(CorSera) Gli intellettuali dopo la fine delle ideologie

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«La scrittrice non è solo reazione all’Islam»





 

Spero che il Papa sia intervistato dalla Fallaci

 

Il vescovo Fisichella: lei voleva l’incontro per verificare le affinità di vedute
ROMA — «Che il papa riceva Oriana Fallaci e parli con lei non dovrebbe stupire nessuno che non sia malintenzionato. Lei è un’interprete del nostro tempo, lancia un allarme su un pericolo che incombe e chiede di parlare al papa riservatamente, il papa accetta: è tutto qua! Certo che non è credente, ma ha riflettuto a lungo — come ha detto in un’intervista recente — sull’invito del cardinale Ratzinger ai non credenti perché si comportino “come se Dio esistesse”. Un invito che ha definito “geniale”»: così il vescovo Rino Fisichella, rettore dell’Università Lateranense, commenta l’incontro di Oriana Fallaci con Benedetto XVI e le polemiche che ne sono venute.



Quell’incontro è apparso come una mossa politica…
«Esso invece è da collocare su un orizzonte culturale. Fa parte degli incontri con uomini e donne di cultura che il cardinale Ratzinger aveva sempre avuto e che Benedetto XVI continuerà ad avere. Incontri di vario tipo: dibattiti pubblici, come gli capitò di fare con Jürgen Habermas e Paolo Flores d’Arcais; pubblicazioni a quattro mani, come fu con il presidente Pera e incontri privati restati riservati, come doveva essere questo con la Fallaci».

Riservato perché comportava qualche imbarazzo?
«Nient’affatto. Riservato perché lei così aveva chiesto. Come nel caso degli altri intellettuali, è stata lei a sollecitare il colloquio. Lo desiderava moltissimo. Avvertiva un’affinità di vedute che voleva mettere alla prova. Aveva letto e sottolineato molti libri del teologo Ratzinger».

L’atea cristiana—come ama definirsi Oriana Fallaci — che si fa atea devota?
«Non amo questa espressione, che trovo impropria. Del resto l’aggettivo “devota” non si addice alla signora Fallaci. Sono atei intelligenti e rispettosi che hanno avvertito l’intelligenza degli scritti del cardinale Ratzinger».

Ma non sta diventando una moda, questa dell’ateo che dialoga con il papa?
«Viviamo una nuova stagione, tra laici e cattolici, che chiede incontri nuovi. Del resto la strada era stata aperta da Paolo VI che dialogava con diversi intellettuali, soprattutto francesi e da Giovanni Paolo II che ha ospitato a Castel Gandolfo interi simposi, con presenze non cristiane e che ha ricevuto giornalisti come Indro Montanelli, Piero Ostellino, Paolo Mieli ed Ezio Mauro».

Da che cosa è caratterizzata la nuova stagione?
«Da due urgenze: quella di una corretta lettura del momento storico e quella dei valori che è necessario recuperare. Chi avverte queste urgenze facilmente presta attenzione alla figura del nuovo papa, che con i suoi richiami alla ragione e all’identità dell’Occidente di fatto si offre come un punto di convergenza per mondi diversi».

La Fallaci era interessata, d’accordo. Mal’interesse del papa? L’animosità antiislamica della Fallaci non pone qualche problema?
«La Fallaci non è solo reazione all’Islam. È l’autrice di Lettera a un bambino mai natoe di Noi cannibali e i figli di Medea.Ma ovviamente c’è anche la questione islamica sul tappeto e chi la può negare? In questo come negli altri casi la sua analisi è una provocazione dell’intelligenza. Nel nuovo scenario mondiale non si pone soltanto il problema della solidarietà con gli immigrati».

Che cosa può aver detto al papa?
«Non c’ero e quindi non lo so. Magari lo dirà lei, se crede. Ma posso immaginare che abbia sollecitato l’interlocutore a proporre in pienezza la difesa della nostra fede e di ciò che essa è stata in grado di produrre nei secoli, anche in termini di arte, cultura, fondamenti della democrazia, attaccamento alla libertà».

E che cosa può aver detto il papa?
«Lo immagino in un atteggiamento di profonda attenzione verso una testimone del nostro tempo. L’intuizione che l’Occidente nutre “una specie di odio verso se stesso” — una frase del cardinale Ratzinger che è piaciuta alla Fallaci — in qualche modo accomuna queste due intelligenze libere ».

Ma i testimoni del tempo sono tanti…
«Io immagino che ognuno di loro possa legittimamente aspirare a incontrare il papa nella discrezione. Non è certo per colpa della signora Fallaci se si è saputo del suo colloquio del 27 agosto. Lei di certo rappresenta una coscienza critica che in questo momento non si può non ascoltare. I problemi esistono e occorre dialogare con tutti per risolverli. Il mondo è più ampio dell’Italia e la Fallaci è tra coloro che fanno conoscere l’Italia nel mondo».

Quali sviluppi avrà questo primo incontro?
«Esprimo il desiderio che Oriana Fallaci, geniale scrittrice e straordinaria giornalista, possa un giorno annoverare anche Benedetto XVI tra i grandi che ha intervistato ».



 

Luigi Accattoli

06 settembre 2005