«Sei o sette volte , fortunatamente. Ma non ho mai suonato canzoni leggere. Solo musiche adatte alla circostanza, come l’Ave Maria di Schubert, per esempio».
Non pensa quindi che musiche un po’ fuori dagli schemi canonici possano andare bene in chiesa?
«Assolutamente no. C’è una tradizione gregoriana molto importante e penso che andrebbe riadattata con grande energia, non soltanto nella Cappella Sistina, ma anche nelle parrocchie».

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