(CorSera) Gravi ambiguità nel ddl Calbrò sul fine vita

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Il sottosegretario: dubbi sul concetto di «accanimento terapeutico»

Mantovano prepara lo "strappo" pro-life

«Emendamenti al testo della maggioranza o sarà difficile votare sì»

«Se non venissero accolti i nostri emendamenti e si arrivasse a un testo che contiene in modo inequivocabile il testamento biologico, la nostra coscienza confliggerebbe con un voto a favore». Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, è uno dei 53 firmatari del documento che chiedono una correzione di rotta, in senso pro-life, al disegno di legge Calabrò. Ieri i senatori Pdl che hanno firmato l’appello hanno negato che si tratti di un atto di «ostilità» nei confronti del testo della maggioranza. Ma Mantovano non è convinto di alcune parti e chiede di intervenire ancora sul disegno di legge. La cui utilità e urgenza non discute: «Una legge è necessaria: di fronte alla deriva giurisprudenziale è il caso di ribadire norme chiare sul fine vita. E il testo di Calabrò contiene molte affermazioni di principio condivisibili».

Dopo la necessaria premessa, aggiunge subito le riserve: «Fatte salve le intenzioni, gli esiti concreti del provvedimento non sempre appaiono coerenti. Si consentono margini di ambiguità che rischiano di lasciare l’ultima parola al giudice». Le parti che lasciano quantomeno perplesso Mantovano, e con lui Francesco Cossiga e diversi altri esponenti del Pdl, sono quelle che riguardano l’accanimento terapeutico e la Dat, la dichiarazione anticipata di trattamento. «Naturalmente sono contrario all’accanimento, nessuno può essere favorevole. Ma si tratta di capire di cosa stiamo parlando». Si fa presto a dire «accanimento ». Per questo Mantovano prende un punto di riferimento certo e autorevole: «Il 20 dicembre del 2006 il Consiglio superiore di Sanità, realtà laica e istituzionale, ha spiegato che il medico deve astenersi da trattamenti sanitari straordinari, non proporzionati e non efficaci quando il paziente si trova "in condizioni di morte prevista come imminente"». Una definizione che non è esattamente sovrapponibile al testo Calabrò: "Soprattutto in condizioni di morte prevista come imminente". «La diversa formulazione — spiega Mantovano — quel "soprattutto" in più, apre la porta alla rinuncia alle cure per persone che non siano in queste condizioni». È il caso di Eluana. Ma c’è un’altra ambiguità, secondo il sottosegretario: «In quell’articolo si fa riferimento al "sostegno vitale". Che non è terapia ma idratazione e alimentazione. Utilizzando queste due parole c’è il rischio di includere nella nozione di accanimento terapeutico anche la somministrazione di cibo e di acqua».

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L’altro punto chiave è la dichiarazione anticipata: «C’è un limite di logica giuridica. Mentre il consenso informato si basa sull’attualità di una manifestazione di volontà, la Dat no. Se ho un tumore e mi si viene prospettata la chemioterapia, sono libero di decidere se essere curato o meno. Con la Dat rivolgo la mia volontà a un futuro incerto e indeterminato. Che non può avere un valore vincolante ». A nulla vale obiettare che si tratta di un limite talvolta necessario: il consenso è anticipato per i casi nei quali non può essere espresso: «Certo, nei casi di incoscienza: ma chi garantisce che a quel punto non sia cambiata la mia volontà e io non riesca a comunicarla?». La valutazione sulla Dat è complessivamente negativa: «Se passa il testamento, come faccio a escludere che non comprenda anche alimentazione e idratazione? Sarebbe una conseguenza diretta: quello che esce dalla porta rischia di rientrare dalla finestra». Voterebbe lo stesso il testo, nel caso in cui la Dat restasse? «È una domanda parallela all’effetto vincolante della dichiarazione anticipata. Il testo così com’è non va bene: ma confido in una correzione di rotta». Quanto al Pd, non ci sono margini di dialogo. A parte le cure palliative, sulle quali «le posizioni non sono molto lontane». Per il resto la distanza è siderale: «Nel Pd ci sono posizioni esplicite pro eutanasia. Non vorrei rivedere il film dell’altra legislatura, quando si volevano varare insieme testamento biologico, Dico, norme antiomofobia e norme contro la libertà di educazione. Siamo a uno snodo fondamentale: qui è in gioco qualcosa di superiore al merito del provvedimento, sia pure importante ».

Alessandro Trocino
27 febbraio 2009