(CorSera) Calipari, ha dato la vita per i propri amici

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Il sottosegretario Letta: «Lasciamo fuori le polemiche»





«Il suo sacrificio non vada disperso»

I funerali di Calipari e l’omelia. La bara avvolta nella bandiera italiana. Ciampi conforta i figli. La carezza della vedova al feretro

 ROMA Se n’è andato da eroe, «donando la sua vita per salvarne un’altra». Il modo in cui è morto Nicola Calipari, «facendo scudo con il proprio corpo all’ostaggio, fa intravedere quello che Nicola ha sempre vissuto e mai ostentato: la grandezza della sua anima». Monsignor Angelo Bagnasco inizia così l’omelia per la messa funebre di colui che «è stato riconosciuto da tutti come un nobile servitore dello Stato». E il sacerdote ha aggiunto: «il suo sacrificio non vada disperso». Altro omaggio quello del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Che intervendo in chiesa ha citato il «poliziotto di razza», «l’eroe della pacatezza» e ha poi osservato: «Questo è il momento di rendere omaggio tutti insieme, senza polemiche all’eroico gesto di Nicola Calipari».

«Rabbia, orgoglio e profonda riconoscenza», è stata espressa dal direttore del Sismi Nicolò Pollari che ha voluto ricordare, dall’altare di Santa Maria degli Angeli, l’ultima conversazione telefonica con Nicola, quella della sera di venerdì. «Era in macchina con Giuliana Sgrena e, insieme, gonfi di gioia mi hanno detto vittoria, è qui in macchina con noi. Ti chiamo fra poco quando saremo in salvo. Poi non mi ha chiamato più». «Io lo chiamavo – ha aggiunto Pollari – con insistenza e preoccupazione dall’ ufficio di Letta che cercava di capire cosa stesse succedendo. Poi improvvisamente una telefonata incredibile, breve, concitata. Il resto lo sappiamo tutti». Di seguito il tributo di Don Maurizio, fratello della vittima, durante il quale la figlia di Calipari, Silvia, ha avuto un malore ed è stata portata fuori dalla basilica.

Parole, suggestioni dell’ultimo addio a uomo riconosciuto da tutti come simbolo delle istituzioni. Non è un caso che Letta l’abbia paragonato dall’altare alle vittime di Nassiriya «perché ha ridato la patria gli italiani» e che il fratello Maurizio abbia esaltato il sacrificio di quanti come lui «adottano la logica del dono di sè».

D’altronde è come se non si fosse mai interrotto
l’estremo saluto dell’Italia all’agente ucciso in Iraq dal fuoco americano. Dopo il pellegrinaggio al Vittoriano, in migliaia hanno reso onore lunedì, in un silenzio composto e partecipe, ai funerali solenni. Una grande commozione ha accompagnato il carro funebre lungo via Nazionale che ha scortato la salma fino a piazza Esedra. Qui poco prima delle 11, alla basilica di Santa Maria degli Angeli, un lungo applauso ha accolto la bara avvolta nella bandiera italiana e trasportata a spalla da un drappello di militari. Lo stesso tributo è stato dedicato dalla folla all’uscita della chiesa.


 I colleghi del Sismi e della polizia, che hanno condiviso con Calipari lavoro e amicizia, hanno gremito la basilica. Seduti vicino all’altare la moglie Rosa e i figli Filippo e Silvia e i molti parenti giunti dalla Calabria. Prima che iniziasse la cerimonia, la vedova del funzionario del Sismi si è avvicinata per un attimo alla bara e l’ha accarezzata. Presenti anche le massime cariche istituzionali, a cominciare dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla moglie Franca, che ha scambiato con i famigliari di Calipari un breve gesto di affetto. Poco prima Ciampi si era  recato a rendere visita a Giuliana Sgrena, ancora ricoverata all’ospedale militare del Celio per le ferite riportate in seguito alla tragica liberazione (stando agli ultimi bollettini medici, dovrà rimanere ospedalizzata per altri 10 giorn)i.

Tra i primi ad entrare in chiesa, i compagni di scuola del figlio di Calipari, Filippo, accompagnati dai loro professori. Ma in chiesa sono tanti anche i volti comuni, gli sguardi dei cittadini che si sono posati sul feretro del funzionario del Sismi. C’è anche il maggiore del Ros dei carabinieri rimasto ferito nel corso della sparatoria di Bagdad.

Simbolica la presenza dell’ambasciatore americano a Roma, Mel Sembler. Così come la corona di fiori che ha spedito dal suo letto d’ospedale Giuliana Sgrena. A ricordare la memoria di Calipari anche il direttore del Manifesto Gabriele Polo, il compagno di Giuliana Sgrena Pier Scolari e il fratello della giornalista Ivan che ha avuto parole di forte commozione: «Mi dispiace tanto, siamo molto addolorati. Saremo riconoscenti per sempre a Nicola Calipari, e ci sentiamo quasi in colpa per quello che è successo».


 






CorSera 08 marzo 2005