(CorSera) Cattolici adulti o menomati?

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FECONDAZIONE / Monsignor Betori: non è lo Stato che chiama alle urne. La Bindi difende il Professore: i fedeli decidono in modo autonomo


La Cei critica Prodi: si può non votare






Il segretario dei vescovi: i referendum non sono elezioni, dispiace che certi politici non l’abbiano notato
ROMA – La Cei non polemizza con il «cattolico adulto» Prodi che va a votare per i referendum, ma respinge il suo argomento, affermando che «il cattolico adulto va a votare quando lo Stato lo chiama a votare, nelle elezioni, ma questo non è il caso del referendum, nel quale non è lo Stato, ma una parte di cittadini, seppur cospicua, a chiedere di andare a votare». Ha parlato così, ieri, il vescovo Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale, rispondendo ai giornalisti dopo aver presentato il «comunicato finale» del Consiglio permanente della Cei. Ad apertura di quel Consiglio, lunedì 7 marzo, il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, aveva invitato alla «più grande compattezza» sulla scelta di «non partecipare al voto», proposta dal Comitato Scienza e vita. Secca era stata la reazione di Prodi, martedì 8, da Brescia: «Sono un cattolico adulto e andrò a votare».

NON VOTO – Ieri i giornalisti hanno chiesto a Betori un commento alle parole del leader dell’Unione e questa è stata la prima risposta: «Mi sembra che siano dichiarazioni di carattere politico e io penso di non doverle commentare». Un’altra domanda proponeva a Betori di commentare le dichiarazioni di Andreotti e Scalfaro, che andranno a votare e qui Betori ha risposto usando l’espressione «cattolico adulto» e distinguendo tra elezioni e referendum. Su questa distinzione ha battuto a lungo: «Nelle elezioni il voto degli elettori vale anche se sono minoranza, mentre per il referendum la legge prevede un quorum, quindi l’astensione è legittimata dalla legge. E spiace che politici avvertiti non l’abbiamo notato».

IMPEGNO – Poi ha invitato i giornalisti a «non parlare di “astensione”, ma di “non voto”». La raccomandazione mira a togliere dalla posizione dell’episcopato ogni ombra di «disimpegno». La scelta di «non andare a votare» – ha detto ancora Betori – è stata fatta perché «costituisce il modo più efficace di opporsi al peggioramento della legge». Betori respinge anche le critiche di chi considera il «non voto» una scelta lesiva del confronto democratico, ricordando che per precedenti referendum «nel 1997, 1999, 2000, 2001, 2003, insospettabili come i Ds o la Cisl, o altri, hanno indicato l’astensione come scelta valida».

REPLICHE – Ieri due esponenti cattolici della Margherita – Rosy Bindi e Pierluigi Mantini – hanno risposto a Betori in difesa di Prodi. Mantini ha parlato di «linea temporalista della Cei» e Bindi: «Il cattolico è adulto quando decide personalmente e autonomamente se andare a votare o astenersi». La questione è destinata a farsi più calda, con il passare dei giorni. Già «Avvenire» aveva scritto sabato che non rispondeva a Prodi per la necessità di essere «sobri», ma che non si possono considerare «minorenni» i cattolici che non andranno a votare. Del problema tratterà la «Civiltà cattolica», che dedica una «nota» ai referendum nel quaderno che esce domani. La risposta più dura a Betori è venuta da Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, che ha fatto appello ai «cattolici liberali» perché «smentiscano» con il loro voto le «intromissioni» della Cei. A difesa di Betori hanno parlato il forzista Domenico Di Virgilio e Riccardo Pedrizzi di An.

Luigi Accattoli




CorSera 16 marzo 2005

 

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Un commento intelligente

IL CATTOLICO ADULTO

Il Cardinale Camillo Ruini, Presidente della CEI, ha
invitato gli italiani alla più grande compattezza
nell’aderire all’indicazione a non partecipare al voto in
occasione dell’imminente referendum sulla Procreazione
medicalmente assistita: “E’ chiaro il senso dell’indicazione
di non partecipare al voto: non si tratta in alcun modo di
una scelta di disimpegno, ma di opporsi nella maniera più
forte ed efficace ai contenuti dei referendum e alla stessa
applicazione dello strumento referendario in materie di tale
complessità.”

Romano Prodi il giorno seguente è entrato con decisione
nella battaglia referendaria, schierandosi contro la linea
del non voto indicata dal Cardinale Ruini: “Sono un
cattolico adulto e andrò a votare”, ha dichiarato.

Siamo in Quaresima, ed è buona cosa meditare i Vangeli della
Passione. Giovanni ci riporta il dialogo tra Gesù e Pilato.
Quel Pilato che, per conservare il potere, mette a morte un
innocente. “Che cos’è la verità?” chiede a Gesù, senza poi
attendere la risposta. Perchè per Pilato quello che conta
non è la ricerca della verità, ma “l’opportunità del
momento, cui può darsi una parvenza di scelta democratica, a
prescindere dalla verità” (A. Mantovano, Ritorno
all’Occidente, bloc-notes di un conservatore).

Prodi non vuole scontentare i suoi alleati, non vuole
provocare scossoni negli equilibri instabili della sua
coalizione.

Pilato, per non rischiare la poltrona, non riconosce il
diritto alla vita dell’innocente Gesù.

E Prodi, per non irritare la sinistra, è pronto a immolare
una schiera di vite innocenti.

E la verità? E la giustizia? Il Santo Padre nell’Evangelium
vitae ci ricorda che una democrazia senza valori si converte
facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo.

Prodi si definisce un cattolico “adulto”. E noi che cosa
siamo? Noi che vogliamo la proclamazione della verità, la
realizzazione della giustizia e per farlo cerchiamo la
strategia vincente?

Gesù disse: “Se non diventerete come i bambini non entrerete
nel Regno dei Cieli” (Matteo 18, 3). E chi conosce il mondo
dei bambini sa che essi hanno ben chiaro e naturale il
concetto di giustizia e ingiustizia.

I bambini, inoltre, cercano la mano della mamma: allo stesso
modo noi ci affidiamo alla Chiesa, nostra Madre.

Meglio dunque essere come bambini, che “adulti” come Prodi e
Pilato.

Susanna
Raccolto da: Milano, 15 marzo 2005, ore 21.05