(CorSera) Congo: mostri non uomini

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La testimonianza di un missionario al Corriere: «Sono mostri, non uomini»

Congo, lo spettro di un nuovo genocidio

Un milione e 600 mila profughi nella giungla senza acqua né cibo. Imperversano le violenze dell’Esercito del Signore

DAL NOSTRO INVIATO
NAIROBI – Lo spettro di un altro genocidio si aggira per il Congo orientale. Un milione e seicentomila profughi vagano nella giungla senza cibo e senza acqua pulita. Nei prossimi giorni dopo aver mangiato le ultime provviste rimaste rischiano di morire. Già in numerose famiglie hanno dovuto seppellire i più deboli, vecchi e bambini.

NON SOLO GOMA – La catastrofe umanitaria non è solo a Goma, circondata dalle forze del generale ribelle Laurent Nkunda. E’ in fiamme anche il nord, il triangolo dove si incontrano le frontiere di Uganda Sudan e Congo. In quell’aera ha colpito il Lord Resistance Army, letteralmente Esercito di Liberazione del Signore, un gruppo ribelli ugandesi famoso per la sua ferocia.

«SONO MOSTRI, NON UOMINI» - Un missionario ha scritto una lettera al Corriere della Sera. Eccola: «Gli uomini dell’LRA sono mostri non uomini. Mercoledi mattina, 17 settembre, è stata una giornata di violenze su numerosi villaggi della parrocchia di Duru. Scuole e mercato sono stati i luoghi presi di mira. Paura e tristezza sono nell’animo di tanta gente. Anche oggi le scuole sono chiuse». «Oggi – continua il documento – abbiamo cominciato in città a fare il censimento della gente scappata e rifugiatasi presso familiari o conoscenti. Parte della popolazione vicino alla frontiera sudanese è scappata in Sudan. Anche i nostri tre confratelli di Duru. Per radio ricetrasmittente e per sms abbiamo appreso che anche padre Mario Benedetti, settantenne, si è rifugiato in bici alla missione sudanese di Yambio, lontana 60 km da Duru, domenica sera. Chi scappa è gente della parrocchia confinante della Missione Duru e anche dei nostri villaggi più a est». «I guerriglieri LRA hanno ucciso alcuni adulti a sangue freddo con machete o scure o pugnale; hanno bruciato scuole e case e distrutto beni: moto, bici, bidoni pieni di olio di palma; hanno mostrato il loro volto e cosa vogliono. Hanno rapito un centinaio di alunni, degli insegnanti e alcuni adulti. Vogliono terra bruciata intorno a loro. Non vogliono che la popolazione li veda e possa dare informazioni alle nostre autorità civili e militari e della MONUC (la missione dell’ONU, ndr). Vogliono impadronirsi dei campi seminati. Mercoledi scorso LRA si è presentata al momento del mercato su più villaggi verso mezzogiorno o nel primo pomeriggio: i suoi uomini hanno razziato tutto e ammazzato i commercianti. I suoi capi di sentono braccati e isolati a livello internazionale. Non hanno i tradizionali appoggi palesi o nascosti di quando stavano in Uganda, sua patria. Il governo di Khartoum non li sostiene più. Kampala e Kinshasa sono contro». «LRA conta – si stima – circa 900 giovani uomini, nascosti nelle foreste nostre verso la frontiera. Sono presenti dal 2003. Hanno fucili e altre armi che conservano per attacchi militari. Per uccidere si servono soprattutto di machete. Il fucile fa rumore; il machette no».

ASSALTI E MAGIA NERA – L’Esercito di Liberazione del Signore è diventato famoso perché assaliva i villaggi e rapiva i bambini. Poi faceva loro un lavaggio del cervello, li terrorizzava, li sottoponeva a pratiche di magia nera e infine, Bibbia in mano, li costringeva a assalire di nuovo il loro villaggio e ammazzare i genitori. Sul loro capo Joseph Kony pende l’accusa di crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale. Lontano dagli occhi indiscreti dei giornalisti, degli operatori umanitari e della Monuc, i miliziani dell’LRA massacrano senza pietà e apparentemente senza motivo la popolazione del Congo. Anche più a sud intorno a Goma dove i giornalisti sono arrivati da giorni, la situazione è catastrofica. La città, capoluogo del Kivu settentrionale resta circondata dalle truppe del generale ribelle Laurent Nkunda. Nkunda ha dichiarato una tregua unilaterale e ha fatto sapere non si muoverà prima dei risultati delle elezioni americane. Anche lui dunque si mostra sensibile ai media, la cui attenzione ora è focalizzata su chi sarà in nuovo inquilino della Casa Bianca.

AIUTI UMANITARI – Il primo camion con gli aiuti per le popolazioni intrappolate nelle aree controllate dalla rivolta partiranno stamattina scortate dai militari della Monuc. Non si sa bene quanta gente riusciranno a raggiungere. La gente è scappata alla spicciolata non è quindi facile fargli arrivare il cibo necessario a sopravvivere. Il convoglio dovrebbe raggiungere Rutshuru, 70 chilometri più a nord, in mano ai tutsi del generale Nkunda. I coordinatori dell’Onu sono stati chiari sulla loro strategia: «Intendiamo rifornire i centri di raccolta di Rutshcuru e Kiwanja, in modo tale che gli sfollati possano rientrare e trovare da mangiare», ha spiegato Gloria Fernandez, capo di Ocha (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs delle Nazioni Unite). Secondo gli osservatori a commettere violenze e crimini più che i ribelli sono stati gli sbandati dell’esercito governativo, sbaragliati sul campo e costretti a scappare. Durante la fuga hanno saccheggiato, violentato e ammazzato.

DIPLOMAZIA IN ATTESA – La diplomazia resta attendista. Dopo una breve visita a Goma i ministri degli esteri francese, Bernard Kouchner, e britannico, David Miliband, hanno promesso aiuti umanitari, ma non hanno deciso sulla sull’invio di una forza militare di protezione. Un atteggiamento che sorprende, soprattutto dopo l’esperienza del 1994 quando il mancato invio di una forza di pace europea provocò il genocidio ruandese: in cento giorni furono massacrati 800 mila tutsi e hutu moderati. I due ministri hanno sollecitato il rafforzamento del contingente di caschi blu che ora conta 17 mila uomini, ma, come ha detto al Corriere l’ex inviato europeo per i grandi laghi, l’italiano Aldo Ajello, «Non è la quantità che conta, ma la qualità. Se in 17 mila non sono riusciti a fermare i 3000 uomini di Nkunda è impensabile che lo possano fare 10 mila uomini in più. A meno che non si tratti di truppe ben addestrate, ben organizzate e ben motivate, cioè occidentali». Un summit regionale, cui dovrebbero partecipare i presidenti del Ruanda, Paul Kagame, e del Congo, Joseph Kabila, è previsto per la prossima settimana. Non si sa bene se parteciperà Nkunda e i leader dei 35 gruppi di guerriglia presenti in Kivu.

Massimo A. Alberizzi