Cento domande sull’islam

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Cento domande sull’islam, intervista a Samir Khalil Samir, a cura di Giorgio Paolucci e Camille Eid, Marietti, Genova, 2002, pp. 223, € 13,00

Gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e a Washington portano drammaticamente all’attenzione dell’opinione pubblica l’esistenza di un fondamentalismo islamico che minaccia l’Occidente. L’evento risveglia improvvisamente l’interesse per il mondo islamico e nasce conseguentemente l’esigenza di avere risposte alle domande che sorgono spontanee di fronte ai nuovi e vecchi problemi del rapporto con questa grande e antica religione monoteista, che nel corso della storia si è spesso fronteggiata, anche bellicosamente, con il mondo cristiano e occidentale in genere.
Ci si chiede allora: l’islam è religione di pace o di guerra? Tutti gli islamici sono, almeno potenzialmente, terroristi e fondamentalisti, o quello che è accaduto l’11 settembre non ha nulla a che fare con l’autentica fede musulmana? E quali problemi può causare il fenomeno dell’immigrazione di questi popoli negli Stati europei sul fronte sociale, familiare, culturale, dell’ordine pubblico? Bisogna usare l’arma del dialogo e della tolleranza o è inevitabile l’uso della forza?
Il volume è il frutto di una conversazione tra due giornalisti, che da tempo si occupano di questa materia, e un islamologo di fama internazionale e si prefigge lo scopo di rispondere ai più diffusi interrogativi presenti nell’opinione pubblica occidentale relativamente all’Islam.
Samir Khalil Samir è egiziano e gesuita ed è docente di storia della cultura araba e di islamologia presso l’Università Saint-Joseph di Beirut, il Pontificio istituto orientale di Roma e il Pontificio istituto di studi arabi e di islamistica di Roma.
I suoi intervistatori sono Giorgio Paolucci, scrittore e giornalista di "Avvenire" e Camille Eid, giornalista libanese residente in Italia, che collabora con varie testate in qualità di esperto del mondo arabo e islamico.
Dopo una necessaria premessa dedicata alla nascita dell’islam, alla figura di Maometto e al Corano, il volume affronta temi scottanti come quello dell’autorità nel mondo islamico. Se infatti l’islam non conosce gerarchia religiosa, è anche vero che esistono figure di oggettivo rilievo come quelle dell’imam, del muftì, del mullah, dell’ayatollah, che svolgono funzioni di indubbia autorevolezza, spesso carismatica e molto influente, ma che risultano non di rado in contraddizione tra di loro, rendendo difficile per un occidentale trovare un referente per il dialogo. Emerge così subito un altro problema: quello della non univoca interpretazione dei versetti del Corano o addirittura dell’esistenza di versetti tra loro in contraddizione. Se parliamo ad esempio del rapporto tra islam e violenza, emerge a questo proposito la disputa sulla corretta interpretazione della parola jihad: Padre Samir spiega che, se esistono musulmani che optano per una lettura che privilegia i versetti che invitano alla tolleranza nei confronti degli altri credenti, altri preferiscono decisamente i versetti che invitano al conflitto.
Ma è sulla materia dei diritti umani che maggiormente emergono i conflitti col mondo islamico. Esso presenta un progetto globale che include tutti gli aspetti della vita dell’uomo: religione, società e Stato sono un tutt’uno. I due giornalisti chiedono dunque a padre Samir di informare correttamente sul significato della legge coranica, la shari’a, in particolare in quelle materie che sono in contraddizione con le conquiste della nostra società occidentale: la condizione della donna, la struttura della famiglia, la libertà religiosa, la condizione dei cristiani in terra islamica.
Entrando poi nel tema della presenza di immigrati islamici in Europa, il volume cerca di rispondere ad altri pressanti quesiti: esiste veramente il rischio di una islamizzazione del Vecchio Continente? Come conciliare il principio della libertà religiosa con la necessità di difendere la nostra cultura, la nostra identità? In questa società multietnica non corriamo il rischio di perdere la memoria dei nostri valori? Saranno in grado i governi occidentali di essere accoglienti verso chi ha bisogno ma nello stesso tempo essere fermi nel difendere i valori della dignità personale, della parità tra uomo e donna, della libertà religiosa, della separazione tra religione e Stato? Si corre il rischio che il "pensiero forte" dell’islam possa schiacciare la debole società occidentale?
L’esperienza di padre Samir permette al lettore di fare finalmente un po’ di chiarezza su questi temi e fornisce informazioni utilissime per accettare questa nuova sfida che l’Occidente deve affrontare.
Il volume è completato da una mappa dell’islam in Italia e in Europa e da un glossario dei termini più ricorrenti quando si parla di islam.

