(CorSera) Boicottiamo la Rai

Santa Sede


CorSera 11 febbraio 2007





IL CASO

Vaticano all’attacco di Nonno Libero: promuove le famiglie gay

«Nella fiction educazione affidata a due padri». Banfi: nessuno parlò quando interpretavo un frate con un figlio
ROMA — L’«Osservatore Romano» accusa Lino Banfi. Perché sotto le spoglie paciose di Nonno Libero si impegnerebbe a promuovere le famiglie omosessuali. Anzi, secondo il quotidiano della Santa Sede il popolare attore farebbe parte di un disegno prestabilito della Rai, partito da lontano: «Riciclare un comico nel ruolo di nonno saggio e bonario, imporlo come l’eroe rassicurante di una perfetta famiglia italiana per poi fargli piazzare un messaggio ben preciso in un momento particolarmente favorevole». Questo: proprio mentre nel Paese si discute del ddl sui Dico e le unioni di fatto.
E tutto ciò perché nella quinta serie del popolarissimo «Medico in Famiglia», in onda a marzo su Raiuno, il dottor Oscar (Paolo Sassanelli), medico della Asl, ufficializza la sua relazione sentimentale con il collega pediatra Max (Alessandro Bertolucci). Oscar però è anche il papà di Agnese, nata da una relazione fugace con l’amica di sempre Jessica. E per la quale Max diventerà un secondo padre, con la indiretta benedizione di Banfi-Nonno Libero.
Ed è in questa parte della trama che l’«Osservatore Romano» legge un via libera televisivo e culturale non solo alle unioni ma anche alle adozioni per i gay. «Certe discutibili fiction della Rai», così si intitolava ieri l’elzeviro di Mario Gabriele Giordano. Che ironicamente riconosce a Viale Mazzini una certa lungimiranza. «Captato un trascinante consenso tra la folla dei meno provveduti», la Rai e Banfi avrebbero piazzato il primo colpo alla famiglia tradizionale con la minifiction «Il padre delle spose» (7 milioni di spettatori) in cui Banfi impersonava il papà di una ragazza lesbica che va in Spagna a sposare la fidanzata. E che gli valse il ringraziamento del presidente Claudio Petruccioli a nome di tutta l’azienda. Ora con la coppia fissa omosex del «Medico in Famiglia» (stessa sceneggiatrice, Paola Pascolini) il passo successivo: «Si propaganda la possibilità di affidare a coppie omosessuali l’educazione di bambini per un’ambigua parodia di famiglia».
Sbalordito ma sereno Lino Banfi: «Se ho sbagliato chiedo scusa ma sinceramente non capisco perché proprio adesso l'”Osservatore Romano” se la prenda con me. In tv sono stato il fratello di un gay, un frate con un figlio. Mi pare una tiratina d’orecchie un po’ tardiva. Nel “Medico in Famiglia” c’è una coppia gay, è vero, ma a parte che non convivono, nella storia io con loro non c’entro nulla. E comunque guardino la fiction prima di giudicare». Stavolta però secondo il giornale del Vaticano si è passato il segno: «La Rai, piegata alle tiranniche esigenze dell’audience rincorre i gusti più deteriori e presenta irresponsabilmente come risolto e normale un problema, quello delle coppie gay, che resta invece drammaticamente aperto. Esistono oggettivi condizionamenti posti dalla natura che sono insuperabili».
Apprezza il monito Mario Landolfi, An, presidente della Commissione di Vigilanza: «La Rai dovrebbe avviare una seria riflessione su come trattare i temi della diversità e della famiglia senza inseguire mode e tendenze del momento». Per Francesco Giro, responsabile di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico «spesso i palinsesti Rai sono penosi e la fiction con Banfi è una corsa banale alla cattiva imitazione della realtà». Di parere opposto il Ds Giuseppe Giulietti, commissario in Vigilanza, per cui «i temi delle unioni di fatto e dell’omosessualità sono stati affrontati con grande sensibilità e rigore professionale». Sconsolato Banfi: «Pensare che il primo marzo faccio 45 anni di matrimonio e che a luglio ero a Valencia per il quinto incontro mondiale delle famiglie. Il mio intervento è stato applaudito pure dal papa… Più che un rimprovero mi aspettavo un invito dal Vaticano».







Giovanna Cavalli