(CorSera) I miracoli, segni della presenza di Dio nel mondo

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Un volume raccoglie i casi che una commissione vaticana considera soprannaturali e che la scienza non sa spiegare

Quindici buoni motivi per parlare di miracoli


di Vittorio Messori

 



Un volume raccoglie i casi che una commissione vaticana considera soprannaturali e che la scienza non sa spiegare

Quindici buoni motivi per parlare di miracoli



Il menu è impressionante (anzi, «straordinario», nel senso pieno) e offre quindici voci, ciascuna delle quali corredata dalla documentazione fotografica originale. Sarà bene enumerarle subito, quelle voci. Riguardano Paesi e situazioni diversissimi ma hanno tra loro uno stretto legame: e proprio quello che sembrerebbe più improbabile. In effetti, gli eventi proposti, per inverosimili che appaiano, sono stati vagliati e riconosciuti come autentici da una serie di esperti internazionali e, alla fine, da una commissione scientifica di riconosciuto rigore. E tutto questo non in un tempo remoto, bensì negli ultimi due decenni, utilizzando dunque la strumentazione più moderna, con il senso critico dello specialista contemporaneo.
Vediamoli, allora, quei quindici dossier. Una bambina di Cagliari, di 500 grammi, espulsa dall’utero a 23 settimane, classificata come «aborto spontaneo» e ora diciottenne in piena salute. Un indiano nato con entrambi i piedi e le gambe torti che se li vede raddrizzati spontaneamente, in una notte. Un messicano tuffatosi sul cemento da dieci metri, a testa in giù, senza danni rilevanti. Una donna, anch’essa del Messico, inguaribilmente sterile per un difetto genetico, che partorisce un figlio: uno solo, dopo il quale ritorna alla sua infecondità che, per i medici, è invincibile. Una suora di Napoli che vive senza stomaco e milza, con un troncone di pancreas e priva di altri organi. Un bambino pugliese sanato di colpo da una malattia che gli specialisti davano per fatale. Una signora della Luisiana uscita indenne da un cancro al fegato all’ultimo stadio. Un ragazzo di Manfredonia con la lingua necrotizzata istantaneamente ricostituita. Una brasiliana che perde completamente il liquido amniotico alla 16ª settimana e porta felicemente a termine la gravidanza. Una piccola colombiana con la spina dorsale trapassata dal proiettile calibro 9 sparato da un trafficante di droga e che si rimette a camminare. Una religiosa piemontese cui si riforma la mandibola asportata durante un mitragliamento. Una giovane tedesca dichiarata morta per annegamento, dopo 40 minuti sott’acqua, e tornata in vita senza danni.
A questo punto, le voci del menu (che non a caso chiamavamo «straordinario») sono dodici. L’esame degli altri tre casi non ha dato lavoro a commissioni di illustri sanitari ma, per esempio, a esperti di idraulica: quelli che hanno calcolato che per aprire il portello della torretta di un sommergibile immerso a venti metri occorre sollevare almeno quattro tonnellate. E poiché il record mondiale di sollevamento pesi è di 213 chilogrammi, solo una forza inspiegabile deve avere assistito l’ufficiale della Marina peruviana che, alzando quel portello, salvò nel 1988 l’equipaggio del battello affondato. Altri ingegneri (è il quattordicesimo dossier) furono convocati per convalidare l’inspiegabilità della salvezza di un farmacista spagnolo, finito sotto il treno e trascinato a lungo, aggrappato a una sbarra sotto un vagone. Spagnolo anche il pittore – è il quindicesimo, e ultimo, caso – chiamato a dipingere il ritratto di una candidata alla beatificazione: contro ogni legge della fisica, i colori si asciugavano istantaneamente, mentre altri fenomeni segnalavano forze non umane.
Tutto questo è stato raccolto e raccontato da Saverio Gaeta, uno dei capiredattori di Famiglia Cristiana , in un libro edito da Piemme che ha un titolo esplicito: Miracoli . Eloquente anche il sottotitolo: «Quando la scienza si arrende». Gaeta ha avuto libero accesso all’archivio della Congregazione vaticana per le cause dei santi, dove si raccoglie tutta la documentazione che scandisce il cammino dei candidati alla beatificazione e, poi, alla canonizzazione. Si sa che per ciascuna di queste due tappe verso la «gloria degli altari» la Chiesa esige quella sorta di imprimatur divino che è un miracolo attribuibile all’intercessione del candidato all’aureola. La Congregazione – dopo il primo, severo filtro dei tribunali diocesani – raccoglie le segnalazioni, vaglia quelle che appaiono credibili e, soprattutto, perfettamente documentate, per sottoporle all’esame di commissioni composte da studiosi di chiara fama. Il rigore è di interesse vitale per la Chiesa che, qui, mette in gioco i valori più alti che sfiorano, addirittura, l’infallibilità e che, quindi, non tollerano superficialità ed equivoci. Soltanto se gli esperti – dopo esami, discussioni, votazioni e un giuramento previo di attenersi soltanto a scienza e coscienza – emettono un attestato di inspiegabilità scientifica, l’istituzione ecclesiale sottopone il caso al papa perché, se lo ritiene, proceda alla «glorificazione» del cristiano o della cristiana. Il miracolo, dunque, quasi come un «timbro» celeste che convalidi il lungo lavoro della Chiesa per accertare se vita e opere del candidato meritino davvero la venerazione dei fedeli. Naturalmente, di ogni cosa viene tenuta minuziosa documentazione scritta, convalidata a ogni tappa da notai e il tutto è conservato presso l’archivio della Congregazione romana.
Ebbene, è proprio in questo archivio che Gaeta si è calato, esaminando oltre 400 dossier a partire dal 1983, scegliendone i 15 che gli sono parsi più evidenti anche ai profani e procurandosi, per pubblicarla, tutta la documentazione fotografica. Il risultato non lascia di certo indifferenti. C’è, qui, come una sfida che può confermare i credenti nella loro fiducia in un Soprannaturale che agisce misteriosamente nella storia ma può anche, forse, indurre a riflessione gli agnostici. Non a caso, il giornalista ha messo a motto del suo libro la frase di Chesterton: «Chi crede ai miracoli lo fa perché ha delle prove a loro favore. Chi li nega è perché ha una teoria contraria a essi» .
Alla battuta del geniale inglese, convertito al cattolicesimo, andrebbe però aggiunta la constatazione profonda di Pascal: «Per salvaguardare la libertà delle sue creature, il Dio cristiano ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere; ma ha lasciato anche molte ombre per chi non vuole credere». Dunque, come sempre succede e succederà, pure dossier come questi, per rigorosi che siano, confermeranno alcuni ma lasceranno altri nel loro diniego. Una dinamica misteriosa, un chiaroscuro (ragioni per accettare ma anche ragioni per rifiutare) che fanno sì che la fede non sia una resa all’evidenza ma conservi il suo carattere di accettazione libera, di scommessa: fondata, certo, ma sempre aperta ad almeno due possibilità.
messori@numerica.it

Corriere della Sera 22-9-2004