Andrea Arnaldi, collaboratore di Radio Maria

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L’intervista si sviluppa attorno a cinque grandi temi: 1) I fondamenti 2) l’Islàm può cambiare? 3) La sfida dei diritti 4) L’Islàm tra noi 5) Islàm e cristianesimo: l’incontro inevitabile, il dialogo possibile. Ne risulta che l’opera mira a trattare il confronto tra islàm e cristianesimo nel contesto italiano. E’ sempre presente un accenno agli aspetti pratici, con lo scopo di permettere una migliore convivenza con “coloro che in questi anni sono diventati i nostri nuovi ‘vicini di casa’” (cfr. p. XII), ossia i numerosi musulmeni emigrati.
La prima parte –“I fondamenti”- comincia evocando il contesto storico-culturale in cui l’islàm è nato. Vengono qui presentati gli insegnamenti essenziali dell’islàm su Dio, sul Profeta, sul Corano e sui cinque pilastri. La seconda parte – “ L’Islàm può cambiare”- inizia mostrando che “l’unità della comunità musulmana si fonda sull’unicità di Dio e sulla profezia di Maometto”; quindi prosegue esaminando diversi punti legati all’unità della comunità islamica. Vi troviamo informazioni preziose su diverse figure tipicamente musulmane quale quella dell’Imam e quella dello sheikh. In tale contesto viene anche presentato il califfo, poi il mufti,la fatwa e altre nozioni simili. In questa parte vengono date pure alcune precisazioni sull’islàm sciita. Si passa poi alla questione dello jihad: l’islàm è a favore della guerra o della tollaranza? In questa parte, rispetto alla questione storica delle crociate, p. Samir utilizza fonti come la “Cronaca” di Yahya Al-Antàki (un autore arabo-cristiano dello stesso periodo). Poi si uniscono il presente al passato e vengono evocati anche alcuni aspetti della violenza esercitata attualmente da alcuni gruppi musulmani estremisti in diversi Paesi.
Soltanto dopo, si considera l’islàm in rapporto alla modernità. È in tale contesto, marcato anche dal colonialismo, che viene esaminata la nascita dei movimenti estremisti come i “fratelli musulmani”, fondati nel 1928 da Hassan Al-Banna. Sono presentati pure altri movimenti, ancora più estremisti, come il gruppo di “al-Qa’ ida”, legato alla figura di Bin Laden. Questi ultimi, come si sa, non esitano a usare la forza militare e il braccio di militanti addestrati, per imporre la propria interpretazione della legge islamica. Comunque, agli occhi del p. Samir, questi tentativi non risolvono, per gli stessi musulmani, il problema di fondo che rimane: “Come mantenere la propria identità accettando il mondo moderno” (p. 60).
La terza parte -“la sfida dei diritti”- analizza più da vicino il concetto di shari’a, con un’attenzione speciale tra rapporti uomo/donna, musulmano/non musulmano, libero/schiavo. Qui emerge, per esempio, il fondamento concreto dei problemi delle coppie miste rispetto alla prole, in caso di litigio.
Alla fine di questa parte, è bene ricordare che p. Samir pensa che ci sarà un’evoluzione positiva sul fronte dei diritti quando verrà sviluppata l’educazione ai diritti della persona. Inoltre un clima di reciprocità tra gli stati, frutto anche di pressione a livello socio-politico, aiuterà a modificare in senso più democratico il comportamento di alcuni di essi.
Nella quarta parte -“l’islàm tra noi”- la presenza di 12 milioni di fedeli musulmani in Europa fa emergere la domanda provocatrice: “Islàm europeo o Europa islamizzata?”. Alcuni segni esterni, come la preghiera collettiva nelle piazze, il “foulard islamico”(p.118) o la macellazione secondo il rituale islamico acutizzano questo interrgogativo. Per rispondere, viene presa in considerazione la complessità sociologica del fenomeno: la prima generazione di emigrati non è uguale alla seconda; non si tratta soltanto di emigrazione, ma ci sono anche conversioni di italiani all’islàm.
Quindi viene esaminata la lunga lista delle richieste dei musulmani presenti in Italia: per esse, il p. Samir sembra orientato a concludere: “dobbiamo riconoscere l’altro come diverso” (p. 145) e propone di indirizzarsi verso un modello di integrazione in una società multiculturale.
La quinta parte –“Islam e cristianesimo” – elenca semplicemente le differenze fra il dogma cristiano e quello musulmano. Riconosce che “all’epoca, Maometto ha fatto fare agli arabi politeisti (a chi non era né ebreo né cristiano) passi avanti rispetto a taluni costumi preislamici” ma rifiuta che, da parte cristiana, Muhammad possa esser chiamato profeta. Infine, insiste sul ruolo di ponte che gli arabi cristiani dovrebbero svolgere per meglio radicare il dialogo.
[…] quest’opera rimane un tour de force, perché riesce a presentare buona parte dei problemi che possono affiorare a contatto con il mondo musulmano con un tono semplice, autentico e anche pieno di amabilità e di garbo. A questo riguardo, ciò che colpisce maggiormente è il coraggio di dire la vertà che caratterizza il tentativo di p. Samir. Egli non nasconde i punti “oscuri” del dossier dei rapporti tra l’islàm e cristianesimo. Speriamo che questo coraggio di dire la verità non sia capito male da parte sia cristiana sia musulmana. Infatti è soltanto riconoscendo la verità che si può veramente dialogare, e ogni persona ha il diritto di presentare le cose come le percepisce. Ne consegue che questo libro rende un servizio a tutte le persone interessate.
E. Farahian s.j
Tratto da La Civiltà Cattolica, fasc. 3662, 18 gennaio 2003, pp.198-200
(con autorizzazione